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La pasta-madre diventa performance e fotografia


pasta madre

La performance artistica, che nasce attorno all’azione di un certo numero di protagonisti, si manifesta in un determinato luogo e in un determinato tempo in relazione ad un pubblico. Una volta esaurito l’evento, documentazione fotografica e riprese video assumono un ruolo fondamentale nell’evitare la sua dispersione, favorendone la registrazione e permettendo a chi non vi ha assistito di assaporarne comunque l’atmosfera, attraverso la rilettura di chi se ne fa testimone.

Premendo il tasto REWIND su un ideale telecomando, facciamo un passo indietro all’8 dicembre 2012, quando a Vigevano, nell’ambito della mostra

Venti veggenti φl tra la luce, è andata in scena la performance Pasta Madre, ovvero il rinfresco del lievito naturale del pane, alla quale hanno partecipato non solo gli artisti, ma anche i visitatori, sia adulti che bambini. La pasta madre – mantenuta in vita dagli opportuni rinfreschi – è un impasto di farina e acqua acidificato da lieviti e batteri lattici che, fermentando, lo rendono più digeribile e conservabile rispetto ad altri metodi. Durante il rito della lavorazione, donne, uomini e bambini hanno espresso il loro impegno e il loro divertimento attraverso la gestualità del corpo e in particolare delle mani, che sono diventate il principale veicolo di comunicazione.

Le mani, a volte energiche e a volte delicate, si sono dedicate con rispetto all’impasto, senza mai aggredirlo ma piuttosto accarezzandolo, entrando in sintonia con quello che è uno dei più antichi esempi di nutrimento naturale. Qui è intervenuta l’artista Anna Maria Di Ciommo, fotografando con attenzione ogni momento della performance, ogni gesto, ogni particolare, cogliendo le diverse sfumature a seconda di chi ne fossero gli attori. 

Anna Maria Di Ciommo, nata a Lavello, in provincia di Potenza, consegue il titolo di studio di Visual Designer presso la Scuola Politecnica di Design di Milano, allieva di Bruno Munari, Walter Balmer, Bob Noorda, Salvatore Veca, Hanz Waibl e Gabriele De Vecchi. I suoi lavori esprimono le riflessioni sui temi quali la natura e l’acqua, il tempo e la pace, le donne e gli angeli, la cristalloterapia e le sculture da indossare; anche la parola diventa oggetto di creazione artistica. Utilizza tecniche quali la fotografia, la scultura, la pittura, il design e l’oreficeria, ambito nel quale realizza modelli unici. Si ricorda la presenza alla mostra 4 Elements, dedicata al design italiano, sia a New York in contemporanea all’ICFF (International Contemporary Furniture Fair), sia a Montréal durante il SIDIM (Salon Intérnational de Design de Montréal). Nel campo della ceramica ha partecipato al progetto White: le eccellenze lombarde artigiane in Australia a Brisbane e a Sydney in Australia. È stata docente di ruolo in Educazione Artistica, Disegno e Storia dell’Arte, Comunicazione Visiva e Grafica pubblicitaria. Nell’ambito della grafica, ha svolto collaborazioni nel campo istituzionale, editoriale e pubblicitario (Casa editrice Cino Del Duca, A.C. Milan, Accademia di Belle Arti di Brera, Associazione Marchigiani e Umbri a Milano, Centro di chirurgia estetica “Nuova Bellezza” – Azienda Farmaceutica “Zambon”, “N.G.C.I. Medical Equipment”, “Pianeta Azienda”).



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