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Perché Kandinskij decise di abbandonare l’arte figurativa? Risponde la curatrice del Guggenheim


Perchè Kandinskij decise di abbandonare l’arte figurativa? Quali sono le caratteristiche più peculiari del suo stile, quelle che hanno veramente costituito un punto di svolta nel linguaggio artistico del XX secolo?

Risponde Susan Davidson, curatrice del Museo Solomon R. Guggenheim che in Italia curò la mostra “Kandinskij e l’avventura astratta” 


All’interno del generale movimento di ricerca espressiva che ha accompagnato il febbrile mutamento sociale d’inizio secolo, la pittura non-oggettiva rappresenta il tratto peculiare e distintivo di Kandinskij, destinato a cambiare per sempre il corso della storia dell’arte. Il suo percorso di astrazione pura, a partire dal 1913, fa propria la ricerca di un significato profondamente interiore e spirituale, che interpreta con totale rottura la sfida d’incontro fra tecnologia e visione del mondo, assumendo un progressivo distacco (visibile già in “Paesaggio con macchie rosse n. 2”, 1913) dalla precedente rappresentazione figurativa e quindi dal mondo delle immagini riconoscibili e oggettive. A queste vanno sostituendosi nuove soluzioni, prima fra tutte l’ampio investimento sul colore cui affida l’importante ruolo di relazione con l’osservatore e chiave emotiva verso l’interiorità.

di Giovanna Galli

Abbiamo intervistato Susan Davidson, curatrice del Museo Solomon R. Guggenheim, che in Italia curò la mostra “Kandinskij e l’avventura astratta” .



Vuole ripercorrere quelle che sono state le tappe fondamentali di evoluzione dell’arte di Kandinskij?
Nato a Mosca nel 1866, Kandinskij decide quasi trentenne di intraprendere la carriera artistica e studiare pittura trasferendosi, nel 1895, a Monaco. Qui fonda insieme a Franz Marc il celebre gruppo del Blaue Reiter. Il suo libro “Lo spirituale nell’arte”, pubblicato nel 1911, propugna il linguaggio dell’astrazione come mezzo per conseguire un’esistenza morale superiore. In questo periodo egli mantiene stretti contatti con Marc e Paul Klee, entrambi ampiamente rappresentati in mostra. Nel 1912 il gruppo pubblica l’“Almanacco Blaue Reiter” come manifesto delle diverse fonti e delle loro affinità. Il cavallo è il simbolo della speranza nutrita dal gruppo nella trasformazione dinamica, un motivo comune che appare sia in “Stalle” (1913) di Marc che in “Dipinto con bordo bianco” (1913) di Kandinskij. Molti dei cambiamenti più significativi della vita di Kandinskij vengono accelerati dagli eventi storici. La prima guerra mondiale lo costringe nel 1914 a ritornare in patria, dove la successiva Rivoluzione introduce un nuovo sistema e nuovi ideali per le arti. Kandinskij ricopre importanti cariche nei programmi artistici del nuovo Stato sovietico. Anche se l’interesse razionale e materiale di giovani costruttivisti emergenti come Alexander Rodchenko ed El Lissitzkysembra in contrasto con l’intento di Kandinskij di perseguire un’arte pura, “Segmento blu” (1923), uno degli olii più significativi tra i pochi dipinti da Kandinskij in questo periodo, testimonia un nuovo sviluppo nella sua produzione, nonché l’influsso del Suprematismo e del Costruttivismo russi.

Nel 1922 l’offerta di una nuova cattedra di insegnamento spinge Kandinskij, deluso dagli sviluppi delle istituzioni russe, a trasferirsi al Bauhaus di Weimer…
E qui si rivela presto uno degli insegnanti più innovativi. Tra le opere più importanti del periodo sono esposti “Arco e punta” (1923), dipinto solo pochi mesi dopo il suo arrivo, e “Nel quadrato nero” (1923), che affronta la questione dell’astrazione in luogo della figurazione.
Quando nel 1933 il Bauhaus viene chiuso dai nazisti, Kandinskij si trasferisce a Parigi. Qual è l’accoglienza che gli viene riservata?
La sua opera non viene pienamente compresa né ammirata dal pubblico parigino, nonostante egli si avvicini a due diversi gruppi nel corso dell’ultima fase della carriera. Le forme amorfe e biomorfe del Surrealismo, visibili nella “Costellazione con cinque forme bianche e due nere, variazione III” (1932) di Jean Arp, senza dubbio ispirano le composizioni organiche di Kandinskij dello stesso periodo. Anche Abstraction-Création, gruppo che sostiene l’estetica non figurativa identificabile nelle opere di Theo van Doesburg, Piet Mondrian e Georges Vantongerloo, interessa Kandinskij. Tuttavia, l’insistenza del gruppo sui concetti di purezza dell’arte e separazione dalla natura è in contrasto con la sua filosofia.
Quali sono gli artisti che maggiormente hanno risentito dell’influenza del codice espressivo di Kandinskij? Quali altri maestri sono presenti in mostra, e quale è stato il loro ruolo nel panorama complessivo dell’astrattismo europeo?

Numerosi e importanti sono gli artisti che hanno condiviso e sviluppato la medesima tensione e ricerca sperimentale caratteristica dell’opera di Kandinskij, e per questo protagonisti di un adeguato spazio all’interno della rassegna. Alcuni di questi, come Klee e Marc, meritano un posto di rilievo, sia per l’importanza della testimonianza artistica che per la comune partecipazione, al fianco di Kandinskij, alle esperienze del gruppo di ricerca del Blaue Reiter o alla scuola della Bahaus. Nel comune studio dell’astrazione pura, Kandinskij, Klee e Marc reinterpretano la superficie del dipinto per puntare, in luogo di una semplice descrizione del reale, a fare emergere una visione contemplativa e psicologica. Una linea di ricerca che porterà ad importanti sviluppi, come l’utilizzo dello strutturalismo linguistico di Klee (elevazione del segno a significato) e la trasformazione della comunicazione da estetico-figurativa a intersoggettiva, oppure, nel caso di Marc, la tensione verso una spontaneità e una naturalità originarie, che emergono da fonti di ispirazione di tipo animale e primordiale.

 

 

 

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