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Odilon Redon, quando l’incubo annichilisce il pittore sul cuscino

di Chiara Bertoldi



La vera dimensione dell’arte è il sogno: questa è la conclusione alla quale arrivò nel corso della sua attività pittorica Odilon Redon (Bordeaux, 1840- Parigi 1916), noto pittore, disegnatore e incisore francese. Egli è forse colui che meglio riuscì a riunire in sé l’estetica simbolista, coniugando il visibile e l’invisibile, il sogno e la vita. Come i simbolisti, donò forma alle idee, alle sue emozioni e ai suoi sogni. Il mondo dell’artista diventò così abitato da soggetti strani, creature ed insetti, influenzati in particolar modo dagli scritti di Edgar Allan Poe, Baudelaire e Mallarmé (con quest’ultimo strinse anche una profonda amicizia).

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Risulta curioso ricordare come i diversi episodi della sua biografia ne influenzarono profondamente la produzione, fonte inesorabile di nuovi soggetti e di simboli ricorrenti. E’ questo il caso del motivo della barca che potrebbe essere ricondotto al viaggio compiuto dai genitori di Redon per ritornare dall’America, dove si erano sposati, in Francia, quando già l’artista era stato concepito. Anche la tenuta familiare di Peyrelebade seppe influenzare la sua poetica: quell’ambiente solitario risvegliò in lui strani mondi e sogni fantasmagorici, leitmotiv di un’intera vita. L’aver assecondato la volontà del padre, abbracciando gli studi di architettura, determinò invece, nonostante la bocciatura all’esame, la sua precisione e una spiccata predilezione per le forme geometriche.
Nel corso degli anni per lui più angosciosi, dal 1875 al 1880, polemicamente rinunciò all’uso del colore per dar vita ai suoi ben noti “Neri” ed affrontò con frequenza il tema del “Prigioniero”. Dopo il lieto periodo caratterizzato dalle nozze con Camille Falte, nel 1886 la morte del primogenito lo gettò nel più nero sconforto, lasciandolo in “un malessere malinconico”, superato solo con la nascita del secondo figlio.

Ma svolta decisiva fu la guarigione da una grave malattia che lo colpì nel 1894: tornato in salute scelse di esprimersi attraverso colori luminosi. Il passaggio alla chiarezza del pastello e della pittura ad olio fu però tutt’altro che brusco, bensì graduale. Ciononostante ben note e amate sono anche le sue numerosissime litografie, ispirate in particolar modo ad opere letterarie, come “Les Fleurs du mal” di Baudelaire.

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