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I colori della musica, le cover musicali firmate dai grandi della pittura

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Mark Ryden, cover di Uncle Anesthesia degli Screaming Trees

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Il 12 marzo del 1967 i Velvet Underground pubblicano il loro primo album, il “disco della banana”, prodotto e illustrato dal pigmalione Andy Warhol. Nel giugno dello stesso anno, Peter Blake realizza la copertina di Sgt. Pepper’s lonely hearts club band, ottavo, sovversivo lavoro dei Beatles: dopo l’incontro con il Flower Power (la cultura hippy), i Baronetti stravolgono le convenzioni discografiche britanniche con le loro uniformi da circo in raso rosa, azzurro e giallo. Infine, in autunno, a Roma, le esecuzioni live del Piper vengono riprese in chiave prog-pop-jazz da un insolito gruppo, Le stelle di Mario Schifano: mentore è lo stesso artista, che cura anche la cover del disco con un suo dipinto coevo.


Il 1967 segna la definitiva affermazione del Pop che, con la sua carica eversiva, travalica ogni limite, giungendo a profanare gli spazi sino ad allora padroneggiati dall’avanguardia. I criptici esperimenti di John Cage, autore concettuale e performer degli anni Cinquanta, diventano l’emblema di una cultura anacronistica ed elitaria, travolta da una nuova forma di commistione tra le arti, più immediata e propensa alla prevalenza dell’immagine sul testo.

Un libro di Luca Beatrice, Visioni di suoni (Arcana edizioni, 368 pagine, 26,50 euro), ripercorre le tappe di questa rivoluzione analizzando le più celebri interazioni tra musica e arte: dall’incontro dei Fab Four con Blake sino alle epidermiche esibizioni pittoriche e canore di Pete Doherty.

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