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La pittura e l’Unità d’Italia – Come leggere i simboli, tra cronaca e ideologia

I pittori italiani, nel corso dell’Ottocento, produssero anche allegorie in cui il messaggio politico era chiaro nei termini della propaganda e della sintesi popolare di più alti contenuti ideologici. E’ il caso di Giacomo Casa (Conegliano 1835- Roma 1887), con un olio su tela di importanti dimensioni, – cm 168×117 – realizzato con un colorismo che ricorda le opere dei grandi veneti del Cinquecento.

Giacomo Casa (Conegliano 1835- Roma 1887), Allegoria dell'Unità d'Italia, olio su tela, 168x117

Giacomo Casa (Conegliano 1835- Roma 1887), Allegoria dell’Unità d’Italia, olio su tela, 168×117

 

L’opera si presta a un divertente percorso di verifica didattica, consente agli insegnanti di giocare con le ipotesi di lettura fornite dagli studenti e costituisce un buon elemento per l’ars memoriae. Il quadro si apre all’insegna della convergenza regionale, sotto l’egida di Vittorio Emanuele II, che appare al centro della tela, al vertice di un ideale triangolo, i cui lati sono costituiti da due donne che s’inchinano al re con atteggiamenti devoti. Le due giovani, eleganti dame sono la Lombardia e il Veneto, che ha ancora le catene alle braccia, come una prigioniera appena liberata dal carcere. La presenza delle due dame consente di datare l’opera in un anno successivo al 1866, data dell’annessione del Veneto, e forse successivo anche al 1870, anno della Breccia di Porta Pia, poichè un putto calpesta la tiara papale. Il contenimento e la minore evidenza di quel gesto sono suscitate da preoccupazioni politiche; la caduta dello Stato Pontificio non significa allontanamento dalla religione; sicchè quel tassello è meno evidente, quasi nascosto da una natura morta di frutta e di fiori che vuol ricordare la feracità del suolo italico , al tempo stesso mascherare parzialmente il copricapo papale, pur senza nasconderlo del tutto.

Il dipinto è particolarmente significativo sia sotto il profilo dell’eleganza formale che per i semplici ma numerosi elementi simbolici. Nella parte inferiore appaiono il leone di San Marco, con il Vangelo, proprio sotto la Regione veneta che indossa una sontuosa stola, una mantellina di ermellino e il copricapo dogale. A terra, accanto al leone marciano, frutti degli alberi e messi dei campi rappresentano la feracità delle due regioni. Ai piedi della donna che incarna lo spirito della Lombardia – al cui fianco sta un ritratto di Garibaldi – Giacomo Casa rappresentò un putto biondo che regge il tricolore francese, a ricordo dell’apporto straordinario dei cugini transalpini, nell’ambito della seconda guerra d’Indipendenza (1859), che ebbe, come conseguenza, in seguito alla battaglia di San Martino e Solferino, la liberazione della terra lombarda dal giogo austriaco. Di rilievo, sotto il profilo della storia politico-militare, la presenza, a sinistra e a destra del re, di Giuseppe Garibaldi in camicia rossa, che regge il lembo estremo del tricolore italiano e di Camillo Benso di Cavour, l’antipode dell’eroe dei Due mondi. Gli effigiati si offrono a una duplice possibilità di lettura. Sono, infatti, le due anime del Risorgimento, quella di derivazione mazziniana, movimentista e, di fatto – pur nel profondo – sostanzialmente repubblicana, (Garibaldi) e quella monarchica (Cavour). Al tempo stesso la vicinanza di Garibaldi alla Lombardia e di Cavour al Veneto configura i ruoli diversi svolti dai due personaggi rispetto alla liberazione delle due regioni, che erano state unite amministrativamente dagli austriaci nel 1815.

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