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Renoir sbarca a Torino con opere provenienti dal Musée d’Orsay e dall’Orangerie

Al via, il 23 ottobre 2013,  la  rassegna Renoir, dalle Collezioni del Musée d’Orsay e dell’Orangerie, organizzata dalla GAM  ( Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino) dedicata a Pierre-Auguste Renoir (1841-1919), artista tra i protagonisti, con Manet, Monet, Degas, Pissarro, Sisley, Cézanne, tra gli anni Ottanta dell’Ottocento e il primo ventennio del Novecento, della grande stagione dell’Impressionismo francese.

L'altalena, 1876 Olio su tela; 92 x 73 cm Paris, Musée d’Orsay  (RF 2738) © Bridgeman/ Archivi Alinari

L’altalena, 1876 Olio su tela; 92 x 73 cm Paris, Musée d’Orsay (RF 2738) © Bridgeman/ Archivi Alinari

Un importante accordo siglato tra la GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino – Fondazione Torino Musei, Skira editore e il Musée d’Orsay di Parigi – con Danilo Eccher, Direttore della GAM, Massimo Vitta Zelman, Presidente di Skira, e Guy Cogeval, Presidente del Musée d’Orsay e dell’Orangerie – ha permesso di definire un progetto scientifico di grande valenza, che porta nel capoluogo piemontese una splendida mostra, davvero unica per la qualità delle opere presentate.

Il Musée d’Orsay e il Musée de l’Orangerie, che conservano la collezione più completa al mondo dell’opera di Renoir, hanno accettato di privarsi per quattro mesi di una sessantina di capolavori, per dare vita a una straordinaria rassegna che documenta tutta l’attività di questo grandissimo pittore, testimoniando i momenti più significativi e le svolte che, partendo dagli esordi, hanno portato l’artista a fine carriera a un progressivo allontanamento dall’Impressionismo.

Ragazza con il cappello di paglia, 1908 circa Olio su tela; 45 x 35 cm Paris, Musée d’Orsay  (RF 2017) © Hervé Lewandowski RMN-Réunion des Musées Nationaux/ Distr. Alinari

Ragazza con il cappello di paglia, 1908 circa
Olio su tela; 45 x 35 cm
Paris, Musée d’Orsay (RF 2017)
© Hervé Lewandowski RMN-Réunion des Musées Nationaux/ Distr. Alinari


La curatela della mostra è affidata a Sylvie Patry, Conservatore Capo presso il Musée d’Orsay e grande specialista di Renoir, e a Riccardo Passoni, Vice Direttore della GAM di Torino.

Skira, in stretta collaborazione con la Fondazione Torino Musei, produce la rassegna, curandone gli aspetti organizzativi e promozionali e ne pubblica il catalogo.

La mostra sarà allestita al primo piano della GAM, nella sala dell’Exhibition Area, all’interno del percorso delle collezioni permanenti, recentemente riallestite secondo quattro nuovi percorsi tematici.

Anche dal punto di vista dell’allestimento la mostra avrà dunque il respiro, l’agio e la piacevolezza di una grande rassegna internazionale. Sarà esposta anche un’opera di proprietà della GAM: il Ritratto del figlio Pierre (1885), acquistato su interessamento di Lionello Venturi.

 

Con questa esposizione si vuole percorrere la complessa evoluzione del percorso artistico di Renoir – attivo per oltre un cinquantennio tanto da produrre oltre cinquemila dipinti e un numero elevatissimo di disegni e acquerelli –, evidenziando la grande varietà e qualità della sua tecnica pittorica e i diversi temi affrontati.

Sentiero nell'erba alta, 1876-1877 Olio su tela; 60 x 74 cm Paris, Musée d’Orsay  (RF 2581) © Bridgeman/ Archivi Alinari

Sentiero nell’erba alta, 1876-1877
Olio su tela; 60 x 74 cm
Paris, Musée d’Orsay (RF 2581)
© Bridgeman/ Archivi Alinari

Nell’arco della sua vita, Renoir si misura infatti con la sperimentazione della pittura en plein air, fianco a fianco con l’amico e collega Monet, portando al tempo stesso a compimento opere in atelier. Dedicandosi anche alla ritrattistica su commissione, è attorniato da una stretta cerchia di ammiratori e mecenati. A testimonianza del successo già raggiunto in vita, basti pensare al fatto che per il suo quadro Madame Charpentier con i figli (acquistato dal Metropolitan Museum of Art di New York nel 1907) venne pagato il prezzo più alto raggiunto in quegli anni da un dipinto. È amico personale degli impressionisti – come Monet, Cézanne, Pissarro, Berthe Morisot, Sisley e Caillebotte, con cui discute di pittura e organizza mostre – e incoraggia altri grandi artisti come Matisse, Bonnard, Maurice Denis. Tuttavia, la fama e il riconoscimento da parte dei suoi contemporanei gli arrivano solo all’inizio del Novecento.

Oggi è considerato uno dei maggiori maestri a cavallo tra il XIX e il XX secolo.

RENOIR
dalle Collezioni del Musée d’Orsay e dell’Orangerie
Dal 23 ottobre 2013 al 23 febbraio 2014
Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea
Via Magenta, 31 – 10128 Torino
Informazioni: 011.0881178
(dal lunedì al venerdì dalle 9.00 alle 18.00
sabato dalle 9.00 alle 13.00)

 

Orari
Lunedì chiuso
da Martedì a Domenica 10.00-19.30
Giovedì: 10.00-22.30

Prezzi: intero € 12, ridotto € 9, gruppi € 8, scuole € 5,00, famiglia € 24,00
(2 adulti + 1 ragazzo di età inferiore a 14 anni)

Claude Monet, 1875 Olio su tela; 84 x 60,5 cm Paris, Musée d’Orsay  (RF 3666) © Jean-Gilles Berizzi RMN Réunion des Musées Nationaux/ distr. Alinari

Claude Monet, 1875 Olio su tela; 84 x 60,5 cm Paris, Musée d’Orsay (RF 3666) © Jean-Gilles Berizzi RMN Réunion des Musées Nationaux/ distr. Alinari

 

La mostra torinese si articola in nove sezioni.

L’epoca della bohème. Ritratti reciproci a Parigi negli anni ottanta dell’Ottocento

Dopo l’ammissione all’Ecole des Beaux-Arts nel 1862, Renoir conosce e frequenta Alfred Sisley, Frédéric Bazille e Claude Monet, con cui soprattutto condivide sessioni di pittura en plein air a Fontainebleau o alla Grenouillère nei dintorni di Parigi.

Sono di questo periodo alcuni suoi ritratti di conoscenti e amici: William Sisley (1864), Frédéric Bazille (1867), Claude Monet (1875), esposti in questa sezione con due opere dello stesso Bazille, il suo studio (1870) e un ritratto dello stesso Renoir (1867), e una di Monet, un paesaggio invernale di Honfleur (1867 circa). Qui anche due dei primi nudi di Renoir, tra i temi più cari all’artista, Il ragazzo con il gatto (1868) e Donna seminuda sdraiata: la rosa (1872 circa).

 

“Noi adoriamo le donne di Renoir” (Proust)

Si entra nel cuore della mostra con una galleria di meravigliosi ritratti femminili, dove davvero risulta difficile scegliere tra Madame Darras (1868 circa), La liseuse (1874-1876), Giovane donna con veletta (1870 circa), Madame Charpentier (1876-1877), Donna dallo jabot bianco (1880), Fanciulla seduta (1909), sino al ritratto di Colonna Romano (1913). Renoir sceglie le sue protagoniste da ogni estrazione sociale: borghesi, operaie, ballerine, tutte rivestite da una grazia speciale e da un’impalpabile bellezza che rievocano i modelli femminili dell’arte settecentesca. Si può dire che Renoir inventi la donna dell’Ottocento, tanto da far scrivere a Proust: “Des femmes passent dans la rue, […] ce sont des Renoir”.

 

“il mestiere di paesaggista” (Renoir)

La collezione di opere di paesaggio di Renoir del Musée d’Orsay è probabilmente la più bella al mondo. Questa sezione ne presenta dieci, che ripercorrono un esteso arco cronologico, comprendente il viaggio ad Algeri effettuato dall’artista nel 1881. Relative a questo soggiorno nordafricano troviamo esposte: Campo di banani, Paesaggio algerino, la gola dela donna selvaggia e La moschea, detto anche Festa araba, dove Renoir dipinge palme baciate dal sole, giardini privati e orti dal sapore esotico. Le altre tele rappresentano splendide vedute dove si percepisce la grande attrazione del maestro per l’acqua, il verde e i giardini, fonte continua di ispirazione, per la crescita perenne delle piante e quella che definiva la loro intrinseca “irregolarità”, che considerava sacrosanta rispetto alla natura domata dall’uomo: Chiatte sulla Senna (1869), Il Pero d’Inghilterra (1870 circa), La Senna ad Argenteuil (1873), Sentiero nell’erba alta (1876-1877), La Senna a Champrosay (1876), Ponte ferroviario a Chatou, anche detto I castagni rosa (1881) sino a Paesaggio a Cagnes (1915 circa), dipinto dalla celebre tenuta “Les Collettes” in Costa Azzurra, dove Renoir si rifugiò alla fine della sua vita per trovare un clima mite che lo curasse dalla grave patologia reumatoide che lo affliggeva. “L’ambiente circostante esercita su di lui un’influenza enorme – diceva di Renoir il fratello Edmond – si lascia trascinare dal soggetto e soprattutto dal luogo in cui si trova.” L’artista stesso diceva di apprezzare i dipinti “che mi fanno venir voglia di passeggiarci dentro”.

 

Infanzia

I bambini, spesso i suoi figli o figli di amici, sono molto presenti nell’opera di Renoir. Queste nove opere esposte fanno a gara con i ritratti femminili nel regalarci istantanee di volti infantili carichi di poesia: dal bellissimo pastello su carta Ritratto di ragazza bruna, seduta con le mani incrociate (1879), al dipinto Fernand Halphen bambino (1880) in un serioso ritratto abbigliato da marinaretto, dalla deliziosa Julie Manet, detto anche Bamnina con gatto (1887) a una tenera Maternità, detto anche Il bambino al seno (Madame Renoir e suo figlio Pierre) (1885), dal Ritratto del figlio Pierre (1885), come si diceva dalla collezione della GAM, a un altro delicato pastello Ritratto di bambina con charlotte, detto anche Busto di bambina con cappello (1900 circa), al celeberrimo Il clown (Ritratto di Coco) (1909), di cui lo stesso Claude, il figlio effigiato, ricorderà la tormentata genesi, dalla romantica Ragazza con il cappello di paglia (1908 circa) alla incantevole Geneviève Bernheim de Villers (1910).

 

La “fortunata ricerca della dimensione moderna” (Zola)

Qui troviamo cinque opere dedicate a uno spaccato della società moderna e ai nuovi divertimenti dei parigini, dai balli alle escursioni in campagna: inarrivabile è L’altalena (1876), dove le magnifiche figure della donna, del giardiniere e della bambina accanto all’altalena si stagliano in un giardino dai colori vivissimi. I tocchi di colore stesi per piccole macchie

rendono l’effetto della luce solare filtrata attraverso le foglie, creando un’atmosfera di vibrazione cromatica e luminosa, che ne fa una delle massime espressioni della pittura impressionistica en plein air. Da questo capolavoro, il grande scrittore Emile Zola – che incontrava Renoir nel salotto di Madame Charpentier, moglie del suo editore – trasse ispirazione per un brano del romanzo Una pagina d’amore, ambientato in un giardino primaverile. Altro incantevole ritratto femminile esposto è Alphonsine Fournaise (1879), mentre i celebri Danza in campagna e Danza in città (1883) ritraggono mirabilmente due coppie in momenti spensierati del loro tempo libero.

 

A proposito delle Ragazze al piano

Il celeberrimo capolavoro Ragazze al piano (1892) è stato il primo dipinto di Renoir a entrare nelle collezioni di un museo francese. Accanto ad esso è esposta un’altra splendida tela: Yvonne e Christine Lerolle al piano (1897-1898 circa) e un soggetto legato alla musica: il famoso ritratto di Richard Wagner, ritratto a Palermo nel corso di un memorabile incontro tra Renoir e il compositore tedesco (1882).

 

“Bello come un dipinto di fiori” (Renoir)

Piccola sezione di opere straordinarie: i bouquet di Renoir sono magistrali nella tecnica e nei colori, è uno dei temi dove l’artista sperimenta maggiormente. “Quando dipingo fiori – dichiarava – sperimento audacemente tonalità e valori senza preoccuparmi di rovinare l’intera tela; non oserei fare lo stesso con una figura.” La varietà di sfumature nei colori è davvero impressionante: Renoir gioca con la tavolozza, con pennellate morbide e delicate, evocando i profumi dei fiori che a loro volta rimandano a sensazioni e ricordi.

 

“Il nudo, una delle forme indispensabili dell’arte” (Renoir)

È una sezione capitale della mostra, con opere fondamentali nella carriera di Renoir, che aveva sempre manifestato un profondo interesse per l’arte italiana rinascimentale, ammirando le opere di Raffaello, Tiziano, e il barocco nordico di Rubens, da cui assimila le forme morbide e languide e un cromatismo pieno, che fanno parte della sua cifra stilistica riguardo al modo di trattare la figura femminile.

“Guardo un nudo e ci vedo miriadi di piccole tinte. Ho bisogno di scoprire quelle che faranno vivere e vibrare la carne sulla tela” – affermava il pittore.

In mostra, cinque tele spettacolari, tutte dipinte nell’ultimo periodo della sua vita, tra il 1906 e il 1917: Donna nuda distesa (Gabrielle) (1906), Grande nudo, detto anche Nudo sui cuscini (1907), La toilette: donna che si pettina) (1907-1908), Nudo di donna visto di schiena, anche detto Riposo dopo il bagno (1909), Odalisca che dorme, anche detto Odalisca con babbucce (1915-1917). E una imponente scultura in bronzo, l’unica opera plastica in mostra, L’acqua, anche detto Grande lavandaia accovacciata  (1916-1917).

 

Il testamento delle Bagnanti

All’ultimo fondamentale capolavoro di Renoir, Bagnanti (1918-1919), è dedicata la “chiusura” della mostra. Il quadro è emblematico delle ricerche effettuate dall’artista alla fine della sua vita. Qui vi celebra una natura senza tempo, da cui ogni riferimento al contemporaneo è bandito. Le bagnanti sono da considerarsi il testamento pittorico di Renoir. È in questo spirito che i suoi tre figli hanno donato il quadro allo Stato francese nel 1923. Le due modelle sdraiate in primo piano e le tre bagnanti sullo sfondo della composizione hanno posato nel grande giardino di ulivi a “Les Collettes”, la tenuta del pittore a Cagnes-sur-Mer nel Sud della Francia. Il paesaggio mediterraneo riporta alla tradizione classica italiana e greca, quando “la Terra era il paradiso degli dei”. “Ecco quello che voglio dipingere”, diceva Renoir. Questa visione idilliaca è sottolineata dalla sensualità delle modelle, dalla ricchezza dei colori e dalla pienezza delle forme. Queste figure devono anch’esse molto ai nudi di Tiziano e Rubens, tanto ammirati da Renoir. Fanno trasparire un piacere di dipingere che la malattia e le sofferenze del pittore alla fine della sua vita non hanno sconfitto.

In mostra sono esposti anche gli strumenti di lavoro dell’artista: tavolozza, scatola di colori, pennelli, inseparabili attrezzi del grande maestro. Sino all’ultimo aveva lavorato alle sue Bagnanti, facendosi legare i pennelli alle dita ormai deformate dall’artrite reumatoide. Renoir muore il 3 dicembre 1919, ucciso da un’infezione polmonare; la sera prima di morire pronuncia queste parole: “Forse adesso incomincio a capire qualcosa”. Dopo neppure due mesi muore anche Modigliani, che Renoir riceveva spesso nel suo studio. Il mondo dell’arte perde così due straordinari interpreti.

Accompagna la mostra una pubblicazione edita da Skira che presenta, oltre alle riproduzioni delle opere in mostra, diversi contributi critici. In particolare, Sylvie Patry approfondisce il lungo e complesso percorso stilistico di Renoir. Il contributo di Riccardo Passoni è invece dedicato alla presenza di Renoir alla Biennale di Venezia del 1910 – dove vennero esposte trentasette sue opere – e all’influenza che tale partecipazione ebbe su alcuni grandi artisti italiani come Boccioni, Carrà, Soffici, Morandi e De Chirico, che intorno al 1930 si lega stilisticamente alla poetica del grande maestro francese e di cui troviamo esposta Bagnante al sole (Arianna abbandonata) (1931 circa) in un confronto serrato con l’opera di Renoir. Un altro testo, a cura di Augustin De Butler, è destinato invece a ripercorrere l’interesse dell’artista per l’arte italiana durante il suo viaggio nel nostro Paese.

 Rappresentare la bellezza, sorprendere con luce e colore, ritrarre la vita della propria epoca con un delicato realismo, sono elementi chiave della filosofia pittorica di Renoir, che ne fanno ancora oggi uno dei pittori più amati dal pubblico.

La mostra di Torino vuole essere un omaggio alla sua arte e un’occasione irripetibile per ripercorrerne la vicenda artistica e umana, e permette di ammirare opere straordinarie, la maggior parte delle quali mai esposte in Italia.

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