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Carrà futurista. Poi incontra Giotto e tutto cambia

Dopo aver cantato il dinamismo, Carrà è alla ricerca dell’ordine che dietro di esso si cela. Nel 1915 rompe definitivamente con il movimento di cui pure era stato un assoluto protagonista. Nel 1916 vive una parentesi neoprimitivista, nel corso della quale affronta, per usare le parole di Elena Pontiggia, “la questione del rapporto fra arte e originarietà, come tra la creatività artistica e lo stupore tipico dell’infanzia, ripensando al Doganiere Rousseau, ma anche ai ‘primitivi’ di ogni tempo”

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Carra’, mio padre

Il grande maestro nei ricordi del figlio: "Era costante l'intrecciarsi dei tre versanti principali della sua attività: la pittura, il disegno e la scrittura. Quest'ultima, infatti, rappresentava una sorta di quotidiano complemento dell'attività pittorica, uno strumento imprescindibile per metterne in luce il senso ultimo e i problemi inerenti.“La pittura per lui era lo strumento per cogliere il rapporto tra l'uomo e il mondo”.

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Le realtà? Sono due

La sua ricerca inesausta delle risposte ai perché fondamentali dell’arte fa di lui per un decennio il protagonista assoluto delle avanguardie italiane, dal Futurismo alla Metafisica. E’ il magistero di Giotto e del Quattrocento toscano a condurre Carlo Carrà all’approdo definitivo di una pittura che decifra l’arcaica ed essenziale grandezza delle cose e ne rivela l’intima verità parallela

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