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Omar e il Mito dell’acqua

Nove opere sul mito acqueo per viaggiare verso un mondo al di fuori della realtà. In contemporanea con l’importante esposizione Tra Oriente e Occidente. Omar Galliani e il grande disegno italiano in Cina in corso alla Fondazione Querini Stampalia, evento collaterale alla Biennale di Venezia, promosso dalla Regione Emilia-Romagna, Ministero degli Affari Esteri italiano, Ministero cinese, realizzato con il contributo di Ccpl, Montana, Costa Crociere, Reda e con la collaborazione delle due gallerie di riferimento dell’artista per l’Italia e l’estero, la galleria Soave di Alessandria e Spazio Mazzotta di Milano, Omar Galliani ha presentato una serie di creazioni originali e di grandi dimensioni eseguite appositamente per la nuova ammiraglia di Costa Crociere, Costa Serena, disegnata e arredata dall’architetto americano Joseph Farcus sul tema della mitologia classica.
Lungo i piani della scala di prua, Galliani si affida all’acqua per la sua personale rielaborazione di una classicità arcaica ma ancora viva nella memoria. L’imbarcazione diventa quindi metafora di un viaggio nel paradiso dei sensi, legato ad un ricordo di tanti anni fa, quando, ancora studente all’Istituto Toschi di Parma, l’artista fu invitato da un insegnante ad esporre per la prima volta proprio su una nave Costa diretta in Grecia. Da lì iniziò l’affascinante viaggio attraverso la pittura e la stessa consapevolezza del voler intraprendere un percorso che lo avrebbe portato fin qui.
Un’opera mai prevedibile quella di Galliani, che propone con il suo stile inconfondibile una fresca ricognizione sul Mito, quasi a voler suggellare un itinerario ciclico alla ricerca di qualcosa ancora nascosto – come un Ulisse diretto alla sua preziosa Itaca – con figurazioni in cui il meraviglioso dell’acqua si sposa al fascino del blu oltremare (da qui il titolo dei lavori), colore complesso e fortemente evocativo.
Nelle simbologie prescelte, compaiono dunque sirene zoomorfe accanto a vascelli dotati di suggestive polene, sinuose come la leggendaria Nike di Samotracia, a tutela della nave, o ancora semidei affioranti dai flutti, Ofelia che annega nelle acque traditrici, tritoni bruciati dal rosso energetico e vibrante del contorno che acceca e unisce le immagini nell’immensità del pigmento naturale, trascinato e sfumato con le dita quasi fosse un’onda.
Le figure sembrano fluttuare sospese, come il bellissimo Prometeo, angelo e messaggero equoreo, anello di congiunzione tra il cielo e il mare, macchia blu che si dilata come inchiostro in mezzo ad un orizzonte di fuoco. O come Narciso che si sdoppia riflettendosi
– seguendo un tema tanto caro all’artista -, con il volto trasformato dal disperdersi nell’acqua. Un disegno che ha una sua mobilità, pensato alla stregua di pagina di un libro di viaggio misterioso. Una serie creata dalla gestualità rapida delle mani che rendono il colore simbolico puro movimento, dove trovano posto anche citazioni letterarie, come la ripresa del soggetto di un’incisione di Max Klinger, in cui un Nettuno solitario appena riconoscibile si appoggia ad una piccola balena.
Omar Galliani ci invita al suo magico Parnaso liquido conducendoci fin sulla cima della prua con l’ultima grande opera: due volti siamesi che si specchiano nell’acqua, unione simbolica di due mondi paralleli e confinanti, sunto ed epilogo di un fantastico itinerario. (f. baboni)

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