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Ozmo fa incursione e dipinge vecchia fontana. E’ polemica. Dopo poche ore l’opera viene deturpata

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Lo street artist Ozmo – pseudonimo di Gionata Gesi, 1975, 47 anni, di Pontedera – fa irruzione nell’area vincolata paesaggisticamente di Piombino, dipingendo su una vecchia fontana due monete, che ricordano due pezzi delle cinquecento monete etrusche d’argento che costituiscono il Tesoro di Populonia, da pochi giorni esposto al Museo etrusco di Populonia Collezione Gasparri”.

E si accende la polemica, per il luogo e per le mancate autorizzazioni. Dopo poco, nella notte, i soliti ignoti raggiungono l’area e deturpano la pittura murale del noto artista. Ed è polemica su polemica.

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L’opera di Ozmo, che rappresenta sulla vecchia fontana due monete del tesoro etrusco di Populonia

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La deturpazione, da parte di ignoti, del dipinto murale di Ozmo

“L’opera di Ozmo è arte, imbrattarla è solo vandalismo – dice il sindaco di Piombino, Francesco Ferrari – L’opera di Ozmo è arte e, come qualunque altra espressione artistica, può piacere oppure no ma rimane tale. Nulla a che vedere con l’atto compiuto da ignoti che, col favore della notte, hanno imbrattato la creazione che l’artista toscano aveva regalato al territorio. Quest’azione risponde a un altro nome: vandalismo. Se ieri Piombino poteva vantare di avere a Baratti l’opera di uno dei più quotati e apprezzati street artist italiani, oggi ci dobbiamo vergognare di vandali ignoranti che, non solo hanno danneggiato l’opera di Ozmo, ma anche la fontana di San Cerbone, un manufatto inserito in un contesto paesaggistico vincolato dalla soprintendenza che magari poteva guadagnare dalla presenza di un’opera d’arte ma di certo non da un’azione così vergognosa. Chi fino a ieri poteva avere interrogativi sulla natura di quell’intervento, oggi purtroppo ha davanti a sé un termine di paragone che non lascia spazio a dubbi. Piombino sta cercando, con fatica, di cambiare pelle, di abbandonare un passato di ingessante monocoltura economica, di uscire dalla crisi pesante nella quale è invischiata e di aprirsi alla diversificazione e al turismo. Per fare questo, abbiamo bisogno di occhi nuovi, di idee non stereotipate. Quello che ci ha donato Ozmo, nel piccolo, è un esempio di tutto questo, un’opportunità che la poca lungimiranza non ha permesso al territorio di cogliere. Dovremmo ringraziare chi viene a Piombino per regalarci un pezzo di mondo e, al contempo, puntare i riflettori sulla nostra terra, non di certo boicottarlo”.

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Spiega Ozmo: “L’irruzione illegale fa parte dei giochi della street art ed io, entrando in relazione con il contesto, creo un dialogo realizzando un progetto su misura per quello spazio specifico. Gli artisti, dopo aver assestato un buon colpo, devono anche saper reggere le critiche e prendersi le responsabilità delle loro opere, argomento spinoso, soprattutto quando l’artista è anonimo come nel caso, uno su tutti, di Banksy.
Per me l’arte deve essere sempre costruttiva, ed il mio lavoro si fonda proprio su interventi nello spazio pubblico, che cercano di aprire un dialogo con il contesto. Questo dialogo agisce su più livelli: sulla popolazione, sui fruitori occasionali e, naturalmente, sul luogo che ospita l’opera. Si tratta di un’azione artistica strutturata, di un arricchimento, tutto il contrario di un vandalismo. L’aver dipinto due di quelle affascinanti monete, proprio a Populonia e proprio in quel luogo, esprime appieno lo spirito del mio lavoro pittorico. E quindi mi chiedo, perché si parla tanto di rigenerazione urbana, spesso sotto elezioni, e si discute di dare spazi alla street art, ma poi non si ha la capacità – o la volontà- di darle il giusto riconoscimento, proprio quando si ha la fortuna di incontrarla nella sua espressione più intima, priva del filtro di curatori e committenti, ovvero nella sua forma illegale?
Vorrei parlare della struttura sulla quale sono intervenuto, che è il rifacimento, risalente alla metà del Novecento, di un’antica fonte, costruita a fine ‘800. Già a partire dagli anni ’30 è iniziata la demolizione dei lavatoi e degli abbeveratoi, che facevano parte del complesso. Della struttura originaria si conserva invece la lastra in marmo con la data, 1878, ora murata nella struttura moderna, che include anche la scala di accesso alla spiaggia. Il tutto giace da anni in stato di abbandono e l’ho scelta come luogo simbolico di restituzione. In questi giorni moltissime persone sono andate alla spiaggia di Baratti proprio per visitare la fontana, che prima passava inosservata e fruita semplicemente come passaggio per il litorale. Si sono scattate dei selfies, percependo lo spazio in modo positiv e con grande entusiasmo”.

“Intanto, ciò che mi rende veramente felice è che, mentre sui social si scatenano le polemiche e bizzarre storie complottiste, secondo le quali io sarei diventato improvvisamente no vax – prosegue Ozmo – il Comune di Piombino dichiara pubblicamente che l’opera piace, e che non procederà alla rimozione, ma la conserverà. Questo è segno che il Sindaco (e spero un giorno anche la Soprintendenza) hanno riconosciuto il valore e l’onesta dell’intento e del risultato artistico. I bacchettoni e gli azzeccagarbugli sono avvertiti: il mostro burocratico ha inglobato l’opera, che non è vandalismo o mancanza di rispetto, ma arte che esalta ed aggiunge un rispettoso contributo poetico ad un luogo magico e ricco di stratificazioni storiche ed artistiche come Baratti e Populonia.
Devo ringraziare il vandalo per la scorsa notte perché adesso sarà chiaro anche ai più sospettosi la differenza tra chi nei suoi atti ci mette la faccia creando qualcosa di positivo ed arricchendo, e chi da codardo vandalizza distruggendo”.

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