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Un soffio di luce un battito d’ali. Da oggi al Castello di Padernello le opere di Rina Soldo e di Giovanni Repossi

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Sabato 17 settembre, ore 17.30: inaugurazione della mostra Un soffio di luce un battito d’ali, al Castello di Padernello, visitabile fino al 15 dicembre 2022.

17 settembre 2022 – 15 dicembre 2022

Mostra a cura di Giacomo e Gian Mario Andrico

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Modalità di accesso
Ingresso e visita guidata alla mostra con prenotazione obbligatoria.
L’ingresso alla mostra è compreso nella visita al Castello.
Per acquistare il biglietto dedicato esclusivamente alla mostra è necessario prenotare telefonicamente allo 030 9408766 (in orario d’ufficio).

Orari
Martedì, Mercoledì, Giovedì e Venerdì alle ore 10:00 e alle ore 15:00
Sabato alle ore 10:30, 14:30, 15:30 e 16:30
Domenica alle ore 10:30, 14:30, 15:00, 15:30, 16:00, 16:30, 17:00 e 17:30
Chiusura il Lunedì.

Prenotazione e Tariffe
Per visitare il castello e la mostra, effettuare la prenotazione (obbligatoria) cliccando qui

Luogo per racconti al fuoco.
Luogo per “incontri”.
Ecco la vera funzione sociale e culturale del Castello di Padernello.
“Il Castello”, questo masso poetico di laterizio e intonaco argenteo, ha rivelato da solo, c’è voluto del tempo, il suo futuribile destino.
Il Castello lo ha disegnato da solo il proprio avvenire, più che la labile volontà delle persone che lo hanno abitato.
Donare incontri, non può essere che questo il suo vero lavoro; creare occasioni, occasioni per unire parole e sensazioni passate con intuizioni per il domani.
Vuole essere un ristoro per anime il Castello.
Qui tutti possono vedere spettacoli, mostre di artisti pittori, artigiani e abili scultori di valore che puntualmente non hanno modo di essere riascoltati nel caos pigro delle disturbate, influenzabili e smarrite città.
Qui al Castello anche chi non vuole incontrare un quadro dipinto, anche solo per caso, si può imbattere nella infinita poesia della pittura di Rina Soldo, anima ed artista metafisica per assenze umane, scrittrice di immagini poeticamente risolte e assolute.
La pittura di Rina Soldo è un colorare fatto senza figure umane, assenze volute per non sporcare di inutili rumori il silenzio delle sue grosse tele.

Qui al Castello puoi viaggiare nella colta visione di un’ Odissea lasciata affiorare dal delicato e sapiente modo di dipingere di Giovanni Repossi; “il Professore”, il saggio maestro di Brera, il condottiero silente e nobile dalla bianca barba, guida per tutti quei giovani della nostra provincia che hanno vissuto l’Accademia di Brera come un sogno romantico carico di classicismi e di tutti gli altri “ismi” del Novecento.
Quei giovani del “Professore di Brera” hanno sognato di inseguire il lavoro della Milano laboriosa, acuta e resa ricca dai più grandi artisti degli anni sessanta italiani che hanno influenzato le arti di tutto il mondo.
Quei giovani del “Professore”, hanno amato Milano, la “capitale discreta” e laboriosa del nostro paese, vera fedele e taciturna capitale di una nuova Europa ancora da venire.

E un piccolo luogo Padernello, piccolo “antico” e futuro feudo Visconteo, e può abitare in questo piccolo feudo di provincia una “antica vocazione” alla didattica degli incontri.
Incontri come occasioni che avvicinano per la prima volta al ristoro che le opere d’arte, importanti e minori, possono donare a ogni essere umano.
Scritti su carta, racconti su tele, nutrimenti necessari come acqua per il nostro esistere.
Padernello nutre il granducato e la sua provincia, la nutre non di solo pane, la nutre di memoria, di poesie, di storie narrate e dipinte, donateci da chi hanno saputo e amato questo nostro paese.
Amare il nostro Paese.
Questo è il grande segreto: “… devi semplicemente amare il tuo Paese …” se vuoi restituire un poco di quella luce che assorbi ogni giorno della tua vita.
Amare semplicemente il nostro Paese, un gesto generoso e assoluto che artisti e poeti hanno saputo compiere, dando tutto di se stessi.
Basta scorrere le loro opere per capirlo, e scorrere le loro opere non è altro che cercare cultura e cure.
Padernello con il suo Castello è questo, un piccolo angolo di infiniti silenzi, silenzi che generano ascolti.
Padernello si definisce e si disegna da solo, ed è lontano dal lasciarsi assimilare al ruolo di una pantagruelica bassa mangiatoia, mansione, questa, del resto, toccata a quasi tutte le ville nobili dei nostri fiumi.
Padernello, quindi, luogo – ristoro per anime!
A futura memoria!

Giacomo Andrico

Rina Soldo
Dell’artista mi colpì immediatamente il gesto sciolto. Assaporai la sorpresa, un po’ sciocca e un po’ maschilista, d’osservare una pittrice tanto brava da stare, a pieno titolo, dentro l’arte del Novecento italiano.
Come ci riuscì? Penso perché s’affidò, la pittrice, alla Poesia oltre che aggrapparsi alla pittura. Fu la speculativa ispirazione poetica a permeare e permettere il balzo, il salto di qualità che inserirà la Soldo, e con rara disinvoltura, nei valori di quella corrente artistica che passerà alla Storia dell’Arte italiana come “Modernismo”. (Gian Mario Andrico)

Ma tu disegni sempre la pioggia!
“Molti miei quadri sono tempestosi. Ma anche rosa o verdi. Sai cos’è il pittoresco?”
No, rispondevo.

“Spiegato semplicemente, il pittoresco è una cosa banale. Una cartolina è pittoresca, con il sole, il tramonto. Il pittoresco è tutto quello che ci aspettiamo dalla pittura. A me non piace, il pittoresco. Hai capito?”
Annuivo per semplice educazione e anche perché era una signora dai modi bruschi e imperiosi, rapita completamente da una porzione di mondo che consisteva nella “religione della pittura”. Non era molto facile capire allora, da bambino, cosa fosse il pittoresco. Ma ne intuivo il senso, senza comprenderlo a fondo. Il pittoresco doveva essere la scarpa prevedibile di una giovane donna mentre gli scarponi di Rina erano anti-pittoreschi, imprevedibili e strani. (Maurizio Bernardelli Curuz Guerrieri)

Giovanni Repossi
Io credo che la tecnica dell’acquerello fu la più somigliante al carattere dell’artista, la più morbida, speranzosa, la più inoltrata nel senso di rimandare a un avanti, proprio a un passaggio indeterminato nel bosco della vita e dell’arte.
Repossi, credo, predisse quella cultura ecologica di cui allora non si parlava e mise nel bosco un soggetto respirante e un’allegoria, il patto della natura tra la persona e il Verde maiuscolo della sintesi clorifilliana. Sentì, Franco Giovanni, la pulizia del creato e le infisse nel bosco.
Uomo della città fortificata, della Chiari storica, non finse di eludere la campagna, poco o tanta che fosse; e forse prese anche da lì la coscienza di un debito da risolvere. (Tonino Zana)

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