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Un tributo alle donne nella personale di Adele Lo Feudo

…Perché la donna non è cielo, è terra
carne di terra che non vuole guerra:
è questa terra, che io fui seminato,
vita ho vissuto che dentro ho piantato,
qui cerco il caldo che il cuore ci sente,
la lunga notte che divento niente.

(Edoardo Sanguineti, La Ballata delle Donne)
a adele 1di Stefano Maria Baratti

Dal 26 Giugno, 2016 presso Il «Museo a Cielo Aperto» di Camo (Cuneo), la mostra di Adele Lo Feudo (Cosenza, 1967) intitolata «Presenze/ Assenze: Io Sono!» è un eterogeneo tributo al ruolo femminile nel settore creativo, attraverso quattordici ritratti di donne, tra artiste, artigiane e designer: sette viventi (le «presenze»), e sette scomparse (le «assenze»). Sono ritratti scomposti, rivisitati e riproposti con inquietudine da un’artista che ha realizzato diverse mostre con una tematica dedicata alle emozioni e ai riferimenti spirituali che interrogano non solo sull’ esistenza di un più ampio continente dell’arte, ma anche sull’importanza di collegare la volontà di ricostruzione alla necessità di indagare gli episodi che sembrano trasgredire la storia fatta dai soli artisti uomini.
a adele 2Lo stesso titolo «Presenze/ Assenze: Io Sono!» termina con un’esclamazione, quasi un messaggio con valore rafforzativo che vuol affermare – con tono di voce alto e con l’enfasi propria del discorso diretto – la frontiera più avanzata su cui attestare la libertà della donna e la sua autodeterminazione. In tale contesto, Lo Feudo connota dei parametri attuali dove presumibilmente l’arte al femminile non ha ancora trovato adeguata collocazione rimanendo nella storica subalternità rispetto a quella maschile.

a adele 3Ma al di là di alcune cautele e polemiche legate a questioni di genere occorre, forse, puntualizzare che per l’artista cosentina esiste un terreno affine, riconducibile alla libertà di comunicare attraverso la potenza dell’immagine ciò che l’ingegno della donna avverte senza regole o dogmatismi: il prodotto di un talento progettuale che fa parte della ciclità della vita, e su cui Lo Feudo dedica quattordici ritratti (personaggi famosi e scomparsi, oppure contemparanei ed emergenti) che non reagiscono con senso di smarrimento ma con volontà di determinazione ed invenzione di sé : «da tempo in un cantuccio della mia mente avevo riposto l’ idea di un progetto al femminile per fare conoscere o ricordare donne che per l’Arte avevano consumato tutta la loro vita».
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Le sette opere rappresentanti le artiste scomparse («Assenze») a cui Lo Feudo dedica uno spazio privilegiato, sono nella maggioranza donne in principio autrici solitarie, clandestine, relegate in una condizione di marginalità e destinate a essere dimenticate, che divennero (o sarebbero potute divenire) tra le voci più significative dell’arte del nostro tempo: Ana Medieta (1948-1985), una delle prime artiste latino-americane ad avere un ruolo significativo a New York , morta nel 1985 cadendo dal 35° piano in circostanze mai chiarite; Pippa Bacca (1974-2008), nipote di Piero Manzoni, artista morta tragicamente durante la performance itinerante «Spose in Viaggio», con cui si proponeva di attraversare, in autostop, 11 paesi teatro di conflitti armati;
a adele 5Gina Alessandra Sangermano (1966-2007), fotografa calabrese emergente, donna brillante e piena di energia, spirito libero e creativo, precocemente scomparsa; Francesca Woodman (1958-1981), fotografa originaria del Colorado, resa famosa dalle sue esposizioni lunghe o la doppia esposizione, morta suicida gettandosi da un palazzo di New York all’età di 22 anni; Tina Modotti (1846-1942), fotografa e attrice morta a Città del Messico secondo alcuni in circostanze sospette; Niki de Saint Phalle (1930-2002), celebre pittrice, scultrice, regista e realizzatrice di plastici; Frida Khalo (1907-1954), leggendaria pittrice messicana che in seguito ad un evento terribile, cambiò drasticamente la sua vita e la rinchiuse in una profonda solitudine che ebbe solo l’arte come unica finestra sul mondo.
a adele 6Lo Feudo colloca queste sette «Assenze» in una sala immersa nella penombra, a luci diffuse, tramite un assemblaggio composto da «scatole» di legno («shadow boxes» concettuali), all’interno delle quali sono racchiusi i ritratti che, come delle reliquie, verranno estratti al momento della mostra, e appesi alle pareti circostanti con un velo di garza. Riallacciandosi tematicamente alle effigie degli antichi « fayyūm» egiziani di età tolemaica, questi ritratti visti di prospetto costituiscono una preziosa testimoninaza mnemonica della storia, del contributo e dell’evoluzione artistica di queste donne.

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Le sette «Presenze» che si contrappongono in maniera armoniosa e solare come una soluzione di continuità tra vita e morte – in modo da ricongiungere la dicotomia «essere/non essere» sotto un unico comune denominatore – sono sette donne attive nell’attuale settore culturale italiano. Richiamando il tema nordico delle ghirlande seicentesche che circondano gli angeli annunzianti di Sassoferrato, Lo Feudo ritrae le sette donne al centro di ovali contornati da vivi simbolismi floreali. Sbocciando alla stregua di gemme rare e preziose emergono la dolcezza e la forza di carattere dei soggetti, avvertibili nella delicata trama dei colori, nelle raffinate sfumature cromatiche, nella lussureggiante sensualità femminile e dalla devozione dell’anima.
a adele 8Il gruppo di opere viene collocato sul pavimento di una sala adicente e luminosa. Protagoniste di questa costellazione di emozioni sono: Alessandra Primicerio (critico e storico dell’arte, fiore: rosa rossa); Angelica Sticca (fotografa, fiore: tulipano viola); Grazia Marino, in arte “Dadagabem” (scultrice, fiore: bouganville); Esperia Piluso (sociologa e blogger, fiore: ninfea blu); Erminia Fioti (performer e pittrice, fiore: papavero); Giulia Morello (scrittrice, fiore: girasole); Vivy Lombardo (designer, fiore: orchidea).
a adele 9Artista autodidatta, Adele Lo Feudo continua a dimostrare – unitamente a essere una pittrice di rara sensibilità e tecnica pittorica – un’estrazione artigiana che l’accompagna nella vita professionale come nella ricerca estetica. «Ogni volta che una donna viene lasciata sola, ogni volta che una donna viene dimenticata, ogni volta .…ce ne sarà un’altra pronta a non farla dimenticare!» ecco il filo conduttore della sua parabola umana ed artistica che in «Presenze/ Assenze: Io Sono!» rimanda alla sua specifica e personale formazione in continuo sviluppo.

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