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Il giardino di marmo


cattedrale di lucca

La facciata del duomo di Lucca può essere considerata un gigantesco erbario di pietra, una sterminata enciclopedia dei fiori e delle piante risalente agli albori del tredicesimo secolo. Una storica dell’arte ne ha tentato la decifrazione avvalendosi dell’aiuto di esperti di botanica

Un’enciclopedia dei fiori e delle piante scolpita nel marmo, densa di lemmi che possono essere decifrati con l’ausilio di strumenti concettuali prestati dalla scienza: concepita da Guidetto da Como nei primi anni del XIII secolo, la facciata del lucchese duomo di San Martino è una rigogliosa, sterminata aiuola ove germogliano imperiture foglie d’acanto, felce e quercia, tralci di vite, corolle di gigli, iris, rose, campanule…

Insomma, un labirinto ornamentale a tal punto inestricabile da intimidire il più solerte storico dell’arte, se non fosse per il soccorso che arriva dalla botanica: scritto da Tania Politi, Il giardino di pietra della cattedrale di Lucca (Maria Pacini Fazzi editore, 256 pagine, 16 euro) è una sorta di “dizionario” volto ad illustrare in modo meticoloso ciascuno dei fregi vegetali che rendono l’edificio unico nel suo genere.

E’ infatti indubbio che, con questo progetto, Guidetto da Como abbia raggiunto l’acme del suo genio, dando vita ad una creazione inedita tanto negli elementi strutturali e architettonici quanto nel fitto apparato decorativo.

tipo VI

Il frontespizio del duomo si articola in tre ordini di loggette sovrapposte dominanti il portico: il primo ordine comprende quindici colonne variamente intarsiate; il secondo presenta una conformazione analoga al precedente, da cui tuttavia si discosta per la spiovenza del tetto e le aperture di fondo

– cinque invece di tre -; l’ultimo affianca sette sole colonnine che coincidono in larghezza con la navata centrale.

La disomogeneità dell’insieme è accentuata dall’incompiutezza della sommità, che sembra tradire l’intenzione mai ottemperata di aggiungere un quarto piano di logge, e dal campanile preesistente alla facciata, che ne interrompe l’estensione verso sud.

Il vivace cromatismo è ottenuto dal ricorso al marmo verde di Prato – impiegato al di sopra degli archetti, sulle lesene e intorno alle finestre strombate -, al bardiglio grigio dei livelli inferiori e alla pietra rossastra che prevale nelle colonne del secondo ordine.

Anche se il carattere composito ed esuberante dell’intaglio non rende sempre agevole la lettura della decorazione, ricchissima di elementi fitomorfi, alcuni dei quali difficilmente riconoscibili a causa delle semplificazioni organografiche e delle frequenti geometrizzazioni, la ricerca di Tania Politi ci offre una significativa chiave d’accesso ai segreti del gigantesco erbario lapideo che nei secoli innalza nel cielo di Lucca le sue verticali pagine bianche.

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