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Danza, il dinamismo universale di Gino Severini


“Stile” ha intervistato Daniela Fonti, docente di Storia dell’arte all’Accademia di Roma, che ha studiato il rapporto tra  “Gino Severini. La danza”

Gli esordi artistici di Gino Severini sono contraddistinti da una vicinanza alla tecnica divisionista appresa dal primo maestro, Giacomo Balla, in seguito approfondita attraverso lo studio degli impressionisti e del post-impressionismo di Seurat. In che modo la sua ricerca si inserì poi nel tracciato di quella futurista?
La formazione di Gino Severini è sicuramente romana, sotto un certo punto di vista “ortodossa”. Insieme a Boccioni e Sironi è senz’altro tra gli allievi prediletti da Giacomo Balla, autore appartenente a una generazione di poco anteriore, ma che ebbe il merito di trapiantare in Italia il divisionismo appreso a Parigi, compiendo scelte precise di linguaggio e di ricerca iconografica. Tra il 1903 e il 1906, dunque, Severini è a Roma. Poi si trasferisce a Parigi, dove, dopo avere approfondito lo studio di Signac e degli altri autori che avevano svolto la loro ricerca nell’ambito del pointillisme, si applica all’approfondimento dell’opera del prediletto Seurat. Nel fervente ambiente culturale della capitale francese Severini assorbe molti stimoli anche di carattere extra-pittorico, in particolare letterario. Egli è in stretto contatto con molti esponenti del simbolismo – soprattutto quelli del gruppo dell’Abbazia -, e dalle loro suggestioni coglie inizialmente l’intuizione della città come corpo e dell’individuo come cellula, intuizione che tanto avrebbe influenzato la poetica futurista. La vita culturale parigina è attivissima in quegli anni, e si manifesta una sorta di rapporto osmotico tra filosofia, arte e letteratura; inoltre la cultura apre le porte a tutti, e vengono organizzate molte conferenze pubbliche. Severini è tra coloro che più approfittano di tale situazione, accrescendo fortemente la sua preparazione culturale, che partiva, notoriamente, da una base non troppo solida. Nel 1910 riceve l’invito ufficiale di Boccioni ad aderire alla sottoscrizione del Manifesto dei pittori futuristi.

Severini è riconosciuto come una figura centrale del futurismo italiano. Quali furono i tratti distintivi della sua attività all’interno del movimento?
Direi che fra i tratti emblematici del suo lavoro, fondamentale è l’aspetto iconografico: il tema della danza incentra una scelta che lo contraddistingue. Severini intende la figura della donna danzante come metafora di un dinamismo universale, come forma simbolica del movimento. Oltre quattro quinti della sua produzione sono incentrati su questo tema, quasi uno specchio riflettente la sua evoluzione poetica, che lo distingue dagli altri futuristi, consentendogli di mantenere una sua marcata individualità espressiva.
Quali furono i principali interlocutori del maestro nel panorama artistico tra Parigi e l’Italia, di cui egli stesso fu importante trait d’union?
Severini attribuiva molta importanza al ruolo – di cui si sentiva assegnatario – di gestore dei rapporti tra futurismo e cubismo. L’arrivo ufficiale del futurismo italiano a Parigi, nel 1912-13, fu un fatto caratterizzato da una buona dose di coraggio da parte dei giovani pittori, praticamente sconosciuti, che accettavano la sfida con il cubismo. Non si può dimenticare la programmatica polemica sostenuta da Boccioni nei confronti di Braque, Picasso e degli altri riformatori del cubismo. Lo stesso Severini, nelle sue memorie, denuncia l’insofferenza nazionalista dei futuristi verso l’altra forma espressiva. Vicino a personalità come Braque, Utrillo, Picasso e Apollinaire, perfettamente inserite nel tessuto connettivo delle avanguardie parigine, Severini assunse per sé il ruolo di mediatore. Poi, quando, nel 1913, a causa di un aggravamento delle sue condizioni di salute, fu costretto a fermarsi nel mite clima di Roma, dove si trovava per un motivo occasionale, si verificò il radicamento nel futurismo, al quale aderì con entusiasmo, pur conservando le sue autonome premesse iconografiche.
Si è parlato del tema della danza come fonte d’ispirazione per l’artista, che in molti suoi dipinti ha inteso riprodurre il senso di leggerezza e di dinamismo trasmessi da quest’altra forma di espressione creativa. Ma tale tema non fu affrontato solo da Severini…

Molti autori – tra cui Depero, Boccioni, Balla, lo stesso Seurat, Rodin – ne subirono il fascino, negli anni dell’affermazione del jazz, del tango argentino, di balli nuovi. Anche una famosa stella, e musa ispiratrice, come Isadora Duncan, certo contribuì in maniera sostanziale a ribadire la centralità della danza nell’immaginario collettivo.

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