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Caroline Bonaparte, storie e ritratti della “sorellina ribelle” di Napoleone

Caroline Bonaparte (1782-1839) fu la più piccola delle tre sorelle di Napoleone, ma divenne una donna di grande ambizione, al punto da imporsi all’imperatore e di tentarne persino il tradimento, nell’alleanza segreta del Regno di Napoli – di cui era divenuta regina consorte, accanto a Gioachino Murat – con l’Austria. Era rimasta orfana di padre a 4 anni. Fu educata, nell’infanzia, in un convento di suore in Corsica e si presume che abbia fatto la sarta, prima dei grandi successi del fratello. Fu durante la Campagna d’Italia che conobbe, lei giovanissima, uno dei militari più in vista nel gruppo di comando napoleonico, Gioachino Murat. Lei se ne innamorò e lui, presumibilmente, invaghitosene, comprese quanta importanza potesse avere per la propria carriera l’unione con quella ragazza. Napoleone non volle inizialmente che i due si frequentassero e, ritenendo che Carolina fosse ancora da formare nei modi, la inviò al collegio di Saint-Germain-en-Laye, diretto da Madame Campan, che era stata cameriera di stanza della regina Maria Antonietta. Alla fine il fratello diede il consenso alle nozze. Grande lettrice, ritenne di utilizzare le arti – che comunque amava – per imporre a livelli sempre maggiori la propria figura e quella del marito. Le riusciva bene, prima che i rapporti si incrinassero, imporsi a Napoleone, che vedeva in lei profonde affinità, quasi che Carolina fosse la versione femminile del suo Ego.”Di tutta la mia famiglia – disse lui – è quella che mi assomiglia maggiormente”. Mirò a diventare regina della Polonia, attraverso il tentativo di far conferire il titolo al marito, ma Napoleone non ritenne che il territorio polacco dovesse diventare un Regno. Ciò che i Murat ottennero fu l’investitura del Regno di Napoli, ma con un forte controllo da parte di Parigi e con la clausola che Carolina potesse mantenere lo status di regina soltanto nel caso in cui obbedisse agli ordini del marito. Ma le ambizioni di Murat erano più alte. Voleva l’autonomia completa da Parigi e da Napoleone. Così avviò trattative segrete con l’Austria, delle quali informò poi la moglie. Egli avrebbe appoggiato l’azione degli eserciti anti-napoleonici, con il patto che non avrebbe mai aggredito la Francia. Dopo la fuga di Napoleone dall’Elba, Murat ritenne che l’imperatore sarebbe tornato solidamente a dominare l’Europa e lo affiancò. Ma, catturato in Calabria dagli eserciti del re Borbone Ferdinando IV, venne giustiziato il 13 ottobre 1815.
Nel 1817 Carolina poté sistemarsi al castello di Frohsdorf, in Austria. Si vide circondata da poche persone. Sua sorella Paolina e suo fratello Girolamo si staccarono da lei. Il 3 marzo 1818, Girolamo scrisse a Elisa Bonaparte: “Non spero niente per Carolina, sono anti-francesi e anti-famiglia – poi – La nostra posizione in rapporto a Carolina, è un inferno, a lei non mi lega più niente”.

Caroline, soeur de Napoléon, reine de arts (30 juin 2017 – 2 octobre 2017) è una mostra che, ad Ajaccio, ha esaminato il ruolo di questa donna – un tempo ritenuta soprattutto “capricciosa”, ma in realtà dotata di una forte personalità e di idee ben chiare – come promotrice di arti, di concerti, di manifatture. Moltiplicando le commissioni dei ritratti ai più grandi maestri del suo tempo – Gérard soprattutto, ma anche Isabey, Vigée Le Brun, Ingres – Caroline si propose di diffondere la propria immagine in prospettiva della politica dinastica. Questa giovane donna si circonda di musicisti e designer, riformulando gli interni delle sue residenze di Parigi


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