Tag Archivi: Disegni erotici del Cinquecento

Il pene commentato da Leonardo. Il pinchellone ingombrante, insubordinato e ribelle che..

L'analisi che Leonardo dedica all'organo sessuale si muove tra il senso fastidioso di ingombro e di insubordinazione del pene e la celebrazione del "ministro della specie umana". Il foglio risalirebbe al 1508, quindi al periodo della maturità dell'autore. Leonardo, nel 1508, aveva 56 anni. Scrive: "Molte volte capita che l'uomo dorma e che lui sia sveglio. Così come capita che l'uomo sia sveglio e sia lui a dormire. Molte volte l'uomo vorrebbe usarlo, ma lui non vuole. Molte volte lui vuole e l'uomo glielo vieta. Quindi pare che questo animale abbia spesso un'anima e una mente separati, rispetto a quelli dell'uomo. E sembra che, sbagliando, il maschio si vergogni di nominarlo. Anzi: lo copre e lo nasconde, anziché onorarlo e mostrarlo con solennità, considerando il fatto che è il ministro della specie umana".

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L’uccello di Leonardo e le “teste de cazo” nell’arte del Rinascimento

La testa fallica ci pare rappresentazione del: Totus. in. Toto. et. Totus. in. Qualib(et).Parte. Evocazione scolastica dell’essenza dell’anima: “tutto in tutto, e tutto in qualsiasi parte” idea che arriva a Firenze nel 1439 con le casse dei libri caricate sulle venti mule che si dice seguissero il Cardinale Bessarione. Nelle corde di Leonardo certamente, in quelle di Salviati non sappiamo e comunque idea che mutua dall’antico ben prima della nascita di Salviati

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Testa di cazzi, maiolica di Francesco Urbini (1536). Fu tratta da un disegno di Leonardo?

In anticipo su Arcimboldo, Francesco Urbini, realìzzò questo composito "tutto che diventa uno", nel 1536, dipingendo un volto con la giustapposizione di un considerevole numero di peni, accolti su un piatto fondo di maiolica di Casteldurante. Si ritiene che questi giochi di composizione possano essere fatti risalire all'epoca di Leonardo, soprattutto come elementi giocosi

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Il pesce d’aprile del Cinquecento

La virtù punisce il vizio. O secondo il titolo originale: l'Amor virtuoso punisce l'Amor ferino. Ma il gioco ambiguo si rivela immediatamente, quasi in un ribaltamento dei ruoli. Il pesce, simbolo sessuale, viene utilizzato dal maschio per "picchiare" la procace signora. E' un disegno giocoso, che fa l'occhiolino a chi lo guarda Francisco Venegas (c 1525 -. 1594), l'autore, è un pittore spagnolo che fu attivo in Portogallo nel corso degli ultimo tre decenni del XVI secolo. Nato a Siviglia intorno al 1525, esercitò inizialmente la professione dell'orefice e si formò, sotto il profilo artistico, nella bottega di Luis de Vargas

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Hans Sebald Beham – Sesso contadino nella campagne del Cinquecento

Le sue opere grafiche - molte delle quali di limitate dimensioni, come quelle degli altri "Piccoli maestri" - coprono una vasta gamma di temi, anche se l'incisore è noto soprattutto per le scene di vita contadina, di mitologia o storia, spesso associate a un elemento erotico

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Bacco e Arianna, quelle nozze di vino e di fuoco

Alle nozze parteciparono tutti i cortigiani di Dioniso. Un carro d'oro, tirato da sei pantere, trasportò i giovani sposi in una dimora sconosciuta. Il tema delle nozze di Dioniso-Bacco con Arianna si prestò, in ambito artistico, a uno sviluppo spesso molto sensuale, se non apertamente erotico, a partire dai disegni perduti di Giulio Romano, che furono trasferiti in incisioni da Marcantonio Raimondi, ne I Modi. Un'interpretazione che vede nel sesso vigoroso uno dei migliori rimedi alle lacrime e alle nostalgie nei confronti del passato

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L’amplesso di Giulio Romano a Palazzo Te. Il significato dell’affresco

Giulio Romano è l'autore di un affresco arditissimo, per soggetto e dimensioni, che fu realizzato a Palazzo Te di Mantova, nella Sala di Psiche, nel 1527. Esso rappresenta Zeus che seduce Olimpiade e che si appresta a possederla carnalmente. Chi era Olimpiade? L'ambiziosa madre di Alessandro Magno e la moglie del re Filippo II il macedone. L'opera di Giulio Romano la raffigura mentre sta accogliendo in sé il re degli Dei. L'aquila, che rappresenta lo spirito di Giove, abbacina con fuoco e fulmini il re Filippo, marito di Olimpiade, alla nostra destra, impedendogli di rendersi conto del tradimento e consentendo la consumazione dell'atto sessuale

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Ganimede, la coppa e il pene di Giove nell’arte. Le vergognose voglie dei potenti e dei predatori sessuali

Il comportamento del re degli dei giustificava e rendeva di fatto lecita la pratica della pedofilia (il desiderio e la pratica sessuale nei confronti di un impubere) e della pederastia (il desiderio e la pratica sessuale nei confronti di un adolescente). Quest’ultima pratica, in Grecia, fu pubblicamente riconosciuta, accettata e socialmente codificata. Il giovane veniva chiamato eròmenos (amato) e l’adulto erastès (amante). Nella storia dell’iconografia della vicenda tra Giove e Ganimede il rapporto, inteso come rapporto di pedofilia, è magistralmente illustrato da Rembrandt. Non stupisce che sia così che il pittore fu pur sempre figlio di calvinisti o se più vi aggrada cristiani riformati e la severità della morale di fondamentalisti bacchettoni ha prodotto spesso risultati di pensiero devastanti. Devastanti perché Rembrandt visse nel Seicento in Olanda e non 1600 anni prima in Grecia antica

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Agostino Carracci – Cosa fa il satiro scandagliatore con il piombo sul pube di una ragazza

Agostino Carracci stravolge la scena, elimina personaggi, peccati e prediche per concentrarsi esclusivamente sulla funzione erotica dell'immagine. Che lo scandaglio serva per misurare la profondità del peccato o che il piombo sia solo uno strumento da muratore per "tirar su bene il muro e far bene l'opera" non importa; forse entrambe le accezioni si sommano nella necessità di cantare la bellezza costruttiva del sesso. Gli attributi del desiderio dell'eros non mancano

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