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Ganimede, la coppa e il pene di Giove nell’arte. Le vergognose voglie dei potenti e dei predatori sessuali

Il comportamento del re degli dei giustificava e rendeva di fatto lecita la pratica della pedofilia (il desiderio e la pratica sessuale nei confronti di un impubere) e della pederastia (il desiderio e la pratica sessuale nei confronti di un adolescente). Quest’ultima pratica, in Grecia, fu pubblicamente riconosciuta, accettata e socialmente codificata. Il giovane veniva chiamato eròmenos (amato) e l’adulto erastès (amante). Nella storia dell’iconografia della vicenda tra Giove e Ganimede il rapporto, inteso come rapporto di pedofilia, è magistralmente illustrato da Rembrandt. Non stupisce che sia così che il pittore fu pur sempre figlio di calvinisti o se più vi aggrada cristiani riformati e la severità della morale di fondamentalisti bacchettoni ha prodotto spesso risultati di pensiero devastanti. Devastanti perché Rembrandt visse nel Seicento in Olanda e non 1600 anni prima in Grecia antica

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Artistiche scene erotiche nelle ceramiche pre-incaiche dei Moche, che “facevano l’amore in modo strano”

Sono almeno cinquecento le ceramiche, conservate in musei pubblici peruviani, che rappresentano motivi erotici e sessuali sviluppati dalla civiltà pre-incaica dei Moche, una popolazione vissuta nel nord del Paese,in un periodo tra il I secolo ed il VII secolo D.C., che corrisponde, sulla linea del tempo europeo all'epoca dell'impero romano, del suo declino e dello sviluppo della civiltà longobarda. Buona parte di questo lavori decora elagnti bottiglie di terracotta, caratterizzzate dall'anello circolare, sulle quali appare un'adorazione nei confronti dei prodigi del pene e delle sue capacità fecondative. Pene che si collega all'acqua e al potere fecondante della pioggia

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