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Tag Archivi: rosso fiorentino

Rosso Fiorentino – La disputa con i committenti, quei Santi che paiono diavoli

Resta certo il fatto che l’opera venne rifiutata, finendo allocata in una chiesa del Mugello; e le traversie cui andò incontro hanno lasciato tracce evidenti sul dipinto stesso, come hanno dimostrato le analisi radiografiche e spettrografiche, determinando, oltre che l’incompiutezza (che si evince dal viso di Gesù - con quattro occhi -, dalle mani di Maria e dal manto di san Girolamo), sostanziali cambiamenti sul piano iconografico. Le due figure dei santi che potevano essere collegati alla committenza, san Leonardo e san Benedetto - omonimo del padre della vedova che aveva lasciato il denaro per pagare la pala -, furono infatti rispettivamente trasformate in santo Stefano e in sant’Antonio Abate

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Rosso Fiorentino si suicidò per calunnia? La versione di Vasari e l’ipotesi di oggi

Fu allievo di Andrea del Sarto, ma la sua formazione si svolse in maniera piuttosto autonoma. Partendo dalle costruzioni equilibrate del maestro, ne forzò le forme esprimendo un mondo inquieto e tormentato. Il 26 febbraio 1517 fu immatricolato nella Compagnia di San Luca tra i pittori. Risale al 1521 l’opera considerata il suo capolavoro: la Deposizione di Volterra. Dal 1523 al 1527 fu a Roma alla corte pontificia di Clemente VII, che lasciò per sfuggire al Sacco della città, durante il quale subì diverse disavventure. Trovò accoglienza prima a Perugia, poi a Borgo San Sepolcro e ad Arezzo. Nel 1529 l’artista si stabilì a Venezia, ospite di Pietro Aretino. L’anno seguente raggiunse Parigi, dove iniziò a lavorare al servizio di Francesco I

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La Deposizione di Rosso Fiorentino e D’Annunzio. Entrare nella struttura del quadro

"Già il vento della Resurrezione soffiava intorno al legno sublime. Ma tutta l'ombra era in basso, tutta l'ombra sepolcrale era sopra una sola carne, era sopra la Madre oscurata, sopra il ventre che aveva portato il frutto di dolore. 'La luce m'è sparita' aveva detto nell'antico lamento. Fra Maria di Cleopa e Salomè, tra due donne ignare e caduche, ella era già come un lembo della notte eterna".

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Rosso Fiorentino: a ventisette anni realizza il suo capolavoro

[dropcap]I[/dropcap]n questa Deposizione, eseguita a soli ventisette anni per la cappella della Compagnia della Croce di Giorno di Volterra, la bruciante, vertiginosa tensione astrattiva del Rosso giunge al suo apice. L’opera, con la violenta purezza dei colori e le luci chiamate a illuminare un palcoscenico senza tempo, è considerata da molti il capolavoro dell’artista.

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Pontormo e Rosso Fiorentino. L’intervista ai curatori della mostra

Entrambi svilupparono nuove vie espressive rispetto agli artisti dei loro anni. La brusca sterzata rispetto al classicismo d’inizio Cinquecento, di stampo raffaellesco, ma anche rispetto alla pittura ritenuta da Vasari “senza errori” di Andrea del Sarto, avviene intorno al 1514 e quella nuova “maniera” venne portata avanti da entrambi i pittori in modo autonomo e differente.

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Pontormo e Rosso fiorentino, la spregiudicatezza della “Maniera moderna” a Firenze

Palazzo Strozzi ospita, fino al 20 luglio, la grande mostra "Pontormo e Rosso Fiorentino. Divergenti vie della 'maniera'", un’esposizione dedicata all’opera dei pittori più anticonformisti e spregiudicati fra i protagonisti del nuovo modo di intendere l’arte in quella stagione del Cinquecento italiano che Giorgio Vasari chiama ‘maniera moderna’

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