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“Ricordi sbocciavan le viole…” – La musica di De Andrè fu scritta 200 anni prima da Telemann


fabrizio copertina

Uno dei brani più intensi firmati da De André, “La canzone dell’amore perduto” (1966) trae una profonda e sorprendente ispirazione musicale nell’Adagio del “Concerto in Re maggiore per tromba, archi e continuo” di Georg Philipp Telemann (Magdeburgo, 14 marzo 1681 – Amburgo, 25 giugno 1767). De Andrè recupera ampiamente la linea melodica di Telemann, mantenendo la presenza della tromba e sfrondando l’apparato decorativo del musicista settecentesco. La “Canzone dell’amore perduto” costituisce una cesura rispetto alle ballate caustiche e ironiche che avevano caratterizzato la produzione del cantautore ligure, aprendo una nuova prospettiva e presentandosi come un punto nodale della canzone italiana. Il crepuscolarismo del testo associato al malinconico e dolce segmento della musica alla qualche De Andrè ha tolto l’elemento rocaille, porta a un basico e struggente senso della vanitas del tutto che assume un singolare sapore medievale. Si dice che il cantautore abbia trasposto nelle parole e nel recupero di questa melodia il dolore per la fine della storia d’amore con la moglie. Il pubblico ha amato profondamente questo brano, condividendo la predilezione dimostrata dalla stesso De Andrè che lo inserì nel 33 giri “Nuvole barocche” (1969), in “Canzoni” (1974) e le doppio album “Concerti 1991”.

ASCOLTA E CONFRONTA LE DUE MELODIE

“LA CANZONE DELL’AMORE PERDUTO” DI FABRIZIO DE ANDRE

 

ADAGIO DEL CONCERTO IN RE MAGGIORE PER TROMBA, ARCHI E CONTINUO DI TELEMANN

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