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Vittorio Botticini


 

La formazione culturale di Vittorio Botticini prende avvio negli anni Trenta del Novecento. Compie gli studi all’Accademia di Belle arti di Verona, città in cui svolge, nel 1928, il servizio di leva. L’ambiente scaligero, particolarmente ricco di fermenti culturali, suscita nel giovane Vittorio un intenso interesse nei confronti delle tecniche e delle espressioni in linea con la modernità, un’inclinazione che si rivela fin dalle prime opere. Egli si indirizza verso una tipologia d’arte non provinciale e decisamente cosmopolita, che trova il principale riferimento negli orizzonti parigini, dove i modelli dominanti sono postimpressionisti. L’inizio del secondo conflitto mondiale riduce notevolmente, fino all’interruzione, l’attività creativa di Botticini, ma al termine delle ostilità, nel 1945, egli vive la eccitante stagione della ricostruzione, avendo modo di impegnarsi anche in ambito politico. E’ appunto in questi anni che la nuova generazione di artisti vive il rapporto con quella precedente in termini conflittuali, anche dal punto di vista ideologico. La pittura tra le due guerre era stata narrativa e realista, mentre il Dopoguerra è caratterizzato da una reazione espressionista. Si guarda costantemente alla Scuola di Parigi. E, al di sopra di tutti, a Picasso.

La lezione che giunge da lui deriva dall’importanza assunta da Guernica (1937). L’opera, che esprime tutto l’orrore della guerra, viene considerata come la “nuova Sistina”, e per moltissimi autori rappresenta la fonte ideale da cui muovere per affrontare un processo di aggiornamento (bisogna tenere presente che Picasso entrò a far parte della Collezione Feroldi di Brescia, ed alcuni suoi lavori vennero pubblicati dal periodico Brescia Illustrata). E’ appunto da una compagine di sette artisti (considerati dalla critica locale innovatori, avveniristi, modernisti) che nasce il “Gruppo di Corso Mameli”, composto da Botticini, Lancini, Ragni, i Ghelfi, Corbellini e Cavellini, il quale – seppure non raccolto attorno ad un programma di movimento – svolge tuttavia un ruolo di oggettiva contestazione nei confronti della tradizione. Nel 1945 viene fondata in città l’associazione Arte e Cultura (la futura Aab), di cui G. B. Bignetti è il primo presidente. Alla sua costruzione partecipano tutti i pittori del “Gruppo di Corso Mameli”, sostenuti anche da una critica valente ed attenta che ne fa subito un punto di riferimento e di incontro con il pubblico; tutto lasciava pensare che l’ambiente artistico bresciano avrebbe potuto dire la sua nel panorama di trasformazione che si stava delineando per l’arte italiana. Purtroppo non fu così.

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