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Trovate a Ferrara le fondamenta del cancellato oratorio settecentesco dedicato al santo anti-usura

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Un piccolo oratorio Settecentesco, nuove porzioni del perimetro dell’antico quartiere, parte della vecchia area artigianale, cortili di abitazioni, segni di fuoco, camini, pozzi. E poi: frammenti ceramici, resti di intonaci.

Sono diversi gli elementi storici che stanno emergendo dagli scavi di largo Castello, mentre continuano i lavori di ripavimentazione (realizzati – con un investimento di 600mila euro – dalla “Porfidi delI’Isola” Srl di Bonate Sopra).

Le novità hanno portato Amministrazione e Soprintendenza a disporre rilievi con droni che convergeranno in un documentario sui nuovi segni del passato che l’intervento di fronte al Castello ha consentito di individuare.

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“Gli scavi, dopo decenni – spiega il sindaco Alan Fabbri – hanno portato alla luce elementi storici che vogliamo valorizzare, promuovere, far conoscere e anche portare nelle scuole. Da qui la scelta di documentare i ritrovamenti e spiegare, in un video dedicato, le nuove tracce della storia emerse. Sarà anche un modo per valorizzare il prezioso e appassionato lavoro degli archeologi che da mesi stanno, con pazienza certosina, studiando e analizzando l’area di scavo. Grazie alla dottoressa Chiara Guarnieri – che coordina questo importante lavoro – per il grande apporto che sta fornendo alla conoscenza storica del passato della nostra città”.

I nuovi temi al centro dell’indagine degli archeologi si aggiungono ad alcune ulteriori conoscenze acquisite in ordine ad altri ritrovamenti, come l’antico rivellino (elemento della fortificazione staccato dalla cinta muraria e posto in posizione avanzata) del Castello, la cui base è stata mappata nella sua interezza e che si estende nella porzione stradale lato palazzo Borsa.

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L’elemento di maggior evidenza individuato nel corso della nuova fase di scavi è un piccolo edificio che – come spiega la responsabile della tutela di Ferrara Chiara Guarnieri – che dirige il team di 4 archeologi di Phoenix archeologia incaricato dalla Soprintendenza e costantemente presente sul cantiere – “è riconducibile all’oratorio di San Bernardino da Feltre, legato al Monte di Pietà, attuale palazzo della Borsa, e risalente a un periodo immediatamente successivo alla metà del 1700 (vedi ritaglio cartina del Bolzoni in allegato ed evidenziazione in rosso, ndr).
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L’oratorio, dalle tracce emerse dagli scavi, si presenta a pianta unica, molto articolata. L’edificio fu distrutto nel 1800, ma ne abbiamo descrizioni e prospetti: aveva la facciata esposta a est”. Inoltre le altre murature che riaffiorano dal sottosuolo – visibili anche ai passanti – disegnano la configurazione di altri antichi edifici. “Dai primi rilievi ipotizziamo che l’area che si affaccia alla destra del Castello (dando le spalle allo stesso) sia stata occupata da edifici adibiti a funzioni artigianali ma anche ad uso abitativo. Sono emersi segni di fuoco, camini, pozzi, ma anche frammenti ceramici, resti di intonaco, alcune testimonianze della quotidianità di chi qui viveva e lavorava”. Le indagini storiche proseguono, parallelamente al cantiere, e si concentreranno ora nell’area verso via Borgo dei leoni.

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