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Come dipingere un ritratto perfetto – Olio, tempere, acrilico, acquerello, matite

Come si fa un ritratto. Come si dipinge un ritratto.Imparare a dipingere un ritratto a olio, con i pastelli, con le matite, con l’acrilico, con gli acquerelli. Un ritratto perfettamente somigliante al soggetto da effigiare. Trasferire il disegno del volto, con proporzioni millimetriche, alla carta o alla tela. Preparare una tavolozza con colori che permettano di dipingere l’incarnato, le variazioni dei toni della pelle, la brillantezza dell’occhio. Trasferire una fotografia sulla tela per preparare il ritratto. Questo non è solo un articolo, ma un prezioso manuale gratuito, scritto grazie alla convergenza di pittori e di storici dell’arte, che illustrano sinteticamente, con prove inoppugnabili, segreti di bottega e trucchi del mestiere, che altri testi non menzionano.

ritrattista

Impareremo qui a realizzare ritratti simili a questo, analizzando i sistemi di rilevamento del volto, il trasferimento delle linee fisionomiche sulla tela, la realizzazione del colore dell’incarnato e la stesura dell’incarnato. Partiremo da basilari concetti introduttivi per arrivare alla prassi

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Riteniamo che sia indispensabile partire da un esame del ritratto, inteso come genere, e degli strumenti di rilevamenti dei volti, utilizzati in millenni di pittura. Ciò renderà conscio l’aspirante ritrattista o lo studioso che conosce problemi stilistici senza aver potuto approfondire le tecniche, di mettere a fuoco perfettamente il problema. Alla fine offriremo, con estrema chiarezza, le soluzioni tecniche che vengono utilizzate oggi, come le modalità  di trasferimento dell’immagine di una fotografia sulla tela, senza dover ricorrere a strumentazioni complesse, ma potendo usufruire di una semplice macchina fotocopiatrice o della stampante

 

Sin dall’antichità il ritratto fu oggetto di particolare attenzione. Esso serviva per ricordare – accanto alla statua ricavata dal calco funebre del volto – il viso dei parenti o degli amici morti; era uno strumento di propaganda; una modalità per essere ricordati da chi stava lontano.

 il celebre medaglione vitreo con i ritratti in foglia d’oro della metà del III sec. d.C.: il medaglione riporta un gruppo familiare, una madre con i due figli, e la scritta in caratteri greci si riferisce probabilmente al capo famiglia, Vunnerio Cerami. L'opera, che fu poi collocata sulla Croce di Desiderio, conservata al Museo di Santa Giulia, a Brescia, venne presumibilmente fatta realizzare dalla donna, che posò con i due figli. Il triplice ritratto venne poi forse mandato al marito lontano in missione, affinchè potesse osservare il volto dei familiari. La miniatura testimonia l'elevatissimo livello della pittura romana, prima del crollo dell'Impero

Il celebre medaglione vitreo con i ritratti in foglia d’oro della metà del III sec. d.C.: il medaglione riporta un gruppo familiare, una madre con i due figli, e la scritta in caratteri greci si riferisce probabilmente al capo famiglia, Vunnerio Cerami. L’opera, che fu poi collocata sulla Croce di Desiderio, conservata al Museo di Santa Giulia, a Brescia, venne presumibilmente fatta realizzare dalla donna, che posò con i due figli. Il triplice ritratto venne poi forse mandato al marito lontano in missione, affinchè potesse osservare il volto dei familiari. La miniatura testimonia l’elevatissimo livello della pittura romana, prima del crollo dell’Impero

Ritratti funebri di un realismo intensissimo ricordavano i visi dei defunti nella necropoli di Al Fayyum. I romani, basandosi sui risultati dai Greci, avevano sviluppato modalità di rilievo sia per il rilevamento della fisionomia che tecniche di stesura pittorica di straordinaria efficacia. Inizialmente, per avere un’immagine fedele all’originale, i Greci, come narra Plinio il Vecchio, avevano seguito la pratica di collocare di profilo la persona da effigiare. Non era difficile raccogliere la silhouette del volto, in questo modo. Bastava porre contro il muro una pergamena, un foglio o una tavola chiara e percorrere con un pennello la linea dell’ombra proiettata dal corpo o dal volto.

Il rilevamento della figura e del profilo, attraverso l'ombra. Abbia posto il modello a circa un metro dalla tela. L'esperimento è avvenuto nel tardo pomeriggio. L'ombra è molto delineata. Per ricavare il profilo o la figura, secondo gli insegnamenti dei greci, tramandati da Plinio il Vecchio, bastava seguire il bordo della silhouette

Il rilevamento della figura e del profilo, attraverso l’ombra. Abbiamo posto il modello a circa un metro dalla tela. L’esperimento è avvenuto nel tardo pomeriggio. L’ombra è molto delineata. Per ricavare il profilo o la figura, secondo gli insegnamenti dei greci, tramandati da Plinio il Vecchio, basta seguire il bordo della silhouette. La traccia resta sulla tela e costituisce il disegno di base per il dipinto

I ritratti, specie se realizzati di profilo, avevano  una funzione documentaria finalizzata anche alla combinazione di matrimoni, alla distanza, poichè, una volta stabilite le convenienze politiche dell’unione di due famiglie potenti, non era possibile forzare i gusti dei futuri sposi o dei loro genitori. Per cui si procedeva a questo confronto visivo, con uno scambio di uno o più ritratti  che, in alcuni casi, portava il futuro sposo a prendere in moglie, ad esempio, una sorella di colei che aveva mandato l’immagine perchè la preferiva esteticamente.

Leonardo da Vinci (?)(attribuito), Ritratto di giovane principessa, 1480-1495, grafite, sanguigna, gesso, inchiostro su pergamena, 332×239 millimetri. Lo studioso di Leonardo, Carlo Pedretti, dichiarò al nostro giornale, in occasione del ritrovamento del ritratto: Da cosa avete dedotto che il disegno raffiguri il profilo di una ragazza da sposare? Questa è un’ipotesi di studio. Ho immaginato che un ritratto così compiuto per manifestare bellezza, realizzato su un supporto facilmente trasportabile, fosse finalizzato ad una proposta di matrimonio a distanza, ad altissimo livello, tanto da meritare un’accurata raffigurazione ad opera del nuovo protagonista dell’arte in Milano: Leonardo, un “Apelle da Firenze” alla corte degli Sforza. Invece di una pergamena arrotolata, in tempi più recenti si sarebbe fatto uso di una fotografia, oggi di una webcam.

Leonardo da Vinci (?)(attribuito), Ritratto di giovane principessa, 1480-1495, grafite, sanguigna, gesso, inchiostro su pergamena, 332×239 millimetri. Lo studioso di Leonardo, Carlo Pedretti, dichiarò al nostro giornale, in occasione del ritrovamento del ritratto:
“Da cosa avete dedotto che il disegno raffiguri il profilo di una ragazza da sposare?”
Questa è un’ipotesi di studio. Ho immaginato che un ritratto così compiuto per manifestare bellezza, realizzato su un supporto facilmente trasportabile, fosse finalizzato ad una proposta di matrimonio a distanza, ad altissimo livello, tanto da meritare un’accurata raffigurazione ad opera del nuovo protagonista dell’arte in Milano: Leonardo, un “Apelle da Firenze” alla corte degli Sforza. Invece di una pergamena arrotolata, in tempi più recenti si sarebbe fatto uso di una fotografia, oggi di una webcam”.

Perchè un ritratto matrimoniale? Perchè il profilo, preso con l’ombra, è molto più aderente al vero di un ritratto frontale o tre quarti, specie in epoche, come quella di Leonardo, in cui i grandi ritrattisti – come si lamentava Isabella d’Este – non erano numerosi.

Allora: come avveniva il rilievo del profilo? Il sole colpiva la persona, stagliando perfettamente l’ombra sul muro o sul supporto preparato dal pittore. L’artista bastava che seguisse le linee della silhouette del volto che apparivano molto nette. Poi completava con l’occhio e con il colorito. E il gioco era fatto. Per compiere questo rilievo si attendevano le prime ore del mattino quando il sole si è ormai staccato dall’orizzonte, ma non è ancora alto, così poteva colpire quasi perpendicolarmente le figure. Oppure si attendevano le ore del tardo pomeriggio, quando il sole declinante aveva un’altezza limitata. Questo andava benissimo anche per raccogliere la forma della testa in un ritratto di frontale o di tre quarti, ma a quel punto si imponevano altri strumenti per il rilevamento degli occhi, dei sopraccigli, delle palpebre, del naso e della bocca affinché la somiglianza fosse assoluta. Per questo furono utilizzate lenti, camere ottiche,  prismi di vetro simili alla cosiddetta camera luci, a più una griglia come quella presentata in un’incisione di Durer, per rilevare volto e corpo.

L'incisione di Durer. Il pittore, alla nostra destra ha davanti a sè un prisma di cristallo che raccoglie i fasci di luce provenienti dalla donna sdraiata sul tavolo e li proietta sul foglio quadrettato. Il pittore, con la matita, segue i contorni dell'immagine della donna proiettati sul foglio. Per questo sembra scrivere senza guardare il lapis. In realtà il prisma ottico gli permette di vedere sovrapposti la sua mano e la figura della donna

L’incisione di Durer. Il pittore, alla nostra destra, ha davanti a sè un prisma di cristallo che raccoglie i fasci di luce provenienti dalla donna sdraiata sul tavolo e li proietta sul foglio quadrettato. Il pittore, con la matita, segue i contorni dell’immagine della donna proiettati sul foglio. Per questo sembra scrivere senza guardare il lapis. In realtà il prisma ottico gli permette di vedere sovrapposta la sua mano alla figura che deve disegnare

 

 

scansione

Un sistema utilizzato per il rilievo del volto, come vediamo nell’incisione di Durer, qui sopra, era quello di utilizzare un vetro, frapponendolo tra il pittore e il soggetto da ritrarre. Si poneva il modello di fronte a sè, si assicurava il vetro a una morsa e si osservava il modello attraverso il vetro. Quindi il pittore prendeva un pennello e, con il colore seguiva, sul vetro, le linee del volto, degli occhi del naso e del mento. Un errore di pochi millimetri e la somiglianza sarebbe svanita.

Una volta catturata perfettamente la fisionomia, i pittori potevano calcare un foglio al vetro e catturare il colore delineato con il pennello o utilizzando la parte opposta del vetro – quella asciutta – porsi davanti una finestra e ricalcare, sempre su un foglio, la  fisionomia raccolta in precedenza con il pennello. Quando le linee del viso erano sulla carta, si procedeva all’ulteriore trasferimento sulla tela attraverso piccoli fori, dai quali far passare colore

 

Il pittore David Hockney ha dimostrato con uno studio, supportato da un lunga e documentata sperimentazione, che gli artisti, almeno dal Quattrocento,  a partire dai fiamminghi, hanno fatto anche uso di lenti e camere ottiche, in particolar modo per trasferire sulle tavole e, successivamente, sulle tele i volti dei soggetti da ritrarre. Hockney ha reso evidente, come vediamo nella fotografia qui sotto,che doveva essere abbastanza semplice rendere perfettamente il viso di una persona, in un ritratto, se il volto fosse stato ricalcato dalle immagini prodotte da una lente.

Hockney

 

Esistevano anche altri metodi meno “tecnologici” per il trasferimento delle linee, come l’uso di compassi per stabilire e riportare le distanze tra naso, occhi, bocca, nonchè le loro singole lunghezze o di vetri posti davanti al soggetto, sui quali venivano dipinti, con un colore scuro, tutti i principali elementi del volto. Nell’Ottocento veniva utilizzata largamente, perchè fu oggetto di produzione industriale – ed è ancora in commercio – la “camera lucida”, un prisma ottico montato su un’asta estensibile di metallo e legno, assicurabile, attraverso una morsa, al tavolo da lavoro. Era uno strumento maneggevole, trasportabile, comodo anche se richiede una certa abilità nel ricalco. (per saperne di più sulla camera lucida, clicca il nostro link, evidenziato in blu
www.stilearte.it/ce-sempre-un-trucco-dietro-i-ritratti-perfetti/)

Ciò che spaventa sempre, nel ritrattista – a meno che egli non voglia realizzare un ritratto alla prima e che voglia cogliere più l’anima dell’effigiato che la sua perfetta fisionomia – è legata ai rapporti e alle distanze diverse tra gli elementi facciali, che caratterizzano ogni singolo volto. Avvicinare di qualche millimetro gli occhi o allungare lievemente il naso, significa perdere la somiglianza e creare un effetto di fastidioso straniamento nell’effigiato. Per questo i pittori pensarono di fissare i punti cardine del volto, attraverso i sistemi che abbiamo indicato.

Un’altra difficoltà che che incontra l’aspirante ritrattista è legata alla composizione cromatica della pennellata e , soprattutto, alla quantità di colore che egli pone sul volto. Nel ritratto tradizionale, si lavora sempre con un velo di colore, evitando che si crei una pasta scivolosa, che impedisce una corretta colorazione. Quindi il ritratto condotto secondo i canoni del realismo o dell’iperrealismo richiede una quantità di colore molto inferiore a quella utilizzata negli altri generi di pittura.

Dalle modalità di rilevamento delle linee del volto al trasferimento del disegno sulla tela, fino all’uso dei colori. Seguiteci passo dopo passo, diventerete, in poco tempo, ritrattisti perfetti. Come i grandi maestri del passato.

Impariamo a rilevare facilmente le linee del volto e a trasferirle sulla tela per poi passare al video dove potremo vedere la perfetta preparazione e stesura del colore. Per imparare a trasferire le linee del colto clicca sul nostro link interno, qui di seguito, evidenziato in blu. Nel capitolo che si dischiude, aprendo il link, vedremo come partire da una fotografia del soggetto da effigiare, come ingrandirla e come trasferire gli elementi strutturali del volto sul foglio o sulla tela.

 CLICCA SUL NOSTRO LINK INTERNO, QUI SOTTO,PER SAPERE COME TRASFERIRE PERFETTAMENTE LE LINEE DEL VOLTO SULLA TELA, prima di passare a vedere, più sotto,  il video, dedicato alla stesura del colore.

http://www.stilearte.it/i-segreti-del-ritratto-2-come-trasferire-perfettamente-le-linee-del-volto-sulla-tela/

 

 

 

CHE TIPO DI COLORI USARE PER IL RITRATTO?
PERCHE’ QUELLI A OLIO SONO I MIGLIORI

Grazie alle forme di riporto delle linee, che abbiamo da poco imparato a realizzare, l’effigie potrà essere realizzata con ogni tipo di tecnica, secondo le attitudini e le sensibilità personali. Non c’è dubbio che i risultati migliori, nell’ambito del ritratto classico, siano dati dalla pittura ad olio, che consente velature, trasparenze, variazioni tonali che non sono prerogativa di altri medium. La tempera: è troppo secca e tende al gesso. I colori sono piatti e non brillanti. Il ritratto che otterremo utilizzando la tempera è “moderno”, simile alla rielaborazione grafica di un volto.L’acrilico: leggermente più ricco della tempera, non permette di creare velature efficaci e resta artificiale, non risultando pertanto adatto ad un ritratto realistico. Le matite colorate: per quanto siano versatili e consentano, nelle mani dei più abili, interessanti risultati, non danno mai al prodotto finale la connotazione del quadro, ma di un’illustrazione. Gli acquerelli: interessanti, se il ritratto è una rielaborazione grafica del volto del soggetto, ma molto complessi. I pastelli morbidi: ottimi per creare la luminosità, sono interessanti per creare un ritratto impressionistico nel quale non sia indispensabile un accumulo di dettagli. I pastelli a olio: anch’essi ottimi per il paesaggio, sono di utilizzo meno interessante per i ritratti, a meno che non si usino stesure minime di colore, poi sciolte e tirate con le dita. La tempera con uovo: da consigliare soltanto a chi intende imitare i ritratti del Quattrocento.

 

 

IL VIDEO TUTORIAL PER LA STESURA DEL COLORE DEL RITRATTO

David Gray (1970) è un ottimo ritrattista americano che si attiene alle regole classiche della pittura. Le sue opere sono caratterizzate da un’estrema precisione e da una non comune capacità di rendere l’incarnato. E’un vero piacere osservarlo dipingere nello stesso modo in cui operavano i grandi maestri del passato. Gray utilizza una tela a grana grossa. Il fine è quello di evitare l’accumulo di colore, che è deleterio per il ritrattista tradizionale. Se infatti osserviamo i ritratti del Settecento e dell’Ottocento noteremo che la materia pittorica, generalmente, è scarsa, sottilissima. E ciò per evitare che il colore eccessivo trasformi il ritratto in una maschera. Per non incorrere in questo rischio, si rivela necessario dipingere grasso su magro. Ciò significa che la parte di fondo del ritratto stesso dovrebbe essere preparata con colori molto diluiti e privati di eccessive quantità di olio, attraverso acquaragia, secondo la procedura che possiamo vedere cliccando sul nostro link, qui di seguito, che è riferito al paesaggio, ma che ci permette di capire cosa significa “grasso su magro” e come si ottiene, facilmente, questa situazione.www.stilearte.it/dipingere-un-paesaggio-come-preparare-il-fondo-quando-fermarsi/

Dopo aver riportato il disegno sul supporto – operazione che non ci mostra in questa fase –lavora utilizzando il marrone, una punta di rosso, il rosa e l’ocra chiaro, con un pennello a punta di dimensioni medio-piccole. Dopo aver visto il video qui sotto e concluse queste operazioni, passeremo invece a considerare un cosiddetto “ritratto alla prima”, cioè un’opera stesa senza rilievi fisionomici, ma direttamente davanti al soggetto, con pennello e colori, con esiti vicini alla pittura impressionista. In quel caso, orizzonte tecnico muta radicalmente

 

COME DIPINGERE PERFETTAMENTE GLI OCCHI

In precedenza abbiamo definito con grande impegno analitico le modalità di rilevamento, recupero e trasferimento della “topografia facciale ” del soggetto, inteso come passo indispensabile per realizzare un ritratto realistico o iperrealistico, collegato con la pittura della tradizione europea. Successivamente ci siamo occupati di stesura pittorica. Ora compiamo un approfondimento basilare nell’ambito della verità del ritratto, occupandoci degli occhi della persona effigiata. Gray ci ha già mostrato con particolare efficacia gli interventi per rendere l’occhio vivo, partecipe, mentre interagisce con la luce e con lo spettatore. Ma grazie a quest’altro filmato potremo ulteriormente migliorare la nostra specializzazione nella resa di questo particolare cruciale.

occhio

 

 

Lo sguardo, l’acutezza e la vividezza dell’occhio sono centrali nella ritrattistica. Così vedremo come rendere il colore dell’iride e della pupilla. come creare, con la luce-colore, la sfericità dell’occhio, come catturare sulla sua superficie curva la principale, esterna emissione dellume. L’effetto a cui dobbiamo puntare è la perfetta trasparenza della sfera, la sua leggerezza e la sua acutezza. Per migliorare la tecnica di pittura per la la stesura dell’occhio, clicca, sull’altro nostro link, sempre gratuito, evidenziato qui, in blu

www.stilearte.it/dipingere-locchio-liride-la-pupilla-con-effetti-realistici-lezione-e-video-tutorial/

 

 

COS’E’ IL “RITRATTO ALLA PRIMA”?

COME DIPINGERE IN MODO IMPRESSIONISTA

CON COLORISMO PURO
E SENZA DISEGNO

Un ritratto alla prima, realizzato con colorismo puro, senza disegno preparatorio, secondo la tecnica degli impressionisti e, prima di loro, di alcuni dipinti della scuola veneta del Cinquecento. Potremo imparare a dipingere alla prima, cliccando più sotto

Un ritratto alla prima, realizzato con colorismo puro, senza disegno preparatorio, secondo la tecnica degli impressionisti e, prima di loro, di alcuni dipinti della scuola veneta del Cinquecento. Potremo imparare a dipingere alla prima, cliccando più sotto

Esiste anche un modo di dipingere “ritratti alla prima”. Cosa significa? Che si dipinge, in prima battuta, senza nessun disegno preparatorio, di fronte alla tela intonsa, direttamente, senza alcuna guida, se non quella della propria esperienza e del proprio occhio. I ritratti alla prima si sviluppano dal colorismo, dalla pittura veneta e vengono ripresi, perfezionati e rilanciati in modo straordinario degli impressionisti. I pittori del Rinascimento veneto, sotto il profilo delle tecniche artistiche, sono grandi rivoluzionari. A differenza dei colleghi dell’Italia centrale, molto legati al disegno – che riportano sempre, con molti dettagli, sulla tavola o sulla tela, per poi colorarlo e trasformarlo in un quadro –  i Veneti disegnano sul supporto solo pochi punti guida. Per loro il volto, il corpo, qualsiasi oggetto non sono formati da un volume, ma dall’azione della luce colore. Cosa significa tutto ciò? Prendiamo un naso. Per i fiorentini esso è un volume, una sorta di piramide anomala; per i veneti, invece il naso è una parte formata dalla luce e dall’ombra. I veneti, pertanto, non si basano sul disegno o sulla geometria, ma colgono l’effetto della visione. E molto spesso intervengono con la luce e l’ombra dei loro colori, senza dettagliati disegni tracciati sulle tele. Ciò lascia al pittore una grande scioltezza realizzativa, che diventa sempre maggiore con gli impressionisti. Per dipingere ritratti alla prima, secondo la tecnica colorista, è necessaria una particolare esperienza, come potremo vedere, cliccando sul nostro link interno e accedendo, gratuitamente al breve, specifico saggio e al relativo tutorial.

www.stilearte.it/cosa-significa-dipingere-un-ritratto-alla-prima/

 

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