Tag Archivi: l’allegoria del nome nell’arte

Il rebus del cognome dipinto. Così Moroni rappresentò il cognome Suardo

Nel ritratto del cavaliere Secco Suardo, ambasciatore a Venezia dal 1545, il nobiluomo indica palesemente un elegante braciere, posto su una colonna. L’immagine-rebus è senza dubbio quella di “Su-ardo”, che viene rafforzata semanticamente dall’iscrizione, configurata come un’impresa araldica in caratteri latini: “Et quid volo / nisi ut ardeat?”. Il tema del fuoco (e del verbo ardere) riferisce l’impresa a un versetto evangelico (Luca, XII, 49) riguardante la missione di Cristo in terra: “Ignem vidi mittere in terram; et quid volo nisi ut accendatur” (Sono venuto a portare il fuoco sulla terra; e come vorrei che fosse già acceso!)

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Il bacio degli amanti del Cinquecento. Lei è Ginevra. Ma cosa avviene sotto il piatto?

Per quanto, nell'intenzione dell'autore cinquecentesco, dovesse essere un bacio intenso, il risultato non fu nei termini del realismo. Il nostro occhio - modellato dalle fratture della linea, provocate dal cubismo - apprezza l'errore pieno del profilo femminile in questo splendido piatto che unisce il tardo gotico al Rinascimento, ma la delineazione originaria è in pieno contrasto con l'eleganza della cornice. Prodotto squisitamente artigianale, esso venne probabilmente realizzato con un cartoncino di silhouette - senza disegni interni - e forse lo stencil fu tratto da un'incisione di Beham (1500-1550) perchè la forma del naso della donna, molto particolare - prolungata e imponente - appare in una sua incisione, guardata dal verso opposto

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Arte e rebus. Fermo Stella. Un rebus come firma pittorica a Caravaggio

Sul muro fra la prima e la seconda cappella, nella chiesa di San Bernardino, a Caravaggio, c’è uno dei più begli affreschi della chiesa. Raffigura la Madonna fra San Bernardino (alla sua destra) e San Rocco. Sotto il dipinto si conserva una fascia che reca una scritta a rebus che ci permette di individuare autore e data: Fermo Stella, 1500. ...

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Ti dipingo frasi d’amore. Il tuo nome nella luna

Nel Cinquecento i letterati chiedevano l’ausilio dei pittori per tramutare le parole in “ieroglifici”. Si sviluppò così da una forma di crittografia la pratica del rebus, che in qualche caso veniva utilizzata anche nei quadri, come dimostrano le opere di Lorenzo Lotto o di Dosso Dossi. Un foglio da consegnare all’amata durante un ballo ufficiale

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