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Eugenio Carmi, storia e risultati d’asta

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Eugenio Carmi (1920-2016) fin dall’inizio degli anni cinquanta è tra i maggiori esponenti dell’astrattismo italiano. Nei primi due decenni con la pittura informale e dalla fine degli anni sessanta nel rigore delle forme geometriche, che svilupperà progressivamente nel corso dei decenni successivi. 
La maggior parte delle sue opere è su tela, ma importanti nel suo percorso artistico sono le carte, i lavori in ferro, le latte, i multipli e le sculture. Ha realizzato due opere cinetiche con una delle quali, la SPCE, è stato invitato alla XXXIII Biennale di Venezia del 1966. 

Dal 1958 al 1965, è responsabile dell’immagine dell’industria siderurgica Italsider e nel 1963 fonda la Galleria del Deposito. 

Membro dell’Alliance Graphique International, è considerato ancora oggi come uno degli innovatori del linguaggio grafico degli anni cinquanta e sessanta.
Nel corso dei decenni la costante quotidiana della pittura nel suo studio non è mai solo un fatto puramente personale. Sempre in collegamento col mondo e con gli altri – collaboratori o altri artisti e intellettuali internazionali – ha spesso un ruolo trainante e di catalizzazione di talenti.
 E sul mondo Eugenio Carmi non manca mai di intervenire. Prima di tutto con la sua arte, ma anche con la parola, la presenza attiva in convegni e conferenze internazionali e attraverso l’insegnamento. 
Dall’amicizia e collaborazione con Umberto Eco nascono tre favole per bambini – tradotte poi in tutto il mondo – e Stripsody, opera che deve la sua unicità alla profonda sintonia artistica e umana tra lui, Eco e Cathy Berberian.
Nei decenni ha esposto le sue opere in numerosissime personali in Italia e all’estero.
 Suoi lavori fanno parte delle collezioni di musei e istituzioni in Italia, Germania, Gran Bretagna, Polonia, Stati Uniti.

 Dal 1971 visse a Milano.
 Si autodefiniva Fabbricante di immagini.

Formazione, vita, opere


Eugenio Carmi, nasce a Genova il 17 febbraio 1920 e inizia a dipingere a 15 anni, prendendo già le prime lezioni di pittura. Dal 1938 è in Svizzera, prima a Zug dove termina gli studi classici in un collegio italiano e poi a Zurigo, dove rimane fino alla fine del conflitto mondiale e dove si laurea in chimica al Politecnico Federale. 
A Zurigo, città cosmopolita, entra in contatto con fermenti culturali e artistici, e qui inizia ad amare l’opera dei maestri dell’astrattismo del ‘900. 
Insieme a un gruppo di studenti espatriati, fonda il circolo Piero Gobetti. 
Tornato in Italia dopo la fine della Guerra riprende gli studi artistici, a Genova sotto la guida dello scultore Guido Galletti (1946) e a Torino come allievo di Felice Casorati (1947-1948), che aveva ammirato in occasione di una conferenza e serie di lezioni a Genova. Segue la lezione casoratiana fino all’inizio degli anni ’50, quando la sua pittura passa dal figurativo all’informale, affiancando alle tele i collages e le carte.
 Nel 1945 conosce la giovane artista Kiky Vices Vinci, nata a Napoli e cresciuta a Genova. Con Kiky condivide subito passioni letterarie, cinematografiche e soprattutto l’amore per l’arte e la pittura. In giro per Genova disegnano e dipingono la loro città, in parte offesa dalle aggressioni della guerra, trasferendo su piccole tele e carte luoghi e atmosfere, in forma figurativa ma che già preannuncia una futura astrazione.
 Si sposano nel 1950 e nel ’56 si trasferiscono, con la prima figlia Francesca, a Boccadasse, borgo di pescatori nella periferia di Genova, dove nascono Antonia, Stefano e Valentina. Qui apre il suo primo studio di pittura, mentre contemporaneamente lavora come grafico pubblicitario e diventa membro dell’Alliance Graphique Internationale (1954).
 Lungo tutta la sua carriera artistica, la pittura rimane una costante ininterrotta, una necessità cui Carmi non si può e non si vuole sottrarre. Quotidianamente è nel suo studio, dividendo le sue giornate tra la pittura e gli altri impegni professionali cui si dedica, comunque, con entusiasmo trainante.

Dal 1956 al 1965 è responsabile dell’immagine per l’industria siderurgica Cornigliano-Italsider. Carmi porta in fabbrica l’arte contemporanea, coordinando importanti operazioni visive e culturali, ed è responsabile di tutta l’immagine coordinata dell’azienda.
 In quel periodo il ferro e l’acciaio diventano per lui un forte stimolo artistico: nel 1958 Gillo Dorfles organizza la sua prima mostra personale alla Galleria Numero di Firenze con gli smalti su acciaio. 
Dal 1960 realizza opere in ferro e acciaio (tra le quali la serie Appunti sul nostro tempo) saldati e dal 1964 le latte litografate. Sono anni di numerose amicizie artistiche e intellettuali (Victor Vasarely, Umberto Eco, Max Bill, Konrad Wachsmann, Furio Colombo, Ugo Mulas, Kurt Blum, Emanuele Luzzati, Flavio Costantini…) e di importanti collaborazioni artistiche. Nel 1963 fonda la Galleria del Deposito che, con i multipli (1967-1969) intende proporre un’arte seriale accessibile a un pubblico più vasto. 
Nel 1966 illustra tre favole di Umberto Eco per la casa editrice Bompiani, che saranno poi rieditate nel 1988 con nuove illustrazioni ad hoc e con l’aggiunta di una terza favola e tradotte in tutto il mondo.
Nello stesso anno realizza le tavole di Stripsody, progetto musicale sulle sonorità del fumetto ideato e interpretato da Cathy Berberian, rieditato nel 2013 in occasione delle celebrazioni per i trent’anni dalla scomparsa di Cathy Berberian.
 Dalla fine degli anni ’60 e i primi ‘70, ispirato dall’interesse per la tecnologia, si dedica a sperimentazioni di arte cinetica e audiovisiva e realizza anche i segnali immaginari elettrici che, tra l’altro, saranno al centro di un’installazione provocatoria nelle strade della città di Caorle.
 E’ in questa fase che nel 1966 è alla XXXIII edizione della Biennale di Venezia con l’opera elettronica SPCE (struttura policiclica a controllo elettronico), che gli vale anche l’invito da parte di Pierre Restany a partecipare con opere elettroniche alla mostra SuperLund in Svezia.

Mentre negli anni ’50 e ‘60 il suo lavoro artistico è spesso strettamente collegato ad avventure e iniziative nel mondo dell’industria e della cultura, nei decenni successivi Carmi si concentra soprattutto nel lavoro nel suo studio, che nel frattempo ha trasferito a Milano nel 1971.
 Pur con incursioni in altri campi paralleli, come la realizzazione di specchi e vetrate, la pittura, e sporadicamente la scultura cui si era avvicinato nel periodo dell’Italsider, è al centro della sua attività. Ed è proprio all’inizio degli anni ’70 che approfondisce il linguaggio geometrico, già aperto con alcune esperienze precedenti (i cartelli antinfortunistici per l’Italsider, alcuni multipli per il Deposito e i segnali immaginari elettrici), sostituendolo a quello informale dei due decenni appena conclusi.
 Dagli anni ’80 tra le sue tele compare la juta che anticipa il successivo ritorno alla dimensione materica. L’evoluzione della sua arte, con rigore e coerenza, è in continua e graduale evoluzione. Sempre attraverso un astrattismo geometrico, le sue forme si avvicinano sempre più al rapporto con la spiritualità, attraverso, però, una materia più sensuale e naturale.
 “Animale eminentemente urbano” lo definiva Umberto Eco nel volume Carmi, una pittura di paesaggio? e fortemente influenzato dalla realtà industriale. Animale urbano continua a essere nei decenni successivi ma, nelle sue opere più recenti, si compie un ribaltamento. Il fabbricante d’immagini – così si definisce lui stesso – è negli anni recenti in dialogo continuo con la natura, rappresentata dalle sue leggi matematiche.
 Il teorema di Pitagora, la sezione aurea sono le sue chiavi per entrare nella natura e celebrarla. Le forme geometriche sono adesso molto più materiche e si riallacciano così alle sue opere informali degli anni ’50 e ’60, come in un dialogo circolare. E in questo cerchio ideale non è da sottovalutare la formazione matematica dei suoi anni universitari al Politecnico di Zurigo.
 Anche in questi decenni scrivono su di lui critici e intellettuali che condividono con lui visioni estetiche e sociali.
 Nel corso di questi decenni è costante la sua inclinazione all’insegnamento, cui aveva già avuto modo di appassionarsi negli anni ’60 negli Stati Uniti, alla Rhode Island School of Design si Providence.
 Nel 1990 il Comune di Milano gli dedica un’antologica presso il Padiglione Rosso dell’Ansaldo, curata da Luciano Caramel, nel 1992 un’altra antologica al Museo Storico del Palazzo Reale di Budapest e nel 2000 viene invitato ad esporre sue opere attuali alla Camera dei Deputati a Roma.
Nel febbraio 2015 Palazzo Ducale di Genova gli dedica la sua più ampia mostra antologica, con la quale la sua città celebra la sua opera artistica e il suo contributo culturale pluridecennale. Durante la conferenza stampa, alla presenza di Umberto Eco, il sindaco Marco Doria consegna a Eugenio Carmi le chiavi della città di Genova.

Nella sua lunga carriera ha esposto nelle più importanti gallerie europee e americane, in alcuni musei europei e in diversi Istituti italiani di cultura all’estero. 
E’ presente, per la seconda volta alla Biennale di Venezia del 2011.
 Ha ricevuto premi e riconoscimenti internazionali per la pittura e per la grafica, ha tenuto seminari di arte visiva al Rhode Island Institute of Design di Providence negli Stati Uniti e negli anni settanta ha insegnato all’Accademia di Macerata e all’Accademia di Ravenna. Negli anni partecipa attivamente a convegni e conferenze internazionali e, per la sua ammirazione e sintonia con il mondo dell’infanzia, è invitato dagli insegnanti delle scuole elementari a parlare con i bambini. 
Nel 2001 viene nominato Accademico di San Luca.
 Da sue opere originali sono state realizzate acquetine e serigrafie, spesso commissionate da istituzioni pubbliche e private.

 

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