Tag Archivi: L’ultima cena nell’arte

Tredici apostoli all’Ultima Cena più Gesù. Perchè in alcuni affreschi i conti non tornano?

Qui la preoccupazione del pittore - che evidentemente sottostava a una pianificazione politico-teologica che giungeva dai committenti dell'affresco - è di sottolineare la continuità della Chiesa, la sua invulnerabilità; la sua eternità. La scomparsa di Giuda non è ancora avvenuta, ma ecco che il pittore anticipa l'avvento di Mattia, che dà l'idea della tempestività della Chiesa stessa a colmare i vuoti che si creano in essa. Ben più di un semplice eccesso, quello dell'affresco di Carisolo. Ma chi era esattamente il tredicesimo apostolo?

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Il Veronese rischiò la morte per l’Ultima cena. Giullari, gozzoviglie e un pene enorme… A processo

L'attenta osservazione di un dipinto del Veronese da parte di Roberto Manescalchi porta alla luce, collegato al clima dell'inchiesta che gli inquisitori aprirono a carico del pittore, un enorme pene umano dipinto tra le gambe del cane che appare nella scena. Cane cazzone? Domeni-cane cazzone? L'episodio sul quale si fa luce svela un possibile intrigo. Perchè Veronese realizzò un'Ultima Cena affollatissima, piena di ubriachi, nani, tedeschi? Osservandola anche oggi appare subito come un'opera assolutamente eretica, considerato ciò che imponeva l'arte riformata: il pieno rispetto delle verità evangeliche, senza aggiunte immaginarie. Quindi fu cambiato il titolo del dipinto, che venne denominato Cena in casa di Levi. Ma il pene del cane passò forse inosservato. Veronese, considerati gli scontri tra i domenicani - clero di emanazione papale - e la Serenissima si prese gioco dei potenti frati, con qualche avallo governativo? Certo che anche il cane a tre zampe - e pertanto zoppo - presente in un altro dipinto potrebbe indicare, sottotraccia, il giudizio grottesco del Veronese, contro il regime inquisitoriale imposto dai domenicani

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L’Ultima Cena di Franca Ghitti: pane, ferro e pittura

L’opera, ritenuta da alcuni il capolavoro dell’artista bresciana, presenta un dipinto a olio di grandi dimensioni realizzato nei primi anni sessanta, e ripreso tra il 2010 e 2011 per creare una installazione dove, in un ordine geometricamente calcolato, elementi e materiali diversi danno vita a un austero rito conviviale fortemente segnato dal presagio e i simboli della passione. E' in mostra a .Milano, alla Galleria d'arte Sacra dei Contemporanei - Villa Clerici, dal 20 marzo al 19 luglio 2014

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