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Giovanni Fattori, Riposo in Maremma (Maremma. Siesta), 1870-1873 ca., Olio su tela, cm. 35x72.5, Collezione privata
Giovanni Fattori, Riposo in Maremma (Maremma. Siesta), 1870-1873 ca., Olio su tela, cm. 35x72.5, Collezione privata

Mostra | Fattori al Palazzo Zabarella di Ferrara

FATTORI
Padova, Palazzo Zabarella (via degli Zabarella, 14)
24 ottobre 2015 – 28 marzo 2016

Informazioni
tel. 049.8753100
info@palazzozabarella.it

Orari: dal martedì alla domenica, dalle 9.30 alle 19.00 (la biglietteria chiude alle 18.15)
Chiuso il lunedì e il 25 dicembre
Aperto lunedì 7 dicembre, 28 dicembre, 4 gennaio, 28 marzo

Biglietti

Intero: € 12,00
Ridotto: € 10,00 (Over 65 anni, giovani dai 18 ai 25 anni)
Ridotto: € 6,00 (Ragazzi dai 6 ai 17 anni minorenni)
Biglietto Aperto: € 15,00 (biglietti acquistabili via internet o alla biglietteria, fino a 48 ore prima della data di utilizzo, consente di visitare la mostra senza necessità di definire data e fascia oraria precise).

Ingresso gratuito: Bambini fino ai 5 anni compiuti (non in gruppo scolastico), giornalisti con tesserino, accompagnatore di visitatore diversamente abile.

Giovanni Fattori (Livorno, 1825 – Firenze, 1908) è stato portavoce di una pittura potente, capace di interpretare, lungo tutta la seconda metà del XIX secolo, le trasformazioni della visione moderna.
Promossa dalla Fondazione Bano e dal Comune di Padova, un’antologica, in programma a Palazzo Zabarella, fino al 28 marzo 2016, ripropone al grande pubblico l’immagine di uno dei maggiori protagonisti dell’arte europea.


La mostra, curata dai più accreditati esperti del pittore livornese, Francesca Dini, Giuliano Matteucci e Fernando Mazzocca, presenta oltre cento dipinti, in grado di ricostruire, attraverso un avvincente taglio cronologico e insieme tematico – dallo spavaldo Autoritratto del 1854, dove riusciva già a rivelare la forza rivoluzionaria della sua pittura, agli ultimi capolavori eseguiti agli inizi del Novecento – la straordinaria versatilità di una lunga vicenda creativa che lo ha visto cimentarsi con tematiche e generi diversi.

Giovanni Fattori, Piantoni. Il muro bianco (In vedetta), 1874 ca., Olio su tela, cm. 37x56, Fondazione Progetto Marzotto

Giovanni Fattori, Piantoni. Il muro bianco (In vedetta), 1874 ca., Olio su tela, cm. 37×56, Fondazione Progetto Marzotto

Fattori, infatti passava con estrema facilità dal paesaggio, di cui è stato uno dei più sorprendenti interpreti, al ritratto, raggiungendo risultati altrettanto strabilianti, alle cronache della storia contemporanea, dove è stato testimone di un’epoca, alle scene di vita popolare, dove ha saputo condividere gli stati d’animo e i problemi più drammatici dell’umanità.
Il percorso allestito all’interno di Palazzo Zabarella ricostruisce interamente la sua carriera, dalla rivoluzione dei Macchiaioli, in cui ha avuto un ruolo di primo piano, affidata ai piccoli formati delle leggendarie tavolette, come La rotonda di Palmieri a Livorno della Galleria d’arte moderna di Palazzo Pitti, fino al raggiungimento, nei grandi formati, di una dimensione epica dove si riflettono i mutamenti storici e sociali che hanno trasformato il nostro Paese, alla sperimentazione infine di nuovi territori iconografici e formali che lo ha avvicinato, per i risultati raggiunti, ad altri geni solitari quali Courbet o Cézanne.
Le sue doti, dopo una formazione in ambito accademico, si sono rivelate piuttosto tardi, quando, superati i trent’anni, aveva partecipato alle animate serate del Caffè Michelangelo che è stato a Firenze il vivace palcoscenico della cosiddetta rivoluzione della “macchia”. Ma rispetto agli altri pittori che hanno fatto parte del movimento dei Macchiaioli, Fattori si è subito manifestato per la sua forte e indipendente personalità, capace delle scelte più coraggiose.
Nei drammatici capolavori della maturità, come Il muro bianco (In vedetta) o Lo staffato, espressi con un linguaggio che va oltre la dimensione della denuncia per raggiungere una prospettiva universale, Fattori è stato lucido interprete della delusione di una nazione, uscita dal Risorgimento, che non ha saputo realizzare quegli ideali di giustizia sociale in cui le giovani generazioni avevano creduto. Questa è la sua grandezza, che ne ha fatto subito un classico, paragonato ai maestri del Quattrocento, come il Beato Angelico, Paolo Uccello, ma anche a Goya e al contemporaneo Cézanne.

Giovanni Fattori, La rotonda di Palmieri a Livorno, 1866, Olio su tavola, cm. 12x35, Firenze, Galleria d’arte moderna di Palazzo Pitti

Giovanni Fattori, La rotonda di Palmieri a Livorno, 1866, Olio su tavola, cm. 12×35, Firenze, Galleria d’arte moderna di Palazzo Pitti

Vissuto a partire dal 1846 a Firenze, è però ritornato spesso nella sua Livorno, ma anche a Castiglioncello, il luogo prediletto dai Macchiaioli, di cui ha saputo rappresentarne, come pochi, la limpida luce. La sua ultima meta è stata la Maremma toscana, una terra aspra e selvaggia che, grazie ai capolavori dei suoi ultimi anni, è entrata nel mito, come la Provenza di Cézanne o la Polinesia di Gauguin. Anche in questo periodo ha saputo creare capolavori universali su un tema a lui prediletto, come in Riposo (Il carro rosso) della Pinacoteca di Brera e nel Pio bove dove affiora la suggestione di Carducci.
A contatto con scenari naturali diversi, con differenti situazioni storiche, quando evoca nei suoi quadri a tema militare le vicende del nostro Risorgimento, con gli uomini, di cui sa rendere sia la condizione esistenziale che quella sociale, il suo stile cambia continuamente: dalla splendida pittura a macchie colorate e abbagliate delle tavolette giovanili, alle visioni più drammatiche caratterizzate da una nuova impostazione prospettica e da un disegno sempre più potente dei dipinti della maturità, sino alla deformazione delle ultime opere che sembrano anticipare, nella loro sconcertante modernità, le avanguardie del Novecento.
All’interno del percorso espositivo si dà conto anche alla sua produzione grafica, con una sezione che presenta una decina di fogli incisi ad acquaforte su zinco, in grado di dimostrare quanto Fattori, anche in questo campo, abbia toccato vertici assoluti, sia dal punto di vista tecnico che stilistico, nonostante la sua attività sia iniziata solo negli anni ottanta dell’Ottocento. Come per i dipinti, i soggetti ricorrenti sono i protagonisti della vita reale, siano essi contadini o soldati, attorniati da una natura indagata sempre con grande commozione.
La rassegna segna un’ulteriore tappa nel progetto decennale della Fondazione Bano sulla pittura dell’Ottocento italiano, che in passato ha già rivolto l’attenzione, tra gli altri, su Hayez, Boldini, Signorini, i Macchiaioli, il Simbolismo in Italia, De Nittis, Corcos.

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