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Lucian Freud, è stato un funerale ad ispirare il suo percorso artistico


FREUD COPERINA

“Per scuoterci, la pittura non deve limitarsi a ricordarci la vita, ma deve acquisire una vita propria, in modo da rispecchiarla”. Così Lucian Freud scrive dopo aver partecipato, negli anni Quaranta, al funerale di un vicino di casa. La frase sembrerebbe rivelare l’influenza – peraltro evidente nell’intero percorso creativo dell’artista – del nonno di questi, Sigmund, e delle rivoluzionarie teorie psicoanalitiche da esso propugnate. Certo, quel funerale risulta determinante per la formazione di Lucian. Il pesante trucco utilizzato per dissimulare i segni della morte dal volto del defunto, quasi “una parodia del ritratto pittorico”, colpisce con forza la sua immaginazione. Freud comincia a distorcere, ad aggredire la figura umana: l’indagine psicologica si sostituisce alla pura descrizione dei personaggi, rappresentati nel loro decadimento fisico: corpi spossati, decrepiti, flaccidi. Una sorta di maschera che nasconde i lineamenti reali ma al contempo palesa quelli interiori, come è ben ravvisabile nell’Autoritratto del 1981, a proposito del quale l’autore confessa: “ Non potrei mai metterlo da parte perché mi sbarazzerei di me stesso”.

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