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Un corpo da pesare, dagli uomini-Dei agli uomini-Nulla

La pittura esprime una visione del mondo. Non c’è dubbio. Fu il mezzo storicamente più immediato per comunicare, con semplicità ed incisività, un’immagine della vita. Pensiamo soltanto ai quadri sacri che, attraverso un “fotogramma”, erano in grado di trasfondere ai fedeli concetti fondamentali nell’ambito dell’ortodossia, ai fini di una corretta lettura della complessità del pensiero religioso. Ma non è soltanto nelle opere sacre che si manifesta, con intensità, la concezione del mondo. Anche i quadri erotici, in quanto suscitatori dei sensi, sono portatori di un “senso”. Indicano, soprattutto, il livello al quale l’uomo colloca se stesso nel rapporto con la materia, quindi, per contrasto, con la sfera spirituale. Altri indicatori, nell’ambito della stessa forma artistica, parlano della considerazione in cui è tenuta la donna, in una data civiltà. La pittura d’eros fornisce pertanto, al di là degli aspetti lubrici, una chiave di lettura fondamentale per comprendere la mentalità di un’epoca e, a livello di successione di periodi, per osservare i mutamenti storici profondi nell’ambito dell’idea del corpo. In queste pagine abbiamo voluto accostare le tavole di Marcantonio Raimondi, l’incisore che lavorò a lungo per Raffaello e che qui offre i soggetti tratti dai disegni di Giulio Romano, il quale, a sua volta, fu allievo del grande urbinate; leggiamo poi una tela morbidamente spudorata di Watteau (e siamo nel Settecento, il secolo che configura l’isola corporea come strumento di seduzione, contestazione o promozione sociale); percorriamo poi la struttura semantica di un piccolo dipinto di Théodor Géricault (1791-1824) che ci permette di evidenziare la persistenza di un pensiero “corporeo” di matrice rinascimentale, ai tempi del Romanticismo; infine confrontiamo queste opere – dominate da un aspetto gioioso o grandioso dell’umanità, colta nell’istante della nuda verità – con il dolore mortale e l’oscuro, drammatico vento nichilista che si abbatte sul quadro Dopo l’orgia (1921) di Cagnaccio di San Pietro, un dipinto che indica inequivocabilmente la nuova concezione dell’umanità, negli anni che si aprono alle tempeste delle dittature, in un anti-umanesimo che avrebbe portato alla guerra e ai campi di concentramento. L’umanesimo fisico. L’uomo e la donna nuove divinità Ecco allora, Marcantonio Raimondi, l’incisore, o meglio sarebbe dire Giulio Romano, perché l’invenzione di questi quadretti proibiti fu sua. L’artista che, dopo la morte del maestro, venne chiamato a Mantova dai Gonzaga – e qui recò, rinverditi da una fervida immaginazione manierista, i geni portanti della pittura romana dell’epoca, costituiti, appunto, da Raffaello e Michelangelo – dimostra una concezione atletico-olimpica del sesso. Il tandem Raimondi-Romano canta il sesso degli Dei per cantare quello degli uomini. Se Leonardo riteneva l’accoppiamento l’atto più tristemente scomposto al quale la natura chiama gli esseri umani – in un arruffato, animalesco ritorno ai primordi -, Giulio Romano dimostra invece, con un linguaggio michelangiolesco – sottolineato dalla statuarietà dei corpi e dalla dimensione ginnica del rapporto sessuale -, la sua adesione a un’idea ancora rinascimentale, nella quale anima e corpo si fondono nella completezza di un quadro umano che colloca la nostra specie in un punto equidistante dalla Natura e da Dio, secondo la concezione ficiniana dell’uomo copula mondi, elemento di connessione tra la materia e lo spirito. Il Settecento e il corpo strumento di seduzione Il Settecento vede il corpo come strumento di seduzione, che consente di portare a sé – sé-durre – l’altro. La sfera corporea diviene pertanto da un lato elemento di scambio e dall’altro mezzo di contestazione al vecchio mondo, pesantemente raggelato da una religione che vive più nell’arrocco che nell’autentica interpretazione del messaggio evangelico. Una contestazione che sarebbe divenuta un’enciclopedia della provocazione estrema con le 120 giornate di Sodoma di De Sade, viaggio nei gironi di una sessualità che diviene distruzione di sé, dei partner e dell’idea immutabile di virtù. Ma al di là dei comportamenti estremisti – come quello di De Sade – assistiamo, nel secolo dei lumi, ad una crescente rappresentazione della spudoratezza, come disvelamento dei meccanismi erotici che presiedono i grandi giochi del mondo. L’opera di Watteau, realizzata attorno al 1715, porta in scena una giovane donna stesa sul letto. La posizione assunta lascia solo intendere l’autentico progetto iconografico del quadro, nato come rappresentazione della “somministrazione del clistere”. Un disegno, oggi conservato in una collezione privata, mostra infatti la ragazza in un’analoga postura, mentre un’anziana armeggia dietro di lei. Soggetto fortissimo, caratterizzato da una irruzione violenta nella sfera più spudoratamente intima, evidentemente abbandonato – nella sua completezza – dall’autore nel corso della stesura pittorica, che si evidenzia per la resa degli incarnati più sconvolgenti e morbidi della storia dell’arte. Il rapporto a tre. Géricault e il gioco delle attrazioni Théodore Géricault, che nel 1819 avrebbe dipinto La zattera della Medusa – drammatica ricostruzione delle conseguenze di un incidente navale avvenuto al largo della costa africana -, tra il ’17 e il ’20 realizzò il dipinto intitolato Gli amanti, nel quale mise in luce un sensualissimo ménage a trois. Il rapporto tra i corpi è gioioso e, sotto il profilo dell’impaginazione, ricorda proprio il modello delle opere di Giulio Romano-Marcantonio Raimondi. Qui prevale la dimensione del corpo colto nella sua naturalezza e senza pudore. Il rispetto reciproco, che diventa attrazione profonda, è testimonianza dell’intensa considerazione manifestata dall’Ottocento di matrice rousseauiana nei confronti delle verità corporee, intese come autentica dimostrazione della bontà della natura. Dopo l’orgia: il corpo senza valore del primo Novecento E, con Cagnaccio di San Pietro, giungiamo al primo Novecento. Cos’è avvenuto nel frattempo? Perché le tre donne, a terra, sono collocate come se fossero state sopraffatte, consumate e tratte a fondo da un vortice? Il sesso è divenuto consumo e sopraffazione. I corpi, generi commestibili. Gli ultimi decenni dell’Ottocento, tra sviluppo industriale e diffusione del pensiero positivista, portano a una progressiva perdita di valore del corpo umano. Darwin ha lanciato la pietra evoluzionista al centro del mondo. La dichiarata ascendenza animale dell’umanità – e l’esibita, spaventosa parentela con le scimmie che cancella, di fatto, ogni possibilità di antropocentrismo – costituisce un trauma per una società nata con il dogma creazionista della religione cristiana. La compensazione è costituita dalla scienza e dal progresso. L’apertura di nuove frontiere di ricerca porta la sfera corporea a una dimensione di pura materia da curare o manipolare. Gli studi freudiani trasformano poi l’anima in psiche, cioè in un luogo di proiezione delle conoscenze sessuali infantili. Il positivismo elimina ogni residuo umanistico. Ciò che conta non è più tanto l’uomo, quanto la tecnica e le sue modalità di gestione. E’ sul mutamento profondo dell’orizzonte antropologico che si sviluppa la grande battaglia per la gestione e il controllo della tecnologia e delle materie prime, che porterà alle dittature e al secondo conflitto mondiale. E al tempo stesso alla svalutazione del corpo, ridotto a un grumo di sostanze chimiche, privo di importanza, pronto ad essere lanciato nella guerra o consumato nei lager. (curuz) SE HAI GRADITO L’ARTICOLO E STILE ARTE, VAI ALL’INIZIO DELLA PAGINA E CLICCA “MI PIACE”

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