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Proiezione di luce su fusti e diramazioni_16x10cm 300dpi.jpg

Progetto generale, modello 3D e restituzione ortofotopiani: Culturanuova s.r.l. - Arezzo

Ortofotopiano della volta: Centro Conservazione e Restauro La Venaria Reale

Fotografie originali della parete: Copyright Comune di Milano – Foto Mauro Ranzani
Proiezione di luce su fusti e diramazioni_16x10cm 300dpi.jpg Progetto generale, modello 3D e restituzione ortofotopiani: Culturanuova s.r.l. - Arezzo Ortofotopiano della volta: Centro Conservazione e Restauro La Venaria Reale Fotografie originali della parete: Copyright Comune di Milano – Foto Mauro Ranzani

Leonardo e la Sala delle Asse – La tecnica rivelata dai restauri

Un paesaggio. Un classico paesaggio di paese, di quelli che si trovano sugli sfondi di tante tele e tavole del Rinascimento toscano o lombardo, e in molte opere di Leonardo da Vinci. Un piccolo paesaggio con poche case, rocce scoscese, una chiesa e un campanile su un cocuzzolo che somiglia a mille altri, e che è simile, molto simile a quello che si trova sullo sfondo di un’altra importante opera di Leonardo, il Cenacolo, proprio inquadrato nella finestra dietro la testa del Cristo. Un disegno che richiama in modo evidente la tecnica del genio toscano, che ritroviamo nel “non finito” di molte sue opere, come l’Adorazione dei Magi degli Uffizi. Una scoperta che preannuncia il ritrovamento di nuove porzioni pittoriche sulle altre pareti della Sala e che cambia fin d’ora la lettura complessiva di questo straordinario spazio. Non più un trompe l’oeil per dare l’illusione di trovarsi sotto una sorta di gigantesco padiglione vegetale, ma una pittura che coinvolge anche tutta l’altezza delle pareti per dare la sensazione di trovarsi all’aperto, in quel giardino che alla fine del Quattrocento, all’epoca di Leonardo, doveva trovarsi all’esterno dell’edificio, protetto dalla struttura difensiva della Ghirlanda.

Indagini diagnostiche sul monocromo2. Copyright Comune di Milano. Foto Luca Tosi

Indagini diagnostiche sul monocromo2. Copyright Comune di Milano. Foto Luca Tosi

Dalla fine dell’Ottocento ad oggi, la vicenda conservativa della Sala delle Asse è stata una storia di progressive e sorprendenti scoperte: dal momento del suo ‘ritrovamento’ nel 1898 sotto diversi strati di scialbo (imbiancatura), alla scoperta del cosiddetto Monocromo durante i restauri degli anni 1954-1955, fino alle nuove tracce pittoriche emerse in questi mesi. Fu infatti Luca Beltrami – architetto, storico dell’arte e conservatore del Castello – il primo a scoprire, sulla scorta di due documenti dell’Archivio di Stato di Milano, che la “camera grande da le asse” nella quale “Magistro Leonardo” lavorava presso il Castello degli Sforza, era proprio quella al pianterreno della Torre nord-est, ribattezzata da allora Sala delle Asse proprio in virtù di quei fogli d’archivio.

Negli ultimi anni dell’Ottocento, Beltrami cercò e trovò sotto parecchi strati di scialbo il grande soffitto dipinto con i tronchi, i rami e le foglie degli alberi di gelso. A quel tempo tuttavia l’unica lettura della Sala delle Asse – complice anche il restauro ‘interpretativo’ del pittore-restauratore Ernesto Rusca – si basava sulla sola decorazione visibile, cioè quella della volta e delle lunette, che si pensavano realizzate “su progetto” di Leonardo. Il ritrovamento del Monocromo durante il restauro effettuato a metà degli anni Cinquanta cambiò fortemente la percezione della Sala delle Asse, spostando il baricentro dell’attenzione su quella grande radice che spaccava la roccia, da subito attribuita unanimemente alla mano di Leonardo da Vinci. Sino ad oggi tuttavia il Monocromo è stato considerato un’opera a sé stante, deliberatamente realizzata con un solo colore, slegata dal contesto della restante decorazione.

I lavori di restauro che hanno condotto alle recenti scoperte, programmati in prima istanza come necessità per preservare il Monocromo dalle infiltrazioni saline che rischiavano di danneggiarlo, hanno portato a risultati straordinari. Innanzitutto il ritrovamento sotto lo scialbo, in diversi punti delle pareti della Sala, di diverse nuove tracce di disegno (tra le quali il paesaggio di cui si accennava prima, posto sulla parete opposta a quella del Monocromo) che permettono di comprendere per la prima volta che il Monocromo non è un’opera a sé stante, come si è sempre pensato sin dagli anni Cinquanta, ma un disegno preparatorio del progetto di decorazione della Sala delle Asse, un abbozzo destinato ad essere ricoperto dal colore in un secondo momento; e che il progetto decorativo originario non si limitava alla porzione occupata attualmente dal Monocromo ma ricopriva l’intera superficie parietale della Sala.


Una scoperta che dà una lettura completamente nuova della Sale delle Asse e del ruolo di Leonardo da Vinci nel progetto, e che apre scenari inaspettati rispetto alla possibilità di scoprire nuove tracce della mano di Leonardo nel corso delle prossime sessioni di restauro, che riprenderanno dopo la chiusura di Expo 2015.

Monocromo durante la pulitura. Copyright Comune di Milano. Foto Luca Tosi

Monocromo durante la pulitura. Copyright Comune di Milano. Foto Luca Tosi

La complessità degli interventi di restauro, infatti, ha trasformato la Sala delle Asse in un grande cantiere, rendendola visibile solo attraverso un passaggio ridotto, ma in occasione di Expo Milano 2015 i lavori di restauro saranno sospesi e la Sala delle Asse verrà resa nuovamente accessibile grazie a un parziale disallestimento dei ponteggi che consentirà la vista del Monocromo a distanza ravvicinata. Non solo, ma per accogliere al meglio i visitatori l’ambiente sarà valorizzato tramite un innovativo sistema multimediale realizzato da Culturanuova anche grazie al contributo di Intesa Sanpaolo, basato su proiezioni, ologrammi e illuminazione puntuale, che racconterà la storia della Sala delle Asse, il ruolo di Leonardo da Vinci e il restauro in corso a tutti coloro che la visiteranno durante il semestre dell’Esposizione Universale.

Per l’inizio di Expo la Sala delle Asse sarà riaperta al pubblico nella sua nuova “veste multimediale”. L’intervento di restauro attualmente in corso in Sale delle Asse, cominciato nell’ottobre 2013, circa un anno e mezzo fa, è eseguito dall’Opificio delle Pietre

Dure di Firenze ed è diretto da Michela Palazzo della Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici della Lombardia, con la consulenza di un comitato scientifico presieduto da Claudio Salsi, Direttore del Settore Soprintendenza Castello, Musei Storici e Musei Archeologici, e composto da eminenti personalità del mondo culturale italiano e internazionale. Il progetto è sostenuto da a2a, main sponsor, e da Arcus.

Sul sito www.saladelleassecastello.it, realizzato dal Politecnico di Milano con il sostegno di a2a, è possibile seguire l’andamento dei lavori di restauro, trovare informazioni e immagini sulla Sala e la sua storia, scaricare testi di approfondimento (una ricca bibliografia e documenti saranno a disposizione dei più esperti), ascoltare i “racconti multimediali”, che introducono il lettore alla complessità dell’opera e che in occasione di Expo verranno perfezionati per una fruizione con smartphone e tablet.

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