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Dipingere la neve – Tecniche e segreti per un paesaggio perfetto

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Camille Pissarro, Louvencienne, 1872

Camille Pissarro, Louvencienne, 1872

pissarro louveciennes 1872
Tra i paesaggi di neve più intensi d’ogni tempo, non possiamo dimenticare l’opera di Camille Pissarro (1830-1903),Chemin de Creux, neige (1872), un olio su tela di dimensioni medio piccole- 46 x 55 -che emana una luce straordinaria (qui sopra) . Anch’esso, come la Gazza di Monet, si inserisce in un periodo di sperimentazione nel quale la pittura di sintesi è meno ardita – le pennellate sono meno evocative, più lisce e il colore risulta steso morbidamente – un periodo di passaggio dalla tradizione pittorica, in parte già rinnovata dalla pittura en plein air dell’école di Barbizon, e all’innovazione impressionista. Mentre la maggioranza dei paesaggi innevati di Pissarro sono dipinti in condizioni di luci stabili e diffuse, qui il maestro cerca quella che i macchiaioli avevano definito la macchia, cioè il contrasto intenso tra luci e ombre, in porzioni geometriche di terreno o di muro. Un contrasto che gli impressionisti avrebbero allargato. Non più un dialogo chiaroscurale tra aree del dipinto – come nei macchiaioli- ma l’avvento di una luce fremente, che mutava persino il colore delle ombre. Monet sarebbe stato il principale punto di riferimento di questa linea stenografica della pittura di luce, ma tanto aveva appreso osservando il suo primo, oscuro, ma determinante maestro, Boudin, e il decano dei pittori di paesaggio ribelli, Pissarro, appunto. Il sole non alto sull’orizzonte del sentiero di Creux, in Pissarro, segmenta il declivio, in parte trapassando i rovi, in parte fermandosi contro i fusti di piccole piante che crescono accanto alla palizzata, alla nostra destra. Con una luce presssochè radente alla superficie, accolta dal terreno coperto di neve, il pittore dispiega tutta la propria abilità nel rilievo cromatico, offrendo un’opera di grande virtuosismo, in cui si somma ogni conoscenza pittorica del passato ad ogni innovazione luminista, soprattutto a livello delle ombre. In circa mille metri quadrati di aerea, il maestro trova un terreno che presenta ogni possibile variante richiesta dal paesaggio innevato. Luce primaria del sole, riflessi, luce riflessa, luce del cielo, ombre superficiali e ombre profonde, gli sfumati prospettici, i neri intrisi d’acqua e di ghiaccio degli alberi, la neve azzurra sui tetti, la neve sempre più grigia nelle parti in ombra, il contrasto tra gli arbusti rossicci e il cielo perlaceo, i rosa sporchi dei muri della piccola casa. Vale certo la pena soffermarsi su ogni parte di questo paesagio mitico per apprezzare le infinite varianti tonali.

 

pissarro louveciennes 1872
Come nella Gazza di Monet, Pissarro prepara un fondo rosa-beige, prima di intervenire sul quadro a livello d’opera d’arte. La preparazione chiara ha il fine di aumentare la luminosità del quadro, interferendo con esso dal basso e riportando in superficie un magico lucore, suggerendo i colori rosati che giungono dalla rifrazione della luce del sole negli strati più prodondi della neve. Analoga è la procedura seguita dai due pittori per rendere la superficie dei due edifici, in entrambi i quadri. Il colore del muro laterale della casa e della piccola struttura in muratura è quello della preparazione iniziale, appena ritoccato.

Pissarro, oltre ad essere un faro, per i più giovani, nell’ambito della pittura en plein air, sarà sempre un grande sperimentatore. Nel corso della sua lunga carriera proverà diversi effetti, tra analisi e sintesi, tra pointillisme e quella stenografia telegrafica di punto, virgola, linea che era la peculiarità di Monet, Sisley e, in parte di Morisot. I quadri di Pissarro che presentiamo, in modo antologico, in questa pagina, dimostrano un costante variare della tecnica, non solo per cercare nuovi effetti, ma per commisurare l’atteggiamento tecnico nei confronti dell’effetto stesso.

 

Camille Pissarro, Effetto neve a Montfoucault, 1874 circa. L'opera è realizzata nell'anno della prima mostra degli impressionisti. Monet e Pissarro dimostrano di moltiplicare, in quell'anno, gli esiti di una pittura sempre più rapida e stenografica e, spesso sommaria, muteranno successivamente atteggiamento

Camille Pissarro, Effetto neve a Montfoucault, 1874 circa. L’opera è realizzata nell’anno della prima mostra degli impressionisti. Monet e Pissarro dimostrano di moltiplicare, in quell’anno, gli esiti di una pittura sempre più rapida e stenografica e, spesso ,sommaria. Per capire l’apice della provocazione impressionista osserviamo questo quadro, raffrontandolo con quello soprastante, che abbiamo accuratamente analizzato

 

Camille Pissaro, Vue sur l'hermitage en neige, 1874

Camille Pissaro, Vue sur l’hermitage en neige, 1874

 

 

Camille Pissarro, Giardini delle Tuileries e padiglione di Flore, effetto neve, 1899, 54 per 65 centimetri

Camille Pissarro, Giardini delle Tuileries e padiglione di Flore, effetto neve, 1899, 54 per 65 centimetri

Camille Pissarro, Giardini delle Tuileries e padiglione di Flore, effetto neve, 1899, 54 per 65 centimetri

Camille Pissarro, Giardini delle Tuileries e padiglione di Flore, effetto neve, 1899, 54 per 65 centimetri

 

Pissarro-Boulevard sotto la neve

Camille Pissarro, Les Boulevards extérieurs. Effet de neige, 1879

 

monet la gazza - Copia

Claude Monet, La gazza, 1868-1869, olio su tela, dipinto a Etrat, 89 × 130 cm, oggi a Parigi, al museo d’Orsay

 

Claude Monet (1840-1926) dipinse circa 140 paesaggi innevati, ma il più noto ed amato – che presenta pure le dimensioni maggiori – è La gazza realizzato agli inizi della sua carriera (1868-1869), cioè circa sei anni prima della mostra del gruppo da Nadar, con una tecnica non ancora apertamente impressionista.L’opera, infatti, si presenta ancora piuttosto analitica; le pennellate sono contenute e diffuse. L’effetto globale è quello di un’atmosfera ovattata, perlacea, luminosa, ma non segmentata dalla luce, o da rapidi colpi di colore, come avverrà nella pittura successiva. Ciò che prelude all’impressionismo è l’uso di ombre colorate, contro la tradizione accademica che tendeva, pur in un certo tonalismo, a realizzarle in grigio lievemente permeato da altri colori. L’opera è stata realizzata en plein air ma non in una sola seduta, come vedremo nell’analisi ravvicinata della tela. Del resto non sono numerosissimi, nonostante si ritenga il contrario, i dipinti impressionisti realizzati “alla prima”, di getto, in una sola seduta. Le opere venivano impostate, lasciate parzialmente asciugare, dotate di una seconda o terza stesura e, infine, generalmente rifinite in studio per adattare la pittura ad un ambiente chiuso, in cui il quadro sarebbe stato fruito. La tela che stiamo esaminando presenta, in particolare, tutte le accortezze e le procedure tecniche di finitura che non troveremo così perfettamente definite nei dipinti precedenti e in quelli successsivi. Non siamo cioè di fronte a un effet (simile a un rapido bozzetto), ma a un’opera curata, che rappresenta un momento di profonda meditazione, in Monet, tra effetto-impressione e quadro finito, tra le vibrazioni del momentaneo e dell’istante e le sensazioni più stabili e luministicamente compensate di una pittura più vicina a quella della tradizione.

La Gazza (francese: La Pie) è stata dipinta nel circondario del Comune di Étretat, in Normandia, quando Monet aveva 28 anni.. Louis Joachim Gaudibert, amico e protettore di Monet, aveva aiutato il pittore a sistemare una casa che avrebbe accolto l’artista stesso,la compagna, Camille Doncieux, e il loro figlio appena nato, permettendo a Claude di dipingere in un relativo benessere, circondato dalla sua famiglia.


Tra il 1867 e il 1893, Monet, Alfred Sisley e Camille Pissarro avrebbero dipinto centinaia di paesaggi che illustrano l’effetto naturale della neve (effet de neige). Simili dipinti invernali  sono stati realizzati, ma con minor interesse e in un numero di tele più limitato, da Pierre-Auguste Renoir, Gustave Caillebotte, e Paul Gauguin.

Il primo paesaggio innevato di Monet, del quale si abbia notizia, rappresenta un carro sulla strada di Honfleur (qui sotto), e fu realizzato nel 1865 o 1867.

monet neve primo paesaggio

 

L’ANALISI TECNICA DELL’OPERA “LA GAZZA) DI CLAUDE MONET

 

monet la gazza - Copia

 

 

monet neve 1 - Copia

Particolare 1: il cielo, alla nostra sinistra, nel dipinto. La tela, prima d’essere dipinta, è stata preparata dal pittore con una stesura di colore in una gamma cromatica compresa tra la terra di Siena schiarita e il rosa, con un effetto simile a quello di una sabbia lievemente rosata. E’ molto probabile che la colorazione della preparazione di base, che traspare sulla destra, qi sopra, conferendo una particolare luminosità al cielo, non sia stata data in modo uniforme su tutto il primo livello del dipinto, ma che essa sia più chiara nella parte del cielo e che viri verso un melange di terra e vinaccia nella parte di terra. Un effetto cromatico, quello a livello della terra, vicino al colore di una macchia di vino su una tovaglia beige. Questa preparazione, molto liquida perchè diluita in essenza di trementina o acquaragia, asciuga in qualche ora.

Dopo aver steso la preparazione, Monet ha atteso che asciugasse, prima di recarsi all’esterno per dipingere. Dalla craquelure che vediamo in alto, alla nostra destra, possiamo capire che l’artista sovrappose al color sabbia rosata del fondale uno strato finissimo di grigio azzurro, tirato con un pennello  ampio. Quindi dipinse, mescolando marron, grigio e azzurro, i rami degli alberi. In un passaggio successivo pose gli strati di neve. Poi lasciò che il quadro asciugasse e sfocò con un passaggio di pennello largo in grigio-azzurro, per ottenere l’effetto della prospettiva aerea.

 

monet neve 2 - Copia

Particolare 2: isoliamo visivamente le ombre. Esse sono colorate. Alla nostra destra esse sono formate da grigio – bianco più una punta di nero -, blu, con minimo apporto di rosso. Alla nostra sinistra, l’ombra più chiara presenta una percentuale leggermente maggiore di azzurro e una diminuzione del nero nella composizione del grigio. Da notare è il montante, alla nostra sinistra, del cancelletto che presenta al centro il color sabbia della stesura primaria del fondo. Osserviamo attentamente la neve illuminata, tra i gradini del cancello. Per la massima luminosità, il pittore inserisce un bianco con un minimo apporto di arancione, che contrasta con l’azzurro perlaceo delle ombre causate dalla compressione del calpestio.

monet neve 4 - Copia

Particolare 3: il muro della casa mostra il color sabbia rosata e vinaccia della preparazione basica del dipinto. Tutti gli altri colori sono stati stesi in sovrapposizione. Da evidenziare, alla nostra sinistra, le pennellate discontinue che definiscono, con il bianco,  i rami più sottili. La discontinuità del tratto rivela che questi particolari sono stati aggiunti quando la tela era già asciutta in tutti gli strati sottostanti. Quest’effetto di segmentazione si verifica quando un colore poco diluito viene tirato su uno strato asciutto di colore sottostante.

 

monet neve 6 - Copia

Particolare 4: il legname è stato dipinto con colori bruni sulla preparazione sabbia-rosa-vinaccia. Il pittore ha poi tirato il grigio azzurro della neve, offrendo un effetto di nuovo impasto, parzialmente coprente. Rispetto ad altri dipinti della maturità, il pennello evita ogni stenografia, per procedere in stesure a impasto o parzialmente tese e lisce. Gli effetti luministici sono contenuti in un numero limitato di chiazze di luce di forma tondeggiate o rettangolare.

 

monet neve 7 - Copia

Particolare 5: nei punti di massima luninosità la neve, come dimostra Monet, è composta da numerosi colori: i tre primari (rosso, giallo, blu) che si moltiplicano, mescolandosi tra loro e unendosi al bianco. Il pittore segna punte e linee colorate sulla preparazione di base, che poi lascia asciugare. Procede quindi tirando una mano rapida e leggera di bianco-azzurro traslucido. E’ in questo punto, caratterizzato dalla massima intensità della luce, che iniziamo ad osservare la vibrazione fremente, qui lievemente sotto pelle, dell’impressionismo più aperto.

 

L’opera, per quanto sia stata realizzata in più fasi, dinostra l’osservazione diretta degli effetti naturali della luce. Alla fine degli anni Cinquanta dell’Ottocento, il paesaggista francese Eugène Boudin (1824-1898) introdusse Monet alla tecnica della arte en plein air. La pittura dal vero era stata facilitata dall’invenzione dei tubetti in metallo che contenevano i colori (1841) e della commercializzazione del cavalletto portatile. Boudin e Monet avevano trascorso l’estate del 1858 dipingendo insieme, sur le motiv, cioè con il soggetto, in questi casi naturale, di fronte. “Se sono diventato un pittore”, avrebbe detto Monet, lo devo a Boudin.” Anche nell’ambito dei paesaggi di neve, Monet non si sottraeva dal confronto diretto con la realtà. Un giornalista scrisse: “Lo abbiamo visto solo una volta. Era inverno, nel corso di diversi giorni di neve, quando le comunicazioni erano praticamente a un punto morto. Il freddo era tale da spezzare le pietre. Abbiamo notato un piede, poi un cavalletto, poi un uomo, avvolto in tre giri di stoffa, le mani nei guanti, la faccia metà congelata. Era M. Monet, che stava studiando un effetto neve”.
Ora osserviamo nuovamente La gazza, comparando l’opera con il dipinto sottostante, realizzato da Monet nel 1875, un decennio dopo. Ecco, chiara, la sintesi e il percorso compiuto dall’artista in quel periodo, in direzione di un’impressione più rapida e stenografica della rappresentazione della reatà.


monet la gazza - Copia

monet treno

 

neve

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