Tag Archivi: I funerali nell’arte

No alla violenza sulle donne | O pallida Ofelia! bella come la neve! – Rimbaud

Ofelia, personaggio shakespeariano dell'Amleto (1600-1602) incarna la purezza e la necessità dell'amore in un mondo dominato dall'intrigo e dal delitto, Un amore che non trionfa, di fronte al male.  Figlia di Polonio, ciambellano di Elsinore, capitale della Danimarca, e sorella di Laerte, giovane cavaliere, Ofelia vive alla corte di Elsinore. Delusa dall'amore per Amleto che crede non puro, non veritiero e non disinteressato (Amleto rinnegherà i sentimenti per lei per non coinvolgerla nelle meschine trame dello zio Claudio, usurpatore del trono di Danimarca) e divenuta folle per l'assassinio del padre a opera dello stesso Amleto, terminerà la sua esistenza affogando in un corso d'acqua, scatenando l'odio e la vendetta da parte del fratello Laerte, che tenterà di uccidere Amleto

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Il funerale nell’arte – Manet dipinge le esequie di Baudelaire

Questo capolavoro di Manet rimase così, in stato d'abbozzo, dotato di una forza malinconica struggente. L'artista volle rappresentare il funerale del poeta Charles Baudelaire, che venne celebrato il 2 settembre 1867. Edouard Manet, a differenza di altri amici che dovevano ancora tornare dalla villeggiatura o che erano rimasti a casa per un temporale estivo minaccioso, fu uno tra i pochi intimi del poeta ad essere presenti alla cerimonia

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Stefano Fiorentino – Personaggi con bocche aperte: cantano, parlano, singhiozzano al funerale

In un periodo non precisato, compreso tra il terzo e il quarto decennio del Trecento, Stefano fiorentino, uno dei migliori allievi di Giotto (darà il nome del maestro a suo figlio, lui pure pittore di vaglia, e noto con l’appellativo di Giottino), lascia la Toscana per raggiungere Milano, chiamato da Matteo Visconti, che gli affida numerose ed importanti commissioni. Tornerà a Firenze per problemi di salute (“essendosi per la mutazione dell’aria ammalato”, scrive Vasari), e qui morirà, sembra nel 1350

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Battaglia tra pittori e scultori, mentre la salma di Michelangelo veniva issata sul catafalco

Querelle, vendette, minacce, diffamazioni, insulti sulla priorità delle ari davanti alla bara di Buonarroti. Il più terribile e odiato fu l'aggressivo Benvenuto Cellini, che sosteneva la superiorità della scultura sulla pittura. Cos' fu bollato dai colleghi come “cagnaccio da beccaio”, “bestiaccia”, “porco”, “bestia asinina”

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