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Lorenzi e la luce di Tiepolo

di Anita Loriana Ronchi

“Stile” intervista Ismaele Chignola, curatore con Enrico Maria Guzzo della mostra “Francesco Lorenzi. Un allievo di Tiepolo tra Verona, Vicenza e Casale Monferrato”, aperta a Villa Vecelli Cavriani di Mozzecane (Verona) dal 16 novembre al 19 gennaio 2003.

s_4Quali sono stati i principali criteri espositivi della mostra e quali le modalità adottate per l’allestimento? 
Non è stato facile creare un itinerario espositivo esauriente intorno alla figura del veronese Francesco Lorenzi. Circoscrivendo il campo alle sole opere ad olio, avevamo a disposizione una cinquantina di quadri sicuramente attribuiti: veramente pochi rispetto ai 305 che Lorenzi dichiarò di aver già dipinto nel 1774, tredici anni prima di morire. Oltre tutto, una trentina di questi erano pale d’altare talvolta inamovibili per la dimensione o per il cattivo stato di conservazione, e le interessanti produzioni legate a committenze private erano difficilmente reperibili. L’altra difficoltà che si evidenziava era data dalla multiformità della produzione di Lorenzi: disegnatore, ritrattista, illustratore, pittore, frescante. E ancora, erudito, poeta, compositore, conferenziere: una personalità poliedrica, espressione tipica del mondo accademico veronese, il cui centro propulsore era una figura straordinaria come quella di Scipione Maffei. Si trattava perciò di individuare un criterio che mettesse in risalto l’eterogenea attività, che si condensa in tre ambiti espressivi: il disegno, la pittura ad olio e l’affresco. Tre ambiti che, in accordo con l’altro curatore Enrico Maria Guzzo, abbiamo ritenuto di mantenere separati anche in ragione della loro concatenazione temporale. L’itinerario prende le mosse dal disegno per l’editoria e prosegue con la selezione di grandi opere ad olio. La presenza degli affreschi originali in situ ci ha suggerito di presentare l’intera opera ad affresco nelle sale della villa, su pannelli fotografici che scandiscono la produzione secondo una sequenza cronologica. Si viene così a costruire un ideale itinerario lorenziano che dalla provincia di Verona si dirama verso ovest, a Brescia e Bergamo, poi verso est, a Vicenza, e si conclude infine a Casale Monferrato. Il sottotitolo della mostra vuole esprimere proprio il senso di un itinerario non soltanto geografico: Lorenzi che si allontana sempre più da Venezia e dagli influssi tiepoleschi ed approda all’indipendenza espressiva nel lontano Piemonte.


Quante sono le opere in mostra e a quali tipologie appartengono? 
Come si diceva, la mostra si suddivide in tre sezioni: la più imponente sotto il profilo quantitativo è quella dedicata all’affresco. Gli affreschi originali sono contenuti nel salone d’ingresso, nella Cappella, nello scalone, in due saloni e due sale decorate del piano nobile: un ciclo piuttosto vasto che, purtroppo, manca, tranne pochi lacerti, dell’imponente soffitto centrale. Altri dieci cicli figurativi sono riprodotti fotograficamente e accostati agli affreschi originali: una raccolta di circa 130 immagini, che consentono di apprezzare da vicino la tecnica dell’affresco secondo l’interpretazione di Lorenzi. Per quanto concerne i volumi originali del Settecento, si tratta di oltre una ventina di rari esemplari, parte provenienti dalla collezione di Villa Vecelli Cavriani, parte dalla Biblioteca del Seminario Vescovile e dalla Biblioteca dell’Istituto Don Mazza di Verona. Più articolato il discorso sugli oli. L’ente organizzatore ha finanziato la sistemazione delle opere più lacunose e si è fatta carico del ripristino più complesso, relativo alla pala dell’“Immacolata Concezione” situata nella chiesa di Folzano, alle porte di Brescia. In questo modo ben sette grandi quadri sono restaurati per l’occasione; altri dieci sono in buono stato di conservazione, per un totale di diciassette, di cui quattro inediti. Sotto il profilo scientifico, il percorso di questa sezione focalizza in particolar modo l’attività veronese, area da qui proviene la maggioranza dei quadri. Enrico Maria Guzzo ha provveduto alla schedatura di tutte le opere, esposte in spazi pubblici, presenti nella provincia di Verona. La dislocazione e la documentazione fotografica dei lavori di Lorenzi non in mostra è illustrata nei pannelli informativi all’inizio della sezione. A titolo di raffronto sono stati scelti tre dipinti provenienti da aree limitrofe (Brescia, Trento, Rovigo) che escono dal tema tradizionale della sacra conversazione e costituiscono, pertanto, dei casi alquanto significativi. Sono documentate fotograficamente anche le altre pale d’altare finora conosciute, provenienti dall’area bergamasca e vicentina.
Quali sono le opere ritenute particolarmente significative, e per quali ragioni? 
Tra gli affreschi segnaliamo senz’altro l’“Assunzione” di Villa Vecelli Cavriani, che ha evidenti rimandi in due analoghe composizione tiepolesche di cui si conoscono solo i modelletti tenuti dal maestro in bottega e che l’allievo deve aver studiato. Tra i volumi, alcuni dei quali per la prima volta presentati, spicca la straordinaria edizione del “Paradiso perduto” di Milton, stampato anch’esso in Verona, contenente illustrazioni dei migliori pittori veneti del tempo, tra cui Piazzetta, Cignaroli e Tiepolo. Interessante per il suo valore documentario, inoltre, il volumetto pubblicato da Giuseppe Vecelli, committente della ristrutturazione settecentesca di Villa Vecelli Cavriani, con antiporta di Lorenzi che testimonia un legame antico tra il facoltoso proprietario e l’artista. Citiamo, inoltre, la Pala di San Pietro in Cariano, la prima esposta al pubblico a detta dello stesso autore, che documenta i rapporti con la celebre pala di Tiepolo nella chiesa dei Gesuati, da cui Lorenzi aveva tratto degli schizzi. Di recente si sono aggiunti alla selezione due bei quadri di collezione privata a tema sacro, con un “Banchetto per il figliol prodigo” che rivela le reminiscenze veronesiane di Lorenzi. Merita, per finire, particolare rilievo il caso della chiesa di Folzano, dove per l’unica volta si trovano riuniti il maestro e l’allievo, forse legati ai medesimi ambienti di committenza. Siamo riusciti a portare in mostra, assieme alla pala di Lorenzi dell’”Immacolata Concezione”, l’imponente pala di Tiepolo “San Silvestro papa battezza Costantino”, proposta come termine di confronto.
Arriviamo così al nocciolo della questione. Quale rapporto intercorse fra Lorenzi e Tiepolo? 
La principale fonte per indagare i rapporti di Lorenzi con Tiepolo è l’autobiografia, che riteniamo attendibile solo fino ad un certo punto. Lorenzi trascorre a Venezia gli anni che vanno dal 1745 al 1750: in questo periodo, oltre a frequentare la bottega di Tiepolo, incontra Piazzetta, Rosalba Carriera e Liotard. Più che un apprendistato ha l’aria di essere un soggiorno di studio. Lorenzi ha già ventidue anni ed è ospite dei Conti Baglioni: non si tratta dunque del consueto garzone di bottega destinato a macinare i colori, ma di un giovane pittore che desidera perfezionarsi. Non sappiamo che credito dare ai due episodi riferiti dall’autore in cui prima Tiepolo stesso, poi il figlio Giandomenico, confondono la mano dell’allievo con quella del maestro. Suona alquanto singolare anche l’incontro a Verona del 1761, quando Tiepolo arriva per affrescare il Palazzo Canossa. In quella circostanza il pittore riferisce di essersi cimentato per la prima volta nell’affresco e di averlo appreso alla perfezione nel giro dei tre mesi di permanenza del maestro a Verona. Appare abbastanza chiaro l’intento, da parte di Lorenzi, di porre il repertorio ad affresco sotto la più illustre egida del momento. Secondo il fratello Bartolomeo, Francesco Lorenzi arrivò persino a suggerire per iscritto, probabilmente durante il cantiere Canossa, il programma figurativo per il “Trionfo di Spagna” che Tiepolo doveva allestire in poco tempo. Difficile, a posteriori, comprendere quale reale considerazione il maestro avesse dell’allievo veronese; sappiamo invece che Lorenzi continuò a studiare Tiepolo anche dopo la partenza di questi per la Spagna, visitando le ville vicentine, da cui trasse molti appunti. Evidentemente aveva compreso che il fedele tiepolismo era la chiave per ottenere nuovi incarichi nella decorazione di ville e palazzi.

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