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La mostra a Ome (Brescia) | Rubén Sosa: Come in un film

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Nell’ambito del Festival del Fumetto da strada,  a Ome, paese della Franciacorta, in provincia di Brescia, è in programma dal 2 al 4 luglio la mostra “Rubén Sosa, come in un film”, curata dal critico d’arte Federico Bernardelli Curuz

Per info e per il calendario completo: www.facebook.com/festivalfumettomarciapiede

SEGUI LA MOSTRA
ATTRAVERSO QUESTO PERCORSO VIRTUALE GUIDATO

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SALA 1 – OPERA OMNIA

La mostra “Rubén Sosa, come in un film” – curata dal critico Federico Bernardelli Curuz – pulsa tra le suggestioni e il rapporto talvolta conflittuale che ha legato Rubén Sosa  (Mercedes, San Luis, 1939 – Mar del Plata, 2007) uno dei più importanti artisti della “narrazione visiva”, a Brescia. Artista internazionale in cerca di nuovi orizzonti, dopo il golpe argentino, Sosa approdò a Brescia nel 1976 e qui operò per poco meno di 30 anni. La mostra documenta, attraverso l’esposizione di tavole originali di illustrazione o di fumetto – un talento assoluto.

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Non un semplice fumettista, non un semplice illustratore, Sosa fu un regista della rappresentazione visiva e un intellettuale vivacissimo, esponente di quella scuola del fumetto colto, in cui confluivano infinite suggestioni, legate al cinema, alla filosofia, alla politica, all’antropologia, alla psicanalisi.

 

blankLa mostra presenta una cinquantina di opere originali, a partire dai lavori creativi senza sceneggiatura – in questa sala – passando poi alle illustrazioni per campagne-progresso – come quelle legate al ciclo dell’acqua – o all’epica narrazione della Mille Miglia, fino a giungere alla notte profonda di It-Alien, tavole di un fumetto in cui Brescia – riconoscibile, ma non citata – appare come se fosse rivisitata attraverso memorie del sottosuolo e infinite inquietudini, in un linguaggio che nasce da costanti contaminazioni programmatiche. Evocate, nell’oscurità di It-Alien anche le ombre delle persecuzioni argentine condotte da “uomini qualunque”. Sosa ci aiuta a comprendere l’assoluta banalità del Male, che si presenta spesso coperta dal perbenismo e da un grigiore di facciata e che si sviluppa nelle perversione delle catene di comando e di consenso. E indica, al contempo, la necessità di cambiare, come individui e come società, creando valori profondi, che non siano – sempre – banalmente politicamente corretti.

Il titolo – Rubén Sosa, come in un film – si riferisce all’approccio registico nella soluzione dei nodi di narrazione visiva, che costituisce, con il nitore assoluto delle immagini, la cifra stilistica dell’autore.

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La mostra alla Cantina Majolini di Ome. Credit: @annaeleonora.photography

SALA 2 – Fino all’alba

Fino all’alba
Tecnica: acquerello
Prima edizione 1990
Testi e disegni di Rubén Sosa
Pubblicato su Corto Maltese n.4 aprile 1991

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Il curatore unisce e fa confliggere nella sala delle vasche del vino il ciclo Fino all’alba, racconto visivo di Rubén Sosa, dedicato alla Mille Miglia, realizzato con la tecnica dell’acquerello e pubblicato dalla rivista Corto Maltese – n.4, aprile 1991 -. Anche in questa sala sono esposti gli originali. L’epica della tecnica e della tecnologia, cantata dal Futurismo, viene riletta da Sosa anche nelle zone d’ombra.

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Le vasche di metallo della cantina Majolini rimandano alle scocche solide e aggraziate di splendide auto d’epoca. Materia, qui, dialoga con materia. L’essenza del vino e l’essenza dell’arte fumettistica entrano volutamente in contatto. Brescia elegante, Brescia patria di tradizioni e di saperi antichi.  Sosa mette qui in relazione il Valore – inteso come coraggio – il valore – inteso come meccanismo economico – e i Valori – intesi come obiettivi alti condivisi dall’umanità-. Termini che spesso si confondono e che creano quel caos metamorfico tra il Bene e il Male, che rappresenta un oggetto di lettura costante da parte dell’artista argentino. blank

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La mostra alla Cantina Majolini di Ome. Credit: @annaeleonora.photography

 

SALA 3 – Fumettoteca sosana

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La mostra alla Cantina Majolini di Ome

La sala presenta un essai delle numerose pubblicazioni internazionali di Ruben Sosa, le cui opere vennero pubblicate dalle maggiori testate mondiali. Ricordiamo, tra gli altri, i racconti e le tavole di Sosa per Hora Cero e Frontera dirette da Héctor Oesterheld, in Argentina; per Marvel Comics, negli Stati Uniti; per Éditions du Square e Tartamudo in Francia; per Alter Alter, Corto Maltese, Corrier Boy, Vampirella, Uomini e Guerra, Intrepido, Il Monello, Blitz, in Italia.

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Il fenomeno del fumetto, a partire dagli anni Sessanta, era stato letto in modo sistematico da filosofi, semiologi, scrittori e intellettuali, artisti come una nuova frontiera. Accademici e uomini di cultura – tra i quali Umberto Eco – avevano iniziato a occuparsi di fumetto, cogliendone le vaste e articolate possibilità espressive, in linea con la cultura pop americana e nell’ambito di quella comunicazione interconnessa che eliminava le differenziazioni della nobiltà dei generi. Cinema, psicanalisi, politica, filosofia si univano nelle nuove pubblicazioni degli anni Sessanta e Settanta, caratterizzate dall’eleganza formale francese, sviluppata dal Surrealismo. Il fumetto non era più – soltanto – una categoria della lettura popolare infantile, ma diveniva un raffinatissimo mezzo espressivo per un’élite, composta da un pubblico colto.

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Per evitare che col tempo gli elaborati a china si  deteriorino, la famiglia Sosa ha deciso  donare alla Biblioteca Nazionale Argentina 500  tavole disegnate…tra cui le 60 tavole della saga L’uomo normale.

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SALA 4 – Il fluire della conoscenza

H2Oggi (Viaggio fantastico nel sottosuolo di Brescia)
Tecnica: China e acquerello
Progetto e disegni di Rubén Sosa
Prima edizione 1990
Seconda edizione 2003
Committenti: Comune di Brescia e A2a.

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La mostra alla Cantina Majolini di Ome. Credit: @annaeleonora.photography

Viaggio nell’acqua. Le tavole a china e acquerello presenti in questa sezione rappresentano la capacità dell’artista di modulare, rendendo incredibilmente concreto, il richiamo dell’acqua. Gorgoglii allegri di acqua adamantina, contrastano con grumose e roche acque reflue. E’ dalla mano incredibile dell’artista che prendono vita queste suggestioni, studiate per raccontare il percorso dell’acqua, dalle sorgenti bresciane, fino a raggiungere il rubinetto di casa. Un lavoro, questo, realizzato da Rubén su commissione di A2a e Comune di Brescia, pubblicato – in prima edizione – nel 1990 e – in seconda edizione -, ripubblicato nel 2003.

Sosa credeva profondamente – come tanti intellettuali del Novecento – nel valore dell’azione pedagogica coinvolgente e anti-autoritaria, che passasse attraverso le suggestioni della fantasia per giungere a un percorso di autocoscienza sollecitato nell’allievo o nel lettore. Questa propensione alla condivisione del sapere caratterizza l’azione dell’artista che fu anche fondatore e promotore di laboratori teatrali o della scuola del fumetto.

 

SALA 5 – It-Alien, viaggio al termine della notte

It-Alien Act 1: Tigres de papier
Edition Tartamudo 2005/2007
Testi e disegni: Rubén Sosa
Tecnica: china e acquerello

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La mostra alla Cantina Majolini di Ome. Credit: @annaeleonora.photography

“It-Alien Act 1: Tigres de papier” è l’ultimo lavoro di Rubén Sosa, realizzato sul fondale di una Brescia cupa e notturna, pubblicato, postumo, in Francia, nel 2008. Dal 2000 circa al 2007 – anno della morte – l’artista, come altri intellettuali di quegli anni, assiste al fallimento di utopie e speranze condivise. Nel 2005, dopo le delusioni bresciane, torna in Argentina, per dedicarsi esclusivamente al lavoro espressivo.

E’ un periodo di grandi amarezze e difficoltà. E’ il ritorno di un incubo e a un dolore irreparabile, poichè l’Altro rappresenta, sempre più, Alien, cioè il Male persecutore. Non può sfuggirci, nel titolo, anche un gioco di parole. It-alien che risuona anche come alieno italiano o alieno all’Italia.

Mentre ne “L’uomo normale” il terrorismo di Stato è narrato dal punto di vista del sicario torturatore, in It-Alien il protagonista è un “uomo normale” riuscito a fuggire e salvarsi dalla persecuzione. Ma il terrore (Alien), che sta in se stesso, non lo ha abbandonato.

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La mostra alla Cantina Majolini di Ome. Credit: @annaeleonora.photography

E’ l’atto finale della carriera e della vita di Ruben. L’eredità di un artista maturo e pienamente in possesso dell’arte che l’ha reso grande. In queste tavole emerge la capacità registica, di Ruben. Scene per lo più notturne riprodotte da fotografie scattate realmente, restituiscono lo spaccato di una città tenebrosa. Luce si sovrappone ad ombra, ombra prevale sulla luce. Una luce che non si spegne, fintanto qualcuno sarà presente a renderne testimonianza.

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Rubén Sosa

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