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Moroni, il mistero del ricco sarto


Nell’ammaliante, leggendario, celebrativo mondo della corte rinascimentale, la pratica della vestizione rivestiva un ruolo fondamentale, in quanto confluiva verso un complicatissimo disegno iconografico atto a glorificare le imprese del principe e dei cortigiani. Duchi, duchesse e principesse investivano ingenti somme di denaro nell’acquisto di stoffe pregiate, orpelli sfarzosi, sontuosi monili, con l’intento di magnificare la propria immagine ed evidenziare la prestigiosa posizione sociale che occupavano:

Fin qui nulla di nuovo: che la corte sia per eccellenza il luogo dell’apparenza è cosa nota a tutti. Risulta invece alquanto insolito, e sicuramente degno di nota, il fatto che a quel tempo tessuti preziosi ed elaborati avessero un valore commerciale superiore a quello delle opere d’arte, compresi i capolavori commissionati ai grandi della pittura, come Rubens, Tintoretto, Correggio o Tiziano.



Non c’è quindi da stupirsi se quella del sarto – ma più ancora quella dei mercanti di stoffe – fosse all’epoca una professione assai remunerativa, tanto che chi la esercitava poteva commissionare ritratti ad artisti celebri e affermati.

“Ghè dei ritrat, ma in particolar / quel d’un sarto sì belo, e sì ben fatto / che ’l parla più de qual sisa Avocato, / l’ha in man la forte, e vu el vedè a tagiar” (La carta del navegar pittoresco, 1660). In questi pochi versi il Boschini esprime il proprio entusiasmo per Il sarto, opera di Moroni, oggi conservata alla National Gallery di Londra.

Giovan Battista Moroni, Il sarto

Giovan Battista Moroni, Il sarto

In realtà il soggetto effigiato non è un sarto, bensì un venditore di pannine, di identità incerta: pare sia un membro della famiglia Marinoni di Desenzano d’Albino, in origine proprietaria di una bottega di pittori e in seguito trasferitasi a Venezia, dedita al commercio delle lane.

Giovan Battista Moroni è tra i primi artisti a rappresentare nei suoi dipinti i membri di una borghesia agiata e culturalmente aggiornata: finora i ritratti erano appannaggio quasi esclusivo di una ristretta élite aristocratica, ecclesiastica o finanziaria. La sensibilità dell’autore ci permette di entrare in diretto contatto con persone dotate di una schietta umanità, raffigurate con piena dignità e compostezza mentre svolgono le occupazioni di tutti i giorni.



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