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Kienerk Giorgio
La Giovinezza, 1902
Olio su tela, 129 x 189,7 cm
Pavia, Musei Civici
© Pavia, Musei Civici
Kienerk Giorgio La Giovinezza, 1902 Olio su tela, 129 x 189,7 cm Pavia, Musei Civici © Pavia, Musei Civici

“Il Simbolismo. Arte in Europa dalla Belle Époque alla Grande Guerra” a Milano

Il Simbolismo. Arte in Europa dalla Belle Époque alla Grande Guerra
Palazzo Reale, Milano
3 febbraio – 5 giugno 2016

Orari apertura:
lunedì 14,30 – 19,30
martedì – mercoledì – venerdì – Domenica 9,30 – 19,30 giovedì – sabato 9,30 – 22,30

Biglietti:
Intero 12 €
Ridotto 10 €

Informazioni e prenotazioni:
02 54914


Con oltre 2.000 mq di superficie espositiva e 24 sale site al piano nobile di Palazzo Reale di Milano, Il Simbolismo. Arte in Europa dalla Belle Époque alla Grande Guerra mette per la prima volta a confronto i simbolisti italiani con quelli stranieri grazie a circa un centinaio di dipinti, oltre alla scultura e una eccezionale selezione di grafica, che rappresenta uno dei versanti più interessanti della produzione artistica del Simbolismo, provenienti da importanti istituzioni museali italiane ed europee oltre che da collezioni private.

“La prima grande mostra del 2016 di Palazzo Reale è dedicata a uno dei movimenti artistici che hanno marcato il passaggio dall’Ottocento al Novecento, segnando il superamento della rappresentazione oggettiva della realtà e approdando a una dimensione più intima e soggettiva del reale – ha dichiarato l’assessore alla Cultura Filippo Del Corno –. Un percorso suggestivo e affascinante che accompagnerà il visitatore in mostra, conducendolo lungo un percorso di opere straordinarie realizzate da quegli artisti che, nel corso della loro vita, hanno abbracciato il movimento simbolista”.

Giulio Aristide Sartorio Le Vergini savie e le Vergini stolte, 1890‐1891 Olio su tavola, 188 x 205 cm Roma, Galleria d’Arte Moderna © De Agostini Picture Library / Getty Images – Courtesy Roma Capitale

Giulio Aristide Sartorio
Le Vergini savie e le Vergini stolte, 1890‐1891
Olio su tavola, 188 x 205 cm
Roma, Galleria d’Arte Moderna
© De Agostini Picture Library / Getty
Images – Courtesy Roma Capitale

La mostra, oltre a permettere un approfondito e aggiornato studio del periodo, che vede la pubblicazione  di importanti saggi di approfondimento nel catalogo edito da 24 ORE Cultura, ha reso possibile il restauro, la pulitura e la manutenzione di oltre dieci opere provenienti da Ca’ Pesaro di Venezia, dell’Autoritratto di Arnold Böcklin, della Galleria degli Uffizi di Firenze e delle cornici de L’Eroica di Gaetano Previati, dell’Associazione Nazionale Mutilati e Invalidi di Guerra, e del polittico di Giulio Aristide Sartorio, Le Vergini Savie e Le Vergini Stolte, di proprietà della Galleria Comunale d’Arte Moderna di Roma. Si tratta di un’importante operazione che dimostra come le mostre temporanee, oltre a valorizzare le opere, possano essere anche l’occasione per una partecipazione attiva alla conservazione del patrimonio artistico italiano grazie ai finanziamenti che da esse ne derivano.

Il Simbolismo è, al tempo stesso, un momento di chiusura al progresso e a una società dominata dall’imperio della quantità e di apertura per affermare una modernità che, sulla scia della poesia di Baudelaire, fa della resistenza al moderno il proprio segno di riconoscimento. Emblema della caduta e del fallimento, I fiori del male sono il punto di partenza di un momento culturale che si definisce in primo luogo attraverso la negazione: rifiuto del reale ridotto alla semplice percezione intuitiva, rifiuto dell’accademismo, rifiuto del naturalismo e del verismo. La lunga lista dei rifiuti sembra definire il simbolismo come l’ultima risposta alla triplice frustrazione dell’uomo moderno: frustrazione generata, storicamente, da Copernico (l’uomo non è più al centro dell’universo), da Darwin (l’uomo non è il compimento dell’evoluzione) e da Freud (l’uomo è incapace, per natura, di dominare le proprie pulsioni interiori).

Dal punto di vista figurativo, si avvia un recupero delle immagini di quel ‘paradiso perduto’ identificato  nella pittura dei primitivi italiani e, in generale, dei miti originari. Grande tramite di questa rivoluzione delle immagini è la letteratura, in cui il tema del sogno, del delirio indotto dagli oppiacei, della follia sembra unificare quella cultura europea che verrà rivoluzionata dal volume dell’Interpretazione dei sogni  pubblicata da Sigmund Freud a Vienna nel 1900.

Leo Putz Parsifal, 1900 Olio e tempera su tavola, 155 x 138 cm Collezione Siegfried Unterberger Courtesy Archivio Sigfried Unterberger

Leo Putz
Parsifal, 1900
Olio e tempera su tavola, 155 x 138 cm
Collezione Siegfried Unterberger
Courtesy Archivio Sigfried Unterberger

Ne deriva il recupero della dimensione onirica, del mondo eroico della mitologia, di temi scabrosi come l’amore erotico, la morte e il peccato.

La mostra presenta per la prima volta in Italia alcuni tra i più significativi capolavori del Simbolismo europe: innanzitutto vedremo alcune delle icone dell’idea simbolista del mondo: Carezze (L’Arte) la straordinaria donna/ghepardo di Fernad Khnopff; la testa di Orfeo galleggiante sull’acqua di Jean Delville, entrambi provenienti da dal Musées Royaux des Beaux-Arts de Belgique di Bruxelles; l’enorme, sublime opera di Ferdinand Hodler, intitolata l’Eletto, dall’Osthaus Museum di Hagen e Il silenzio della foresta di Arnold Böcklin, dalla Galleria Nazionale di Poznan. Si tratta di opere mai viste in Italia che già stanno generando  una grande aspettativa fra pubblico e critica.

Una delle sezioni più scenografiche della mostra saranno poi le sale dedicate alla Biennale del 1907: una straordinaria vetrina di confronto tra l’arte italiana più evoluta, cresciuta anche dal confronto con le grandi mostre della Secessione di Berlino e di Vienna. Giulio Aristide Sartorio è presente con l’imponente ciclo pittorico Il poema della vita umana, realizzato per la Biennale del 1907, la stessa dove venne allestita la famosa Sala dell’Arte del Sogno che ha rappresentato la consacrazione ufficiale del Simbolismo in Italia. Il ciclo di Sartorio sarà affiancato in mostra dall’istallazione sonora dell’artista vicentino Alberto Tadiello, il cui intervento sonoro – l’incipit di una composizione musicale ripetuto molte volte in modo sfalsato- crea una nuova esperienza di fruizione artistica.

Gustave Moreau Esiodo e la Musa, 1891 Olio su tavola, 59 x 34,5 cm Parigi, Musée d’Orsay © RMN / Hervé Lewandowski / RMN ‐ Réunion des Musées Nationaux / distr. Alinari

Gustave Moreau
Esiodo e la Musa, 1891
Olio su tavola, 59 x 34,5 cm
Parigi, Musée d’Orsay
© RMN / Hervé Lewandowski / RMN ‐ Réunion des
Musées Nationaux / distr. Alinari

Attraverso 18 sezioni tematiche, il percorso espositivo si svolge poi tra atmosfere e dimensione oniriche: accompagnato dalle poesie di Baudelaire, tratte dalla raccolta ‘I fiori del Male’ il visitatore attraverserà le sale della mostra passando dalle rappresentazioni demoniache di Odillon Redon, alle rappresentazioni dei miti di Gustave Moreau, al vitalismo di Ferdinand Hodler, al colorismo dei Nabis. Le interpretazioni dell’amore di Giovanni Segantini, l’immaginario divisionista di Gaetano Previati e la magia della decorazione di Galileo Chini renderanno conto, tra l’altro, dell’importanza del movimento simbolista in Italia, permettendo così di riscoprire nomi meno conosciuti: Luigi Bonazza, seguace italiano di Klimt, Leo Putz, Giorgio Kienerk e gli scultori Leonardo Bistolfi e Amleto Cataldi. Il percorso espositivo si chiude immergendo lo spettatore nell’atmosfera fantastica delle Mille e una notte, il ciclo decorativo realizzato da Zecchin alla vigilia della Grande Guerra.

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