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Dürer incise l’arrivo della sifilide in Europa, malattia nuova portata dalle “stelle”

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di Enza Mangia

Un uomo devastato dalle escrescenze di una malattia che deturpa l’anima e il corpo, avanza con le mani aperte in segno di orribile fratellanza verso chiunque incontri sul suo cammino, i genitali scoperti impudicamente a mostrare la scellerata causa di cotanto sfacelo ed una sfera celeste con le costellazioni zodiacali sospesa sul capo, a monito di quanto possa e debba accadere agli esseri umani che ignorano l’influenza e la capacità degli astri di indirizzarne le alterne fortune. E’ questa una delle opere minori di Albrecht Dürer

L'incisione realizzata da Albrecht Dürer per rappresemtare la congiunzione astrale abnorme del 1484, che sarebbe stata causa dell'iunsorgenza di una nuova malattia. La patologia fu riconosciuta nella sifilide, malattia nuova che dilagò a partire da qualche anno dopo l'inquietante incrocio degli astri

L’incisione realizzata da Albrecht Dürer per rappresemtare la congiunzione astrale abnorme del 1484, che sarebbe stata causa dell’insorgenza di una nuova malattia. La patologia fu riconosciuta nella sifilide, malattia mai diagnosticata prima della fine del Quattrocento,  che dilagò a partire da qualche anno dopo l’inquietante incrocio degli astri



(1471-1528), incisione alla quale, per convenzione, si è posto il titolo Il sifilitico, realizzata dall’artista nel 1496 – anno successivo alla prima diffusione del nuovo morbo – per illustrare un manifesto pubblicato dal dottor Ulsenius, medico, astronomo, astrologo e letterato che aveva per primo ipotizzato l’avvento di una patologia sconosciuta in Europa – la sifilide, appunto – partendo da un calcolo che coinvolgeva astronomia e astrologia, nella congiunzione di Giove e Saturno in Scorpione, avvenuta nell’anno 1484. Ma perché il 1484 e questa congiunzione furono oggetto di tanto clamore ed interesse da parte di studiosi di tutto il mondo? E quali grandi cambiamenti vennero ipotizzati nel corso di questo palingenetico “annus mirabilis”, come da alcuni fu definito, o “annus horribilis”, come poi nella proiezione della realtà si conclamò?

E’ chiaro che l’incontro di un pianeta significante fortuna, come Giove, con un pianeta del Tempo e del Destino, qual è Saturno, creava grandi aspettative di cambiamento, tra cui la nascita (palingenesi) di eventi e mutamenti straordinari, nel bene e nel male.
In realtà, in sé, il 1484 non avrebbe presentato snodi storici di grande rilievo: Colombo non era in procinto di partire per il suo avventuroso viaggio; i Turchi non davano segni di eccessiva aggressività ai confini con l’Occidente; il vento della Riforma ancora non era pronto a spazzare i capisaldi della religione e, soprattutto, la terribile peste “venerea”, detta sifilide, non si era ancora palesata (ma segretamente, in un punto distante, lavorava nell’ombra).
Alcuni astrologi erano comunque convinti che una siffatta congiunzione avrebbe avuto una grande importanza nell’ambito dei mutamenti in campo religioso. Si stabilì che il 25 novembre 1484, data precisa della sovrapposizione astrale, sarebbe stato il giorno dell’avvento di un profeta: “un monaco di vivissima intelligenza, con una tonaca bianca ed il diavolo in piedi sulle spalle, uomo di grande saggezza, ma che spesso dirà menzogne ed avrà la coscienza bruciata”.
Ed ecco, in queste parole – nelle quali riecheggia comunque una visione cattolica della realtà -, la descrizione accurata di Martin Lutero che, a seconda di chi lo malediceva o lo idolatrava, appariva angelo o diavolo, ma di sicuro avrebbe recato una profonda “renovatio” nel mondo religioso e non solo. Lutero era in realtà nato un anno prima (10 novembre 1483), ma nei decenni successivi, quando l’autore del grande strappo si impose come nemico del Papa e della Chiesa romana, non fu difficile mettere in relazione quella proiezione relativa al 1484 con l’avvento del monaco agostiniano.
Ancora il 5 dicembre 1484, Innocenzo VIII avrebbe fornito i fondamenti ideologici e teologici, con la bolla Summis desiderantes affectibus, alla caccia alle streghe, che tante vittime innocenti avrebbe provocato, a causa di un insensato fanatismo.
La posizione dei pianeti lasciava aperti altri spazi interpretativi, inclinando in direzione della profezia che sarebbe stata poi oggetto dell’incisione di Dürer: la previsione che sul mondo si sarebbe abbattuta una tremenda epidemia, evento che la ferale congiunzione degli astri avrebbe trasmesso dalla Francia all’Italia del Nord, e da lì in Germania, dato che Giove (pianeta della proliferazione che regnava sulla Francia), essendo considerato caldo e umido, avrebbe contribuito alla propagazione del male.
Fatto rilevante è che, fino alla scoperta e all’utilizzo terapeutico degli antibiotici – cioè fino al XX secolo -, la sifilide fu localmente trattata con pomate al mercurio, antico rimedio di origine astrologica e alchemica. Infatti, questo nobile ed argenteo elemento era uno dei tanti prodotti usati nell’ambito della melothesia – la medicina astrologica -, disciplina che assegnava alle varie parti del corpo un pianeta ed un segno zodiacale, aiutando a correggere le alterazioni corporee e psichiche in base alla disposizione degli astri nel firmamento.
Lo “specialista” doveva accertare con precisione giorno e ora della degenza, in modo che il paziente potesse giovarsi delle condizioni favorevoli delle stelle per giungere ad una sicura guarigione. E gli stessi interventi terapeutici, nell’ambito dell’individuazione delle sostanze farmaceutiche da utilizzare per affrontare le diverse patologie, tenevano conto di ciò che emergeva dal rapporto tra gli astri e il soma.

L'incisione realizzata da Albrecht Dürer per rappresemtare la congiunzione astrale abnorme del 1484, che sarebbe stata causa dell'iunsorgenza di una nuova malattia. La patologia fu riconosciuta nella sifilide, malattia nuova che dilagò a partire da qualche anno dopo l'inquietante incrocio degli astri

Ma torniamo sulla linea della storia. Il 1484 è l’anno della congiunzione astrale, ma l’evento epidemico si sviluppa successivamente. Di certo si sa che il morbo si manifestò nel 1495, con gravi conseguenze, durante l’assedio di Napoli ad opera di Carlo VIII, che sarebbe morto all’età di ventotto anni, proprio a causa della sifilide. E’interessante notare come i Francesi definirono la nuova patologia “mal napolitain” e gli italiani “mal francese”, anche se in realtà il maggior veicolo d’infezione fu la presenza di circa ottocento prostitute al seguito dell’esercito conquistatore.

La grave patologia venne approfonditamente studiata e successivamente messa in relazione con la scoperta del Nuovo Mondo. Dopo qualche anno, l’insigne medico e filosofo Girolamo Fracastoro (1478-1553), collega e amico di Copernico, ne analizzò eziologia e rimedi, facendo confluire ipotesi mediche e mitologiche nel poemetto Syphilis sive de morbo gallico (ossia sul mal francese). Fu dal nome del protagonista del suo lavoro letterario che, da allora, quella malattia venerea venne denominata sifilide.
Garbatamente, il dotto narrò la vicenda di un pastore, Sifilo, un magnifico giovane che, avendo recato offesa ad Apollo, venne punito dall’adirato nume con una terribile e deturpante malattia che ne oscurò la rara bellezza. Il medico ne diede poi una versione scientifica approfondita, offrendo un vero e proprio trattato di medicina.
Riportiamo lo sguardo su Il sifilitico. Esso ci illustra, attraverso i segni zodiacali sospesi sul capo del malcapitato personaggio düreriano, quali e quanti malefici fossero fatti discendere dalla terribile congiunzione Giove-Saturno in Scorpione: ciò perché il primo, pianeta dell’espansione e della socievolezza, dell’arricchimento morale e materiale, pacioso ed ottimista, mal si colloca nello Scorpione, pianeta degli Inferi e dei nemici occulti (la sifilide ha vari stadi di silente incubazione prima di divenire malattia conclamata), provocando manifestazioni abnormi e proliferazioni maligne e diventando quindi letale, se associato a Saturno (Cronos), signore del tempo e del destino, anch’esso collocato in Scorpione.
Un maligno e inarrestabile sortilegio, quasi a mimare l’effetto domino di un piccolo tassello che, sbadatamente sfiorato, dà luogo ad un incessante propagarsi di rovina e di morte.

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