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Birgit Jürgenssen, Nest, 1979 S/W-Fotografie © Estate of Birgit Jürgenssen / Bildrecht, Wien, 2015 / Sammlung Verbund, Wien
Birgit Jürgenssen, Nest, 1979 S/W-Fotografie © Estate of Birgit Jürgenssen / Bildrecht, Wien, 2015 / Sammlung Verbund, Wien

Francesca Woodman & Birgit Jürgenssen. Opere dalla Collezione Verbund


FRANCESCA WOODMAN & BIRGIT JÜRGENSSEN
Opere dalla COLLEZIONE VERBUND
27 giugno – 20 settembre 2015
Merano Arte – Edificio Cassa di Risparmio
Merano (Bz)

Orari: 10.00 – 18.00, lunedì chiuso

Biglietti: intero 6,00
ridotto per over 65/guestcard/gruppi/persone diversamente abili Euro 5,00
gratuito per under 14, stampa, soci Amaci

Info: Merano Arte – Edificio Cassa di Risparmio
Portici 163, 39012 Merano (BZ)

Dal 27 giugno al 20 settembre 2015, Merano Arte presenta un’ampia selezione di opere di due tra le più importanti esponenti femminili dell’arte contemporanea: Francesca Woodman (1958–1981) e Birgit Jürgenssen (1949-2003).
In collaborazione con la prestigiosa COLLEZIONE VERBUND di Vienna e a cura di Gabriele Schor, le due mostre confermano la vocazione di Merano Arte quale centro espositivo attivo nel fronte della valorizzazione della fotografia contemporanea.
Dopo le personali dedicate negli scorsi anni a grandi maestri internazionali quali Man Ray, Boris Mikhailov, Urs Lüthi, Eliott Erwitt, Ugo Mulas e Cindy Sherman, gli spazi di Merano Arte accostano l’opera di due grandi artiste venute a mancare repentinamente, a soli 22 anni nel caso della Woodman, a 54 anni in quello della Jürgenssen. I loro lavori, oltre che a livello estetico e concettuale, dialogano felicemente anche in senso storico, poiché rappresentano due degli esempi più alti dell’arte femminile degli anni Settanta. Entrambe hanno infatti utilizzato il proprio corpo come strumento formale per interrogare e mettere in discussione il proprio essere e la propria identità.
Birgit Jürgenssen ha sempre manifestato un’inclinazione dichiaratamente femminista, mentre le opere della Woodman sono state interpretate in quanto tali da una lettura critica più recente. Mosse da un’urgenza espressiva che le ha spinte a sperimentare mettendosi in gioco e ritraendosi in prima persona, spesso nude, altre volte travestite, le due artiste hanno interrogato i tratti più reconditi della psiche umana, tentando di cogliere non una testimonianza “esterna”, ma di rendere visibile uno stato d’animo complesso e tutto interiore, dalla forza e delicatezza tipicamente femminile.

Francesca Woodman, Self-deceit #1, Rome, Italy, 1978/1979 Schwarz-Weiß-Silbergelatineabzug auf Barytpapier/ Black-and-white gelatin silver print on barite paper © Courtesy George and Betty Woodman, New York / SAMMLUNG

Francesca Woodman, Self-deceit #1, Rome, Italy, 1978/1979 Schwarz-Weiß-Silbergelatineabzug auf Barytpapier/ Black-and-white gelatin silver print on barite paper © Courtesy George and Betty Woodman, New York / SAMMLUNG

Se in passato i soggetti delle fotografie di Francesca Woodman sono stati spesso interpretati quale preludio estetico del suo suicidio, i recenti studi di Gabriele Schor, Elizabeth Bronfen, John Mariz, Abigail Solomon-Godeau e Beate Söntgen, iscrivono la sua opera nella tradizione del tableau vivant.
La rassegna a Merano Arte proporrà una serie di fotografie in versione originale, in bianco e nero, ma anche alcune rare diapositive a colori e un video, che approfondiranno la poesia e l’ambito metaforico che caratterizza il singolare linguaggio espressivo dell’artista americana.
Francesca Woodman ha utilizzato il proprio corpo come strumento e contemporaneamente come oggetto, includendolo in una messa in scena attentamente studiata, dove le leggi della geometria sembrano non valere più. L’inquadratura coglie una scena orchestrata mediante l’utilizzo di oggetti da posa che raccontano suggestioni sospese, accadimenti dai tratti surreali.

Francesca Woodman, Untitled, Boulder, Colorado, 1972–1975/1999 Schwarz-Weiß-Silbergelatineabzug auf Barytpapier/ Black-and-white gelatin silver print on barite paper © Courtesy George and Betty Woodman, New York / SAMMLUNG

Francesca Woodman, Untitled, Boulder, Colorado, 1972–1975/1999 Schwarz-Weiß-Silbergelatineabzug auf Barytpapier/ Black-and-white gelatin silver print on barite paper © Courtesy George and Betty Woodman, New York / SAMMLUNG

Birgit Jürgenssen, una delle più importanti esponenti dell’avanguardia femminista degli anni Settanta, ha lasciato un corpus davvero eterogeneo e complesso. Le circa 3.000 opere realizzate dall’autrice austriaca nel corso della sua vita comprendono stampe, disegni, acquerelli, collage, dipinti, fotografie e sculture, lavori custoditi, come quelle di Francesca Woodman, da alcuni tra i più importanti musei del mondo, tra i quali il MoMa di New York.
Le sue creazioni esplorano un corpo femminile che appare mascherato, frammentato, antropomorfo, riflettono con ironia e spirito surrealista sugli stereotipi sessuali e di genere, sui pregiudizi e malintesi della vita quotidiana.

Birgit Jürgenssen, Netter Raubvogelschuh, 1974/75, Metall, Federn, Hühnerkralle © Estate of Birgit Jürgenssen / Bildrecht, Wien, 2015

Birgit Jürgenssen, Netter Raubvogelschuh, 1974/75, Metall, Federn, Hühnerkralle © Estate of Birgit Jürgenssen / Bildrecht, Wien, 2015

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