Tag Archivi: il pene nell’arte

Il tempestoso parco delle sculture del pene, in Sud Corea. 300 statue del fallo placano una vergine. Video

Tutto nasce da un'antica leggenda in base alla quale il simulacro del pene venne donato ritualmente allo spirito di una giovane vergine per placare il suo tormento sessuale e il suo attaccamento alla vita. La futura sposa sarebbe caduta dalle rocce della scogliera, mentre il fidanzato era più sotto, in una baia vicina, per raccogliere alghe. La morte della ragazza fu seguita da terribili tempeste con venti forte e onde gigantesche. I pesci diradarono fino quasi a scomparire. Fu allora che sacerdoti e pescatori ritennero che il tormento fosse provocato dallo spirito della giovane vergine. Nel punto in cui era morta - all'Aebawi Rock, non lontano dal luogo in cui si tiene una cerimonia religiosa due volte all'anno - portarono peni di legno, in forma di statua o di pesce. Il pene e il pesci sono strettamente correlati sotto il profilo simbolico, al punto che in zone marine il pene viene chiamato pesce, nello stesso modo in cui il nome volgare più diffuso, in terraferma, è uccello Il parco ispira richiama soprattutto le donne che costituiscono il 60 per cento dei 12 mila visitatori annui. Gli antropologi non escludono che falli di legno fossero utilizzati realmente dalle giovani donne, quando i mariti erano distanti. Statuette e peni lignei sarebbero stati pertanto anche sussidi alla fedeltà monogamica

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Arte e antica devozione alla festa del pene-eretto in Giappone. Il culto fallico. La storia. Video

Il nome giapponese del colorato e gioioso incontro stagionale è Kanamara Matsuri cioè "festa del pene di ferro". Il calendario scintoista la celebra a a Kawasaki la prima domenica d'aprile con una processione - che reca il simulacro del pene eretto - con esposizioni d'arte e bancarelle che offrono prodotti in linea con il tema della giornata. L'adorazione del membro maschile è certo antichissima, ma a Kawaski, fu al centro di una particolare attenzione rituale a partire dal 1603. Al santuario si recavano donne che invocavano la fertilità o la serenità familiare o prostitute che chiedevano una protezione contro le malattie veneree o spose in attesa del parto.

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Ganimede, la coppa e il pene di Giove nell’arte. Le vergognose voglie dei potenti e dei predatori sessuali

Il comportamento del re degli dei giustificava e rendeva di fatto lecita la pratica della pedofilia (il desiderio e la pratica sessuale nei confronti di un impubere) e della pederastia (il desiderio e la pratica sessuale nei confronti di un adolescente). Quest’ultima pratica, in Grecia, fu pubblicamente riconosciuta, accettata e socialmente codificata. Il giovane veniva chiamato eròmenos (amato) e l’adulto erastès (amante). Nella storia dell’iconografia della vicenda tra Giove e Ganimede il rapporto, inteso come rapporto di pedofilia, è magistralmente illustrato da Rembrandt. Non stupisce che sia così che il pittore fu pur sempre figlio di calvinisti o se più vi aggrada cristiani riformati e la severità della morale di fondamentalisti bacchettoni ha prodotto spesso risultati di pensiero devastanti. Devastanti perché Rembrandt visse nel Seicento in Olanda e non 1600 anni prima in Grecia antica

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Tavoli fallici, arte esplicita: quando Caterina II trascinava gli uomini nel camerino segreto e li possedeva

L'"appartamento a tema" sarebbe stato, pertanto, un tripudio di peni e di vagine, di seni scolpiti, a partire dagli organi maschili eretti che sostenevano la copertura circolare di un tavolo, realizzato con citazioni alla Roma antica. Poi poltrone particolari, sofà ammiccanti, stampe lascive. Molto si deve forse alle dicerie che correvano attorno alla sovrana? Sembra infatti frutto di una leggenda il racconto in base al quale lei avrebbe passato in rassegna, molto volentieri e con una certa frequenza, i suoi pretoriani, mentre costoro stavano sull'attenti ed esibivano il pene in erezione. Che doveva essere di consistenza marmorea, per appagare la vista della signora e conferirle un senso di virile protezione

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Il Veronese rischiò la morte per l’Ultima cena. Giullari, gozzoviglie e un pene enorme… A processo

L'attenta osservazione di un dipinto del Veronese da parte di Roberto Manescalchi porta alla luce, collegato al clima dell'inchiesta che gli inquisitori aprirono a carico del pittore, un enorme pene umano dipinto tra le gambe del cane che appare nella scena. Cane cazzone? Domeni-cane cazzone? L'episodio sul quale si fa luce svela un possibile intrigo. Perchè Veronese realizzò un'Ultima Cena affollatissima, piena di ubriachi, nani, tedeschi? Osservandola anche oggi appare subito come un'opera assolutamente eretica, considerato ciò che imponeva l'arte riformata: il pieno rispetto delle verità evangeliche, senza aggiunte immaginarie. Quindi fu cambiato il titolo del dipinto, che venne denominato Cena in casa di Levi. Ma il pene del cane passò forse inosservato. Veronese, considerati gli scontri tra i domenicani - clero di emanazione papale - e la Serenissima si prese gioco dei potenti frati, con qualche avallo governativo? Certo che anche il cane a tre zampe - e pertanto zoppo - presente in un altro dipinto potrebbe indicare, sottotraccia, il giudizio grottesco del Veronese, contro il regime inquisitoriale imposto dai domenicani

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Almery Lobel-Riche: l’eros dolcissimo, travolgente e sublime che non ha tempo (1930)

Tra classicismo manierista - derivato da Giulio Romano e Raimondi -. la leziosità rocaille del Settecento francese e il bagno torrido neo-romantico di Zichy, il francese Almery Lobel-Riche offre splendide tavole disegnative, realizzate attorno agli anni Trenta, tutte rivolte a un realismo descrittivo, dolce e trascinante ad un tempo. Quale messaggio traspare da questi raffinatissimi, seppur spericolati, disegni?

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Quei quadri pornografici. Ecco le posizioni preferite a Pompei

Se nella Villa dei Misteri la sessualità finalizzata al matrimonio era una citazione rituale, nel lupanare di Pompei i dipinti parietali si configurano come una sorta di enciclopedia delle posture amorose. Certo non è possibile pensare a immagini raffinate come a quelle del Kamasutra, che dischiude anche le più poetiche – e improbabili – danze d’amore

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Cosa c’è nell’angolino più distante dei quadri impressionisti? Blow-up. Sorpresa. Anzi, sorpresi

Torno alle marine impressioniste. Se facessimo ingrandimento d'ingrandimento, cosa potremmo scoprire poco al di là di una duna lontana? Un omicidio? Ma no, cerchiamo di essere meno noir, meno esistenzialisti e più rosa-rosae. Ecco cosa vedeva Paulette Bardy tra le dune di sabbia di Monet e degli impressionisti. Uno sguardo imprevisto, il suo, che abbassa un po' il registro altissimo - come il cielo - dei pittori di marine

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Frédillo e Paul Verlaine, poesie e disegni spudorati raccontano le verità della società del falso

Frédillo (o Fredillo) misterioso illustratore, fu vicino al grande poeta Paul Verlaine. Dai materiali poetici, poi raccolti nelle Oeuvres libres, l'artista ricavò preziose tavole illustrate che contengono parte dei versi del poeta, parte di testi a lui ricondotti. Sono situazioni grottesche nelle quali le apparenze inamidate della società ottocentesca francese crollano nell'anti-mondo dominate dalle urgenze del corpo e della sessualità.  In qualche modo l'inversione, l'altra faccia della realtà è rappresentata, nel prologo, dalle foglie che vengono girate e viste dalla parte opposta rispetto a quella con la quale si presentano normalmente. Perfettamente impaginati, scritti a mano e "miniati" con illustrazioni spudorate i fogli rinviano per tipologia stilistica a un gusto ancora pienamente ottocentesco.

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