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Tag Archivi: il pene nell’arte

Perché portano fortuna? Dal tintinnabulum con peni ai sonagli fuori casa

La forza magica dell'oggetto artistico antico risiedeva nella presenza di più peni, ai quali erano legati campanellini. Il pene, derivato dalle statue di Priapo, è abnorme, trasformato in una sorta di bastone, un'arma di difesa e di offesa. Probabilmente la fusione del pene di Priapo, dei tintinnabula e del corallo magico, dà origine al corno rosso della tradizione napoletana

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Il cammeo erotico dei Romani. Suona, mio amore. Suonano i tuoi fianchi e civettuola la cavigliera tintinna

Esistono, nella rappresentazione plastica, poche scene forti e intense come quella che emerge da una coppa per libagioni del I secolo. E' un frammento. Vetro viola e concrezione vitrea mista a terra chiara lavorata e incisa, a livello di cammeo, così da conferire al frame erotico il massimo realismo. Il caricamento muscolare del maschio è perfetto, quanto meravigliosmente ricettiva è la parte posteriore della giovane donna. Il maschio non le usa violenza. Esercita una potenza rispettosa, alla quale il corpo femminile, in parte perduto, reagisce con analogo sentire. Certo, un capolavoro rimasto a livello di frammento

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L’amplesso di Giulio Romano a Palazzo Te. Il significato dell’affresco

Giulio Romano è l'autore di un affresco arditissimo, per soggetto e dimensioni, che fu realizzato a Palazzo Te di Mantova, nella Sala di Psiche, nel 1527. Esso rappresenta Zeus che seduce Olimpiade e che si appresta a possederla carnalmente. Chi era Olimpiade? L'ambiziosa madre di Alessandro Magno e la moglie del re Filippo II il macedone. L'opera di Giulio Romano la raffigura mentre sta accogliendo in sé il re degli Dei. L'aquila, che rappresenta lo spirito di Giove, abbacina con fuoco e fulmini il re Filippo, marito di Olimpiade, alla nostra destra, impedendogli di rendersi conto del tradimento e consentendo la consumazione dell'atto sessuale

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Hokusai (1760-1849), ritmiche ondate di piacere. I quaderni proibiti dell’autore dell’Onda. Il video

Katsushika Hokusai (Edo, 1760 –1849) è stato uno straordinario pittore e incisore giapponese, conosciuto principalmente per le sue opere in stile ukiyo-e. Egli, con buon parte della pittura giapponese, ha fortemente influenzato il gusto occidentale, incidendo in un primo tempo sulle inquadrature non frontali degli impressionisti - specie in Degas - e soprattutto il post impressionismo, con Van Gogh. Era un artista di grande levatura, eccentrico e meticoloso. Hokusai ebbe la possibilità di vedere diffuse le proprie opere in Occidente soprattutto grazie alle stampe. Ebbe un percorso artistico che si sviluppò in un arco di sessant'ani ed esplorò più generi e tecniche. Si cimentò nella produzione di xilografie a soggetto teatrale, di stampe augurali a circolazione privata (surimono) e, negli anni trenta dell'Ottocento, di serie paesaggistiche, come dimostrano le opere Vedute di ponti famosi, Cascate famose in varie province, Cento vedute del Monte Fuji e Trentasei vedute del Monte Fuji, che riflette in parte un attaccamento personale al celebre vulcano. Un'opera collegata a questa serie è la celebre Grande onda di Kanagawa

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La zucca, simbolici significati sessuali nell’arte. Dall’eros alla gravidanza

A metà del Cinquecento la zucca americana, nelle sue numerosi varianti, apparve con sempre maggior frequenza nei quadri dedicati ai cosiddetti mercati - che, in realtà, nascondevano, sottotraccia, finalità propiziatorie o comico grottesche legate al rapporto tra materia e sessualità,come avviene nei fiammingo Pieter Aertsen (Amsterdam, 1508-1575) e nel nipote Joachim Beuckelaer (Anversa, 1530 circa, 1573), collezionato dai Farnese. Essa può alludere al tempo stesso alle rotondità femminili, ma soprattutto, alla gravidanza

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Il tempestoso parco delle sculture del pene, in Sud Corea. 300 statue del fallo placano una vergine. Video

Tutto nasce da un'antica leggenda in base alla quale il simulacro del pene venne donato ritualmente allo spirito di una giovane vergine per placare il suo tormento sessuale e il suo attaccamento alla vita. La futura sposa sarebbe caduta dalle rocce della scogliera, mentre il fidanzato era più sotto, in una baia vicina, per raccogliere alghe. La morte della ragazza fu seguita da terribili tempeste con venti forte e onde gigantesche. I pesci diradarono fino quasi a scomparire. Fu allora che sacerdoti e pescatori ritennero che il tormento fosse provocato dallo spirito della giovane vergine. Nel punto in cui era morta - all'Aebawi Rock, non lontano dal luogo in cui si tiene una cerimonia religiosa due volte all'anno - portarono peni di legno, in forma di statua o di pesce. Il pene e il pesci sono strettamente correlati sotto il profilo simbolico, al punto che in zone marine il pene viene chiamato pesce, nello stesso modo in cui il nome volgare più diffuso, in terraferma, è uccello Il parco ispira richiama soprattutto le donne che costituiscono il 60 per cento dei 12 mila visitatori annui. Gli antropologi non escludono che falli di legno fossero utilizzati realmente dalle giovani donne, quando i mariti erano distanti. Statuette e peni lignei sarebbero stati pertanto anche sussidi alla fedeltà monogamica

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Arte e antica devozione alla festa del pene-eretto in Giappone. Il culto fallico. La storia. Video

Il nome giapponese del colorato e gioioso incontro stagionale è Kanamara Matsuri cioè "festa del pene di ferro". Il calendario scintoista la celebra a a Kawasaki la prima domenica d'aprile con una processione - che reca il simulacro del pene eretto - con esposizioni d'arte e bancarelle che offrono prodotti in linea con il tema della giornata. L'adorazione del membro maschile è certo antichissima, ma a Kawaski, fu al centro di una particolare attenzione rituale a partire dal 1603. Al santuario si recavano donne che invocavano la fertilità o la serenità familiare o prostitute che chiedevano una protezione contro le malattie veneree o spose in attesa del parto.

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Ganimede, la coppa e il pene di Giove nell’arte. Le vergognose voglie dei potenti e dei predatori sessuali

Il comportamento del re degli dei giustificava e rendeva di fatto lecita la pratica della pedofilia (il desiderio e la pratica sessuale nei confronti di un impubere) e della pederastia (il desiderio e la pratica sessuale nei confronti di un adolescente). Quest’ultima pratica, in Grecia, fu pubblicamente riconosciuta, accettata e socialmente codificata. Il giovane veniva chiamato eròmenos (amato) e l’adulto erastès (amante). Nella storia dell’iconografia della vicenda tra Giove e Ganimede il rapporto, inteso come rapporto di pedofilia, è magistralmente illustrato da Rembrandt. Non stupisce che sia così che il pittore fu pur sempre figlio di calvinisti o se più vi aggrada cristiani riformati e la severità della morale di fondamentalisti bacchettoni ha prodotto spesso risultati di pensiero devastanti. Devastanti perché Rembrandt visse nel Seicento in Olanda e non 1600 anni prima in Grecia antica

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Tavoli fallici, arte esplicita: quando Caterina II trascinava gli uomini nel camerino segreto e li possedeva

L'"appartamento a tema" sarebbe stato, pertanto, un tripudio di peni e di vagine, di seni scolpiti, a partire dagli organi maschili eretti che sostenevano la copertura circolare di un tavolo, realizzato con citazioni alla Roma antica. Poi poltrone particolari, sofà ammiccanti, stampe lascive. Molto si deve forse alle dicerie che correvano attorno alla sovrana? Sembra infatti frutto di una leggenda il racconto in base al quale lei avrebbe passato in rassegna, molto volentieri e con una certa frequenza, i suoi pretoriani, mentre costoro stavano sull'attenti ed esibivano il pene in erezione. Che doveva essere di consistenza marmorea, per appagare la vista della signora e conferirle un senso di virile protezione

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