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Tutto su “Lo sguardo nell’arte”

Puliscono la statua di Cellini e trovano gli occhi d’argento di Cosimo I. Cosa significa quello sguardo

Un saggio di pulitura ha dato subito un risultato emozionante: celato sotto uno strato scuro e compatto è infatti emerso il chiarore di un metallo di colore diverso dal bronzo e in breve la restauratrice ha potuto accertare che il metallo era proprio argento. Benvenuto Cellini aveva dunque adottato una tecnica usata fin dall’antichità, inserendo lamine d’argento all’interno degli occhi

La Ragazza di Vermeer chi sta guardando? La risposta nell’immagine riflessa dall’orecchino

Una perla di vetro ha il potere di riflettere, deformata, l'immagine dell'ambiente in cui è inserita. Un oggetto riflettente consegna sempre l'immagine dell'ambiente in cui è inserito o delle figure che intercetta. L'immagine in deformazione sferica, che parte dai fiamminghi e diventa assoluta letteratura in Correggio e Caravaggio, torna in Vermeer. L'orecchino contiene quell'immagine. Una donna o lo stesso autoritratto del pittore, nell'istante dello sguardo incrociato?

L'Agnello con occhi umani fu poi coperto da un restauro realistico. Perchè? Il mistero svelato

Durante la pulizia dell'opera, i restauratori si accorgono che l'agnello - e in particolare il muso dell'animale - è stato dipinto due volte. La tavola fu conclusa e dotata di vernice finale e venne ripresa successivamente e modificata. Il muso dell'Agnello fu modificato, come appare nella foto qui sotto. A sinistra vediamo la modifica realistica, a destra l'originale sottostante. I motivi teologici del cambiamento

Vermeer – Psicologia, perché siamo attratti dalla Ragazza con l’orecchino di perla?

La potenza sviluppata da quell’icona si basa sul comportamento della giovane donna, che presentandosi quasi di spalle, ruota il collo, guardando quello chi sta dietro di sé e abbandonando poi la pupilla in uno spazio trasognato. Girare la testa non appartiene alla tradizione posturale della donna. Ne rappresenta un’eccezione amorosa, giustificata esclusivamente da un intenso interesse suscitato dal maschio.

Lo sguardo nell'arte. Il Mosè di Michelangelo visto da Michelangelo Antonioni. Il film

Il Mosè è un marmo che “parla”, capace di trasmettere all’osservatore tutta la bellezza che l’artista gli ha regalato. In questa sua visita, Antonioni entra in completa simbiosi con la scultura, muovendo delicatamente il braccio fino a sfiorarla con la mano per coglierne lo spirito. L’uscita del regista dalla porta della chiesa, accompagnato da un misterioso coro di Pierluigi da Palestrina, fa ritornare l’autore del documentario verso la luce del sole che penetra dall’esterno