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Sotto le colonne crollate si è aperto il vano del tesoro romano: monete, statue e oggetti preziosi trovati in Toscana

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Doveva essere un paradiso, ai tempi dei Romani, questo sito scavato dagli archeologi a San Casciano dei Bagni – 582 metri di altitudine, 1600 abitanti – in Toscana, in provincia di Siena. Doveva essere un elegante sistema di edifici con vasche e colonne e il mormorio prodigioso dell’acqua termale calda che fluiva dalla profondità della terra. Un luogo di gioiose meraviglie, che immaginiamo decorato da fiori e statue. I fedeli giungevano, pregavano, sostavano, bevevano, si curavano con i fanghi, lasciavano monete e statuette per chiedere l’aiuto delle divinità ed accordarsi la prosperità generosa di esse, che tanta ricchezza d’acqua riscaldata prodigiosamente aveva riservato a quel luogo.

Con il tempo il santuario fu smantellato e decadde. E’ rimasta, nei pressi una vasca di fonte.
Ma lo scavo archeologico 2021 ha evidenziato la ricchezza antica del luogo, che ladri o barbari o antichi passanti non hanno potuto completamente sottrarre. Nel corso degli scavi sono state portate alla luce centinaia di monete d’oro, d’argento, d’oricalco e di bronzo databili tra l’età augustea e quella dell’imperatore Marco Aurelio, una serie di cinque bronzetti, tra i quali si riconosce uno splendido Pan, fiaccole in miniatura, cinture in lamina di bronzo, clave di Ercole e altri reperti.

L’opera d’impatto maggiore è un putto in bronzo (inizio II secolo d.C.) che raffigura un bambino sorridente con la sacra bulla al collo, che richiama il celeberrimo Putto Graziani conservato nei Musei Vaticani. E, come questo, presenta un’iscrizione sulla coscia destra. La bulla era un contenitore tondeggiante come una bolla o come un occhio-cuore che conteneva amuleti e che veniva fatto indossare dalla famiglia ad ogni figlio maschio, trascorsi nove giorni dalla nascita. Qualcosa di simile alle catenine con medaglietta utilizzate in Italia fino alla seconda metà del Novecento e poi cadute in disuso. Ai maschi romani, per protezione, era destinata la bulla. Alle femmine una lunula. Queste “catenine” venivano poi tolte nell’età adulta.

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L’antico borgo di san Casciano dei Bagni, in provincia di Siena, posto sulle colline a circa 500 metri
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Lo scavo visto dall’alto. Nella parte inferiore della fotografia vediamo le vasche di acqua termale calda, sopravvissute nel tempo. Nella parte superiore le strutture portate alla luce durante lo scavo archeologico

Il sito si conferma come un santuario ricchissimo, unico nel suo genere. All’ombra degli altari romani di Iside, Fortuna Primigenia e Apollo, che l’anno passato gli archeologi hanno ritrovato poggiati sul bordo della vasca sacra, il team dello scavo diretto da Jacopo Tabolli, funzionario archeologo della Soprintendenza, e da Emanuele Mariotti, archeologo professionista esperto di topografia e geofisica applicata all’archeologia – con studenti, specializzandi e dottorandi dalle università di Pisa, Siena, Firenze, Roma La Sapienza e Sassari – ha ricostruito le fasi di abbandono del complesso, portando alla luce anche parte di meravigliose colonne crollate nella vasca. Al di sotto delle colonne abbandonate, si è dischiuso, intatto, il deposito votivo del santuario. Notevole è stato anche l’apporto del gruppo Gruppo archeologico Eutyche Avidiena.
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Il muso del toro scolpito alla cui base sono stati trovati i tesori deposti dagli antichi fedeli

Sotto il volto di un grande toro, magistralmente scolpito in bassorilievo su un blocco della vasca, a oltre due metri di profondità sono riemerse nel fango caldo le offerte degli antichi fedeli che si recavano presso la sorgente sacra: centinaia di monete d’oro, argento, oricalco e bronzo che celebrano la pax augustea, l’apogeo flavio e le gesta di Traiano, Adriano e Marco Aurelio, assieme ad una serie di cinque bronzetti sacri di offerenti – tra cui si riconosce uno splendido Pan – e poi cinture in lamina di bronzo, fiaccole miniaturistiche, clave di Ercole ed altri attributi sacri.

Il pezzo forse più eclatante è un putto in bronzo – un infante che reca la sacra bulla al collo e che ancora sorride teneramente a distanza di duemila anni dalla sua deposizione nell’acqua calda.

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Il momento del ritrovamento della statua del putto

L’artista toreuta che lo plasmò, certamente afferente ad un’altissima scuola (con chiari modelli ellenizzanti alle spalle), realizzò questo capolavoro agli inizi del II secolo a.C. Il Putto del Bagno Grande richiama il celeberrimo Putto Graziani ai Vaticani e, proprio come questo, sulla sua coscia destra corre una misteriosa iscrizione antica che celebra l’offerta nel santuario e la sua divinità.

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L’immagine analitica del putto trovato a San Casciano dei Bagni

Ma le sorprese non sono finite. Accanto agli altari, lo scavo della superficie della vasca sacra ha portato alla luce una serie di “orme” scolpite nel travertino. Queste cavita scolpite erano ricolme di piombo e tracce d’argento, come le primissime analisi in XRF condotte dall’Università di Siena, dipartimenti DSSBC e DBCF hanno dimostrato. Sono rappresentazioni di piedi di adulti, giovani e bambini, di zoccoli di toro e di orecchie.

Come sempre in archeologia occorre prudenza nell’interpretazione, ma analoghe testimonianze sono spesso legate alle “vestigia” di Iside e Serapide e potrebbero testimoniare un rito antico di venerazione presso la sorgente dove il fedele nel percorrere le orme o nel porre l’orecchio presso il bordo della vasca, entrava in connessione con la divinità salutare. Sulla fine del II secolo d.C., accanto agli altari degli dei, i Romani offerenti nel santuario sarebbero andati con i piedi di piombo e il gesto della loro offerta è rimasto per sempre suggellato sulla vera della vasca.

Si deve alla continua collaborazione con il Nucleo Carabinieri Tutela del Patrimonio Culturale di Firenze l’aver garantito sicurezza e controllo durante le delicatissime fasi di scavo. Al contempo il progetto di scavo si inserisce in un più ampio percorso di ricognizioni archeologiche del territorio comunale, diretto da Lisa Rosselli, dell’Università di Pisa.

La Soprintendenza di Siena Grosseto e Arezzo sta contestualmente predisponendo un ampio progetto di paesaggio archeologico dedicato alla tutela valorizzazione e fruizione del sito, finalizzato all’apertura al pubblico del santuario. Da giugno 2021 è attivo anche il progetto Art Bonus dedicato al restauro e alla conservazione delle architetture sacre del Bagno Grande volto a incoraggiare mecenati a contribuire all’impresa (https://artbonus.gov.it/2498-sito-archeologico-in-localit%C3%A0-bagno-grande.html).

Lo scavo archeologico è in concessione al Comune di San Casciano dei Bagni ed è stato concepito fin da subito come una collaborazione di ricerca e tutela tra il Comune e la Soprintendenza di Siena, Grosseto e Arezzo. La Direzione dello Scavo è affidata ad Emanuele Mariotti e la Direzione Scientifica è di Jacopo Tabolli, che coordina Il Comitato Scientifico dello scavo composto da Stefano Camporeale (Università di Siena), Paraskevi Christodoulou (University of Cyprus), Hazel Dodge (Trinity College Dublin) e Lisa Rosselli (Università di Pisa).

La Sindaca Agnese Carletti ha dichiarato: “Il percorso che stiamo compiendo al Bagno Grande è tanto straordinario per le scoperte che ci regala ogni volta e che ci permettono di riscrivere la storia di San Casciano sia passata che futura, quanto incredibile per il senso di comunità che sta generando. A tal proposito il mio ringraziamento va a tutti coloro che lo stanno rendendo possibile; è una grande squadra fatta di Istituzioni che dialogano e collaborano tra loro e cittadini che, grazie all’Associazione Archeologica Eutyche Avidiena, sono partecipanti attivi di un progetto che è patrimonio di tutti i sancascianesi.

I capolavori antichi che emergono dalle acque sancascianesi confermano l’importanza di queste terre in epoca etrusca e romana. Qui sappiamo ora che giungono prodotti artistici senza paragoni. Ora si apre una nuova fase, di progettazioni, ricerca di finanziamenti in particolare per i restauri delle statue e nuove campagne di scavo. Un lavoro in divenire difficile e ambizioso, ma che ci rende orgogliosi e che gestiremo con attenzione ed entusiasmo”.

Il Funzionario Archeologo Jacopo Tabolli ha detto: “Il percorso di ricerca e tutela del Bagno Grande segna con queste scoperte un altro passo fondamentale. La Soprintendenza, infatti, ha da subito scommesso sull’impresa di scavo, riconoscendo nella multidisciplinarietà e nella condivisione dei risultati la cifra fondamentale del progetto.

Il gruppo di ricercatori coinvolto nello studio e pubblicazione dello scavo supera i quaranta studiosi e si è arricchito proprio in questa quarta campagna di scavi di colleghi che stanno affrontando tutto ciò che le analisi archeometriche e archeoambientali possono restituirci. E siccome l’archeologia non è mail il lavoro di un singolo, ma il risultato degli sforzi di tanti, le scoperte inattese che si sono dischiuse sotto di noi non sarebbero mai state possibili senza la passione dei tanti studenti delle università italiane e straniere che in questi due anni hanno accettato la sfida di dedicare una gran parte delle loro estati a completare un processo di alta formazione all’archeologia da campo in un contesto come quello del Bagno Grande.

Qui dove la stratificazione non è solo quanto si scava “dall’alto” ma anche quanto riemerge tramite l’acqua calda ‘dal basso’ è certamente una palestra unica per i giovani archeologi e siamo orgogliosi di poter ancora offrire momenti come questo”.

Il direttore di scavo Emanuele Mariotti ha affermato: “Al termine di una nuova entusiasmante campagna di scavo il primo pensiero è il ringraziamento verso tutti coloro che hanno affrontato questa impresa, in uno spirito di abnegazione, lealtà e condivisione.

L’enorme sforzo di tutti i partecipanti, in una lotta contro il fango e contro il tempo, ha avuto l’obiettivo di regalare al territorio di San Casciano dei Bagni e a tutta la comunità un nuovo racconto fatto di dati, ricerca ed emozioni, fatto di capolavori archeologici di cui possiamo iniziare ad apprezzare il valore. Il merito di questa impresa va a tutti coloro che hanno lavorato sul campo, studenti, specializzandi, amici e istituzioni e tutti coloro che hanno creduto in questo progetto fin dall’inizio.

L’eccezionalità dei ritrovamenti premia questo sforzo comune e contribuisce a riscrivere la storia non solo del territorio, ma anche di questa parte di Etruria romana, con l’auspicio che la riscoperta del santuario ci possa accompagnare e regalare nuove emozioni anche per i prossimi anni”.

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