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Mario Nigro, l’anticipatore


Con un omaggio a Mario Nigro (Pistoia 1917 – Livorno 1992), la Fondazione Solomon R. Guggenheim e la Collezione Peggy Guggenheim rinnovano il loro interesse per i maestri dell’arte italiana del XX secolo. Realizzata in occasione della donazione alla Fondazione di due opere dell’artista da parte di Gianni Nigro, Presidente dell’Archivio Mario Nigro, la mostra intende cogliere gli sviluppi delle principali ricerche stilistiche e concettuali dell’opera dell’autore toscano, con particolare attenzione per il periodo tra la fine degli anni Quaranta, legati al neonato Movimento Arte Concreta, e la metà degli anni Sessanta, segnati da una costante evoluzione verso una costruzione appartenente all’Optical Art.

La lettura offerta dal curatore Luca Massimo Barbero parte dall’individuazione di lavori di fondamentale importanza nella formazione del maestro, cogliendo la dimensione anticipatrice della sua ricerca nell’ambito del panorama dell’astrattismo italiano e internazionale, testimoniato anche dalle numerose presenze alla Biennale di Venezia. Il percorso della mostra, essenziale e al contempo ricco di spunti, permette di cogliere la complessità e novità dell’opera di Nigro, il cui linguaggio manifesta la sua tensione espressiva, legata ad una dimensione esistenziale tragica, risolvendola non nell’immediatezza di una poetica informale e di una pittura d’azione, ma nel segno di una riduzione e di una essenzialità che anticipano le correnti minimaliste degli anni Sessanta. Si parte da due opere storiche appartenenti al ciclo dei pannelli a scacchi degli anni Cinquanta in cui le scansioni ortogonali bianche e nere – la cui griglia ci riporta direttamente alle costruzioni di Piet Mondrian – vengono da Nigro attivate in senso dinamico, con un richiamo diretto alla poetica del Futurismo, attraverso la moltiplicazione dei piani di lettura delle superfici e le scelte di variazione cromatica. Un’ulteriore complessità nella ricerca giunge tra gli anni Cinquanta e gli anni Sessanta, con gli studi sullo spazio e i conseguenti sviluppi nei lavori tridimensionali e su scala ambientale.

Lo spazio totale di Nigro visualizza il compenetrarsi di diversi gradi di realtà e di dimensioni, riferendosi al contempo alla scienza relativistica e alla tragicità del divenire dell’esistenza. Nascono in questo periodo le sue ardite fughe prospettiche: reticoli ottico-percettivi che l’artista movimenta sia in termini strutturali che cromatici, e le costruzioni legate alle tre dimensioni, come l’opera monumentale “Dallo spazio totale 1954”. Si tratta di una serie di dodici rombi continui a progressioni ritmiche simultanee alternate opposte che venne presentata da Nigro nella sala a lui dedicata alla Biennale del 1968. Qui egli realizzò una sequenza percorribile attraverso la combinazione di lavori tridimensionali a parete e a pavimento. L’omaggio è realizzato in collaborazione con l’Archivio Mario Nigro di Milano, impegnato in una costante attività di ricerca finalizzata alla realizzazione del catalogo ragionato dell’opera dell’autore, a cura di Germano Celant. In occasione della mostra è stata pubblicata una monografia bilingue, in italiano e in inglese.

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