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Nel Quattrocento a Venezia donne e bambini non potevano essere ritratti

Nel Quattrocento c’è una significativa differenza tra la ritrattistica veneziana e quella di altre regioni o città. In laguna gli artisti sembrano evitare i soggetti femminili o infantili, ritratti invece con grande frequenza a Firenze e in altre città nordeuropee e italiane. “Si sa che i gusti sono inspiegabili – commenta Rona Goffen nel saggio “Valicando le Alpi: arte del ritratto nella Venezia del Rinascimento” – ma il gusto per la ritrattistica che pervadeva la Venezia rinascimentale diventa in larga parte comprensibile, se lo si considera alla luce della morale dell’epoca – soprattutto sotto il profilo del ruolo della donna e del comportamento esemplare che ci si attendeva dalla classe dominante”

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duree copertina 2

Dürer e la bellezza, tra pathos e meticolosità

La rappresentazione della persona umana e la concezione prospettica dello spazio, vale a dire la ricerca della bellezza, sono stati i due problemi centrali dell’opera di Dürer dopo il suo secondo soggiorno veneziano, portando ad una felice fusione dell’elemento nordico, fatto di pensosa serietà, sensibilità finissima, meticolosa accuratezza, con il grandioso mondo formale, la magnificenza cromatica e il pathos dei suoi modelli italiani

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nudo d'arte dell'ottocento

Nudo artistico primo Novecento – Il brivido d’eros delle trisavole

Collezionate in buona parte da un pubblico maschile, le fotografie di nudo d'arte danno il segno di un mutamento d'epoca: dai polverosi apparati scenografici di derivazione pittorica al libero, nudo gioioso degli anni dannunziani. Lentamente si univano due categorie eccessive - quella della moglie e quella della prostituta - e si preparava la liberazione sessuale novecentesca

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Gustav Jaeger: (1808 Leipzig - 1871) L'asina di Balaam,, 1836, olio su tela, 50 x 63 cm

Cosa significa l’asino nei quadri e nel presepe?

Il ruolo ambivalente dell’umile cavalcatura nelle opere d’arte. La valenza positiva dell’animale nei dipinti religiosi, dove esso appare anche come rappresentazione dei popoli pagani. Nel mondo greco e nel Rinascimento la bestia da soma significò l’acuta sordità della mente, nonostante i lunghi orecchi

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ditone

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