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Il giudice Albertano, il terzo libro di Giustacchini rivela i disegni vividi del giurista-filosofo

 

albertano FOGLIO 100 VERSO FACCINA (1)

I disegni di Albertano da Brescia, sino a oggi inediti, verranno “svelati” sulle pagine del nuovo romanzo di Enrico Giustacchini, il terzo della serie con protagonista il magistrato medievale, che sarà nelle librerie in primavera, pubblicato da Liberedizioni.
Il romanzo fa seguito a “Il giudice Albertano e il caso della fanciulla che sembrava in croce” e a “Il giudice Albertano e il caso dell’uomo pugnalato fra le nuvole”, entrambi di grande successo.
Sarà come i precedenti un giallo, ambientato naturalmente all’epoca di Albertano, ossia nel XIII secolo. Stavolta, teatro della vicenda saranno le rive del lago di Garda, dove il giudice-investigatore si troverà ad affrontare un serial killer senza volto, ma di diabolica intelligenza, in una sfida difficile e rischiosa.
Sullo sfondo, farà capolino l’affascinante mondo dei catari, gli eretici che proprio sul Garda, a Desenzano, avevano, al tempo, una delle loro colonie più numerose. E si avvertiranno gli echi di prodigiose scoperte scientifiche, che in quegli stessi anni aprivano folgoranti spiragli di luce nel “buio” Medioevo.
In appendice, il libro di Enrico Giustacchini riproporrà, come si diceva, i disegni autografi di Albertano. Si tratta di opere sorprendenti, che ci mostrano il grande letterato, magistrato e diplomatico sotto una veste inaspettata, quella di un uomo ironico, arguto, attento anche ai risvolti caricaturali della realtà.
I disegni in questione sono stati eseguiti da Albertano sui margini di un codice membranaceo, il Codice B II 6, datato alla fine del IX secolo e contenente le Epistulae ad Lucilium di Seneca, oggi conservato alla Biblioteca Queriniana di Brescia.
L’identificazione della mano del giudice sul codice è da far risalire a uno dei massimi studiosi della tradizione dei testi di Seneca, l’inglese Leighton D. Reynolds; l’attribuzione è poi stata supportata e confermata dagli studi più recenti di Claudia Villa, Simona Gavinelli e Laura Toselli.

 

albertano FOGLIO 5 VERSO FACCINA
Sui margini del codice, Albertano scrisse oltre 1200 postille e tracciò circa trecento disegni. Se molti di essi sono piccolissimi, spesso semplici fregi o abbozzi, ve n’è una sessantina che invece, per dimensioni e completezza, risultano di straordinario interesse. Questi ultimi sono stati tutti riprodotti e compariranno nel libro di Giustacchini, accompagnati da un testo introduttivo di uno degli studiosi citati, ossia Laura Toselli.
I soggetti sono i più vari. Vi si ritrovano visi di diverse fattezze, assai simili alle moderne caricature, a volte orrendi e deformi, altre volte eccezionalmente realistici; ma pure teste bifronti, o con corna e fauci spalancate, la lingua esposta e il naso sproporzionato, omuncoli dal corpo minuto e dal capo enorme. E poi, schizzi di animali, veri o fantastici: draghi, mostri, pesci, uccelli, creature che ricordano le chimere. Splendido un cavallo che sembra uscire dal testo per fuggire oltre la pagina.

albertano FOGLIO 51 RECTOSERPENTE GALLO FACCINA CASTELLO
Talvolta i disegni a margine si riferiscono al contenuto delle lettere di Seneca alle quali fanno da cornice. Dove, ad esempio, l’autore latino parla di un tizio che abbandona la sua casa sul Nilo per trasferirsi altrove, Albertano, nel margine, disegna una villa di stile arabeggiante, contornata da torri in riva a un fiume. Ancora, in un passo dell’epistola in cui Seneca accenna alle navi e ai timoni, il giudice disegna delle imbarcazioni con il timone bene in evidenza sott’acqua; e dove Seneca scrive Ceterum qui interrogatur an cornua habeat non est tam stultus ut frontem suam temptet (Del resto, se si chiede a qualcuno se ha le corna, costui non è tanto stolto da toccarsi la fronte), Albertano disegna la faccia di un uomo con due lunghe corna.
Molto belli pure i ritratti di personaggi del tempo, come un re, un frate e un giullare. Non mancano volti ricavati all’interno dei capilettera, quasi che il nostro giudice si fosse divertito a improvvisarsi miniatore.
Una curiosità, infine: Albertano disegna frequentemente quello che sembra uno dei suoi soggetti preferiti, ossia un serpente con il corpo annodato. Già, proprio come… Jacovitti.

albertano FOGLIO 110 VERSO ANIMALE
La pubblicazione dei disegni avviene per gentile concessione della direzione della Biblioteca Queriniana.

 

LA BIOGRAFIA DI ALBERTANO DA BRESCIA

Albertano da Brescia nasce probabilmente nell’ultimo scorcio del XII secolo e, altrettanto probabilmente, studia giurisprudenza all’Università di Bologna. Ancor giovane, entra da protagonista nella vita politica della sua città, rivelando notevoli doti diplomatiche. Lo vediamo, ad esempio, tra i delegati del Comune di Brescia alle assemblee della Lega lombarda del 1226 e del 1231, nei cui atti compare con l’appellativo di “iudex”.
Nel 1238 è inviato, in qualità di capitano di una guarnigione, a presidiare il castro di Gavardo, minacciato dalle truppe di Federico II. Alla fine di agosto, è costretto ad arrendersi e viene condotto prigioniero a Cremona. Nei mesi passati in cattività, Albertano scrive il suo primo libro, il trattato De amore et dilectione Dei et proximi et aliarum rerum et de forma vitae.
Negli anni a seguire, ecco le altre opere: l’Ars loquendi et tacendi (1245), ripresa alla lettera da Brunetto Latini nel Trésor e che, a giudizio di alcuni studiosi, avrebbe influenzato anche Dante Alighieri; il Liber consolationis et consilii (1246), che riscuoterà un successo straordinario in tutta Europa, con edizioni, adattamenti e traduzioni in varie lingue, fino a diventare uno dei Racconti di Canterbury di Geoffrey Chaucer; nonché cinque sermoni, il primo dei quali composto nel 1243 a Genova, città in cui l’autore si trovava al fianco del podestà Emanuele Maggi.
Di Albertano da Brescia non abbiamo più notizie documentate dopo il 1253. Federico Odorici ricorda che “secondo il Mazzuchelli (Giammaria Mazzuchelli, autore nel XVIII secolo del monumentale Gli scrittori d’Italia: dove però manca, nella pur ampia voce dedicata al nostro giudice, qualsiasi riferimento in proposito, ndr), cessò di vivere Albertano verso il 1270”; “ma senza prova”, chiosa Paolo Guerrini.
L’ipotesi potrebbe tuttavia trovare una conferma indiretta in ciò che asseriva nel 1839 Antonio Schivardi nella sua Biografia dei medici illustri bresciani in relazione all’erudito, medico e scienziato Guglielmo Corvi. Schivardi citava “il giureconsulto e filosofo Albertano, i cui codici e le cui opere, preziosi depositi delle biblioteche, furono tradotti dal latino idioma nel toscano da Bastiano de’ Rossi e stampati a Firenze l’anno 1610”, aggiungendo che “per gli insegnamenti di Albertano giudice di Brescia, il Corvi, compiuti gli studi delle lettere, si adornava della filosofia del maestro, ed in quella crebbe così da uguagliare ne’ suoi teneri anni i migliori che professavano in quelle dottrine”. Poiché Corvi era nato nel 1250, il fatto di essere stato allievo di Albertano dimostrerebbe che intorno al 1270 quest’ultimo era ancora in piena attività.

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