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La neo-metafisica di Ram, pittore futurista

Ruggero Alfredo Michahelles: Île de Cythère, 1933, Paris, n. 43, olio su tavola, cm 50x40

Ruggero Alfredo Michahelles: Île de Cythère, 1933, Paris, n. 43, olio su tavola, cm 50×40

Nella “vecchia” sede de Le Muse (Le Muse1), in Corso Italia 21, a Cortina, fino al 6 gennaio, i riflettori saranno accesi su un artista decisamente molto interessante: Ruggero Alfredo Michahelles in arte RAM (1898 – 1976), pittore e cartellonista, protagonista del futurismo toscano, poi tra Les italiens a Parigi, quindi nuovamente in Italia. “La realtà metafisica”, sottotitolo della mostra, indica la precisa scelta di opere che la Società Belle Arti ha selezionato per una monografica che per molti costituisce una vera e propria rivelazione. L’esposizione è curata da Giuliano Matteucci e si svolge in contemoranea con“Il linguaggio della realtà” che riunisce “Venti capolavori dell’Ottocento italiano” allestita nella nuova sede de Le Muse (Le Muse2) in Piazza Franceschi 6.
Pittore, scultore, cartellonista, scenografo, illustratore, Ruggero Alfredo Michahelles, conosciuto con lo pseudonimo di RAM, insieme al brillante e più noto fratello maggiore Ernesto, in arte Thayhat, famoso inventore del rivoluzionario abito tuta, rappresenta ancora oggi un caso singolare di artista polimorfo difficilmente etichettabile se non prendendo a prestito la definizione che Alberto Savinio coniò per se stesso, di «centrale creativa».
Proveniente da un’agiata famiglia cosmopolita impiantata a Firenze dalla metà dell’Ottocento, Ram era cresciuto in un ambiente aggiornato e internazionale, esordendo giovanissimo come illustratore, poi premiato nel 1924 come scenografo per l’allestimento di Aida, realizzato insieme a Thayaht.
In realtà il suo apparente eclettismo nasconde la ricerca di una bellezza moderna, spregiudicatamente attinta da tutti gli aspetti della vita, compresi moda e industria (da cui le significative tangenze con il Futurismo), e perseguita stilisticamente attraverso una progressiva decantazione visiva nella struttura dell’immagine e della luce. Questa intenzione si annuncia già in Composizione di nudi, qui presentata, i cui volumi torniti sembrano ispirarsi al raffinato antinaturalismo degli autori del Seicento fiorentino resi noti dalla grande mostra del ’22.

Ruggero Alfredo Michahelles: Due donne e figura di spalle, 1934, n. 62, olio su tavola, cm 40x50

Ruggero Alfredo Michahelles: Due donne e figura di spalle, 1934, n. 62, olio su tavola, cm 40×50

Dal 1930 si compie una vera e propria svolta della ricerca pittorica di RAM, caratterizzata per il decennio a venire, da una particolare e personale esperienza “neometafisica” maturata durante i frequenti soggiorni parigini. L’artista appare molto vicino agli «Italiens de Paris» -soprattutto a Magnelli, Tozzi, Paresce, e de Chirico- .con i quali condivide molti aspetti della ricerca visiva. A Parigi, nella galleria «Le Niveau», terrà nel 1936 una memorabile personale introdotta da uno scritto di de Chirico.
I dipinti oggi presentati in mostra, riferibili in gran parte a quelli esposti o comunque eseguiti nel medesimo giro d’anni, indicano compiutamente il ventaglio delle predilezioni poetico-espressive dell’artista: vi si trova il tema dell’isola senza ombre (L’ile sans ombres) che sembra rovesciare attualizzandolo con riferimenti all’amato razionalismo architettonico, il significato boeckliniano de L’isola dei morti, e costruendo al suo posto un’edenica isola dei vivi. Identica tensione appare nel rapporto figure/architetture/luce de Gli sposi, ambientato sull’arenile abbagliante di Viareggio. In altre opere, come ne Le mannequins senza volto sulla riva del mare, il tono si fa sottilmente intrigante ed enigmatico, fino a raggiungere l’inquietudine in Cataclysme o in Bouquet prehistorique. Dove l’evocazione di rovine di radice romantica si tinge del visionario riferimento al paesaggio dell’epoca terziaria – come in Savinio – ma anche dell’immaginazione di un ipotetico futuro in assenza dell’uomo, ormai destituito dal ruolo di protagonista assoluto.

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