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Juan Muñoz
Many Times, 1999 (detail)
Polyester resin
variable dimensions
Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofía, Madrid, 2009
Photo by Attilio Maranzano
Courtesy Juan Muñoz Estate, Madrid
Juan Muñoz Many Times, 1999 (detail) Polyester resin variable dimensions Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofía, Madrid, 2009 Photo by Attilio Maranzano Courtesy Juan Muñoz Estate, Madrid

Juan Muñoz, le realtà parallele della scultura

Juan Muñoz – Double Bind & Around
HangarBicocca –  Via Chiese 2, Milano
9 aprile – 23 agosto 2015

Orari
Giovedì – Domenica dalle 11.00 alle 23.00

Ingresso
Gratuito

Laboratori
Per bambini tutti i weekend (11.15 – 15.00)

Info per il pubblico
02.66111573
info@hangarbicocca.org

HangarBicocca, lo spazio per l’arte contemporanea sostenuto da Pirelli, presenta Double Bind & Around la prima mostra personale in Italia dedicata a Juan Muñoz, a cura di Vicente Todolí.

L’intero progetto espositivo, che si espande nei 5.300 metri quadrati delle “Navate” di HangarBicocca, propone 15 opere (con oltre 150 figure scultoree) di uno degli artisti più significativi del panorama contemporaneo e comprende i suoi lavori più rilevanti, tra cui The Wasteland (1986), Waste Land (1986), Ventriloquist Looking at a Double Interior (1988-2000), Conversation Piece, Dublin (1994), The Nature of Visual Illusion (1994-1997) e Many Times (1999).

Centrale nel percorso della mostra, si configura la sua opera più imponente, Double Bind, installazione realizzata per la Turbine Hall della Tate Modern di Londra nel 2001 e da allora mai più esposta.

Definito dalla critica uno degli artisti più complessi e singolari del nostro tempo, Juan Muñoz era solito parlare di sé come di un “storyteller”.

Tra gli artisti più significativi a emergere nel periodo che segue la dittatura franchista in Spagna, è stato un interprete visionario e artefice di un’arte che pone al centro la figura umana. Capace di creare contesti stranianti, mondi fittizi abitati da bizzarri personaggi come acrobati, ventriloqui, ballerine e nani solitari, le sue opere danno forma a possibili narrazioni.

“La scultura avvolge lo spazio che occupa, restringendolo dall’estremità al centro in tutta la sua estensione, come un foglio che volteggia nell’aria prima di posarsi sul tavolo o sul suolo” (da Juan Muñoz, “Writings/Escritos”, a cura di Adrian Searle, ediciones de la Central, Madrid 2009).

Juan Muñoz The Wasteland, 1986 Bronze, linoleum and steel Variable dimensions Van Abbemuseum, Eindhoven, 1991 Photo by Peter Cox Courtesy Juan Muñoz Estate, Madrid

Juan Muñoz
The Wasteland, 1986
Bronze, linoleum and steel
Variable dimensions
Van Abbemuseum, Eindhoven, 1991
Photo by Peter Cox
Courtesy Juan Muñoz Estate, Madrid

 

 


Affascinato dalla statuaria romana e dall’architettura barocca del XVII secolo, (trascorre un anno a Roma nel 1991), ma pure dalla magia dell’esercito cinese di terracotta, Juan Muñoz ha indagato il rapporto tra la figura e il contesto espositivo. Egli ha esplorato nuove possibilità di distorsione dello spazio, utilizzando prospettive ardite e cambiamenti di scala, non solo per coinvolgere le capacità sensoriali e percettive dello spettatore, ma anche e soprattutto per creare una tensione psicologica nell’individuo che fruisce delle opere.

Il suo interesse per l’arte dell’illusione lo ha portato a trasmettere un forte senso di ambiguità ed enigmaticità, dove i confini tra realtà e finzione si assottigliano, accrescendo un articolato gioco di contraddizioni e paradossi.

In una riflessione che attraversa il linguaggio della scultura, dell’architettura, del disegno, dell’installazione, del suono e della scrittura, e attingendo da riferimenti legati al cinema, alla fotografia e anche alla magia, l’artista ha aperto il campo d’indagine all’emozione e ad una maggiore interazione psicologica con lo spettatore.

Juan Muñoz Figure Hanging from One Foot, 2001 Bronze and galvanized steel 180 x 70 x 85 cm Artist’s Studio, Madrid, 2001 Photo by Cuauhtli Gutierrez Courtesy Juan Muñoz Estate, Madrid

Juan Muñoz
Figure Hanging from One Foot, 2001
Bronze and galvanized steel
180 x 70 x 85 cm
Artist’s Studio, Madrid, 2001
Photo by Cuauhtli Gutierrez
Courtesy Juan Muñoz Estate, Madrid

L’installazione Double Bind rappresenta la più significativa creazione dell’artista, morto nel 2001 all’età di 48 anni, pochi mesi dopo la sua realizzazione. Concepita ed esposta negli spazi della Turbine Hall all’interno del progetto Unilever Series presso la Tate Modern (Londra, 2001), non è mai più stata ricostruita.

Double Bind viene ripresentata riadattandola completamente su una superficie di 1.500 metri quadrati e intervenendo sui volumi verticali dello spazio ex industriale di HangarBicocca. Formata da una serie di scenari oscuri e da elementi architettonici che giocano sul contrasto tra visibile e invisibile, tra realtà e illusione, essa si compone strutturalmente di tre piani e due ascensori in continuo movimento. Dal piano superiore, il visitatore fruisce della visione di una superficie con forme geometriche che contiene buchi e condotti reali e illusori. Al livello intermedio, invece, appaiono figure scultoree singole o in gruppo bloccate nei loro atteggiamenti in una dimensione temporale e spaziale indefinita. Muñoz crea un insieme architettonico asettico attraverso elementi strutturali, come griglie e finestre sbarrate. E’ l’artista stesso a definire l’esperienza dello spettatore come se si trovasse in una città anzichè in un museo (da Double Bind at Tate Modern, Tate Publishing, Londra 2001).

La mostra Double Bind & Around, nel suo complesso, modifica gli spazi di HangarBicocca, e raggruppa alcune delle opere più importanti di Juan Muñoz, tra cui The Wasteland (1986), formata da un pavimento di pattern geometrici colorati e dal manichino di un ventriloquo poggiato su una mensola, Waste Land (1986), dove il ventriloquo è collocato su un muro di fronte a un pavimento optical, e Many Times (1999), formata da una “folla” di figure dal volto orientale disposte nello spazio le cui espressioni raffigurano dei ghigni taglienti.

Sono presenti inoltre diversi Conversation Piece, gruppi scultorei sviluppati dai primi anni Novanta. Essi sono composti da figure anonime collocate in spazi altrettanto generici. I personaggi, le cui forme ricordano quelle umane, hanno delle strutture sferiche al posto delle gambe. Ciascuna figura occupa lo spazio, assumendo pose diverse, mentre conversa, osserva o ascolta fatti ed eventi che rimangono taciuti e incomprensibili allo spettatore. I personaggi di Hanging Figures (1997) sono invece raffigurati in pose inverosimili mentre fluttuano nell’aria come acrobati. Quest’opera è ispirata al capolavoro di Edgar Degas Mademoiselle La La al Circo Fernando del 1879 in cui l’artista rappresenta un’acrobata con un ardito scorcio dal basso.

 

Juan Muñoz (1953 – 2001)

Nasce a Madrid, secondo di sette figli. Cresce nell’era franchista e a metà degli anni Settanta si trasferisce in Inghilterra dove studia al Central School of Art and Design e al Croydon College of Design and Technology,città in cui conosce la sua futura moglie, la scultrice Cristina Iglesias. Nel suo percorso professionale ha modo di incontrare molti artisti tra cui Richard Serra e Mario Merz. Ma nonostante abbia conosciuto il Minimalismo e l’Arte Povera, egli imbocca un percorso diametralmente opposto che lo porta ad affermare un’arte del tutto peculiare nella scultura contemporanea.

Conosciuto soprattutto per le sue sculture in papier maché, resina e bronzo, Juan Muñoz si è interessato anche alle arti sonore, creando composizioni per la radio e audio pieces. Egli ha inoltre sviluppato un’intensa produzione testuale – diversi suoi scritti sono stati pubblicati in cataloghi, quotidiani e riviste, tra cui Domus e Figura – e ha collaborato con musicisti e attori per la creazione di performance sonore, alcune delle quali saranno presentate in HangarBicocca. Gli sono state dedicate retrospettive in importanti istituzioni, fra cui: Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofía, Madrid (2009), Tate Modern, Londra (2008), Musée de Grenoble, Grenoble (2007), Contemporary Arts Museum, Houston (2003), Museum of Contemporary Art, Los Angeles (2003) e The Art Institute of Chicago (2002).

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