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Antonio Nastuzzo (1908-1990) , dall’artigianato all’arte, a Salò


di Riccardo Lonati

Dire di Antonio Nastuzzo (Pradamano 1908 – Salò 1990) equivale a rinverdire un tempo particolarmente fervoroso del piccolo mondo artistico salodiano. Sedicenne, giunge a Salò già in rapporto con alcuni maestri decoratori. Tra essi Ottorino Benedini, Abramo Bertasio e Bruno Verenini, insegnanti della Bottega Artigiana di Bassano del Grappa. Mentre Verenini non si stacca da quella località, Bertasio e Benedini approdano sul Garda, per operarvi assiduamente: un loro intervento rimane in particolare nella memoria, la decorazione operata nell’Hotel Savoy di Gardone Riviera dove ha presenziato pure Angelo Landi, pittore e affreschista attivo fra l’altro nel municipio di Salò, in Villa Simonini, odierno Hotel Laurin e nell’Hotel Maderno, ma assurto a vasta fama dipingendo la grande cupola del santuario di Pompei. Nel racconto di quegli anni entra pure Carlo Banali, docente della Scuola “Romualdo Turrini”, frequentata da Nastuzzo, e autore di decine e decine di visioni benacensi costituenti oggi valida testimonianza del tempo passato. Sono gli anni Trenta, Quaranta del Novecento: in questo contesto si evidenzia Antonio Nastuzzo in possesso di varie tecniche pittoriche, dall’olio all’acquerello, all’affresco.

Dovendo dipendere da una committenza occasionale per sopperire alle necessità familiari, non esita a farsi anche copista, ovvero riproduttore di capolavori del passato; acquista in tal modo particolare conoscenza dei procedimenti pittorici e della ricerca di noti maestri. E’ così che nel 1971, dopo il furto delle sette tavole costituenti il polittico del Duomo di Salò, attribuito a Paolo Veneziano, ne ricompone i vari soggetti, colmando temporaneamente il vuoto lasciato dal sacrilego trafugamento. Ne consegue che anche l’affreschista si ispira a esempi antichi, prediligendo in particolare le vivaci figure e le ardite prospettive tiepolesche: esemplare in tal senso “L’amore e la mansuetudine”, del 1968, di cui rimane studio preparatorio. Fra altri noti affreschi vi sono la decorazione dell’Asilo di Pradamano, quello di Salò, ed ancora in chiesa di Vesio di Tremosine e nobili dimore. Sfumata la memoria del soggiorno argentino del 1930 circa: si sa che a Rosario di Santa Fè ha eseguito estese decorazioni nella cattedrale dedicata a Santa Rosa; scenografie e bozzetti ha ideato per il Teatro Colon della stessa città. Attraverso la successione delle mostre, collettive e personali, allestite a Salò, Desenzano, Maderno, Brescia e altre località negli anni Settanta, è possibile riconoscere l’autore di dipinti da cavalletto dedicati prevalentemente al Garda, la pennellata, sempre sull’ordito grafico, che nella diligenza e nella cura ha la prerogativa principale. Sono opere condotte nella eco impressionista con le quali Nastuzzo si inserisce fra gli espressivi evocatori idilliaci di paesaggi lacustri, sovente sveltiti dall’inserimento di crocchi o grappoli di chierichetti, del brulicare di processioni sul silente del cielo nell’azzurro del lago.

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