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Romanino – Il realismo. Resurrezione di Lazzaro. Un uomo si tura il naso


di Federico Bernardelli Curuz

La ricerca della riproduzione di una realtà virtuale che divenga completa e coinvolgente sotto il profilo emotivo – nello avvicinamento alla materia e in una dimensione polisensoriale – affascina ora così come un tempo. Un’invenzione giapponese – in questi mesi ancora in fase di collaudo – dovrebbe permettere ai telespettatori di sentirsi avvolti da odori e profumi – rilasciati automaticamente dal televisore stesso – che riproducono lezzi e fragranze di ciò che, a livello d’immagine, passa nei film e che evidentemente, prima di tale artifizio, si poteva solo immaginare.

Attorno al 1545, con la Resurrezione di Lazzaro, Romanino – pittore che non s’allontanò mai dalla crudezza della materia – riuscì comunque ad evocare violentemente sulla tela l’odore intenso della morte.
Nell’opera, tra la folla, si scorge un uomo in abito nero che, con le dita, esercita una forte pressione sul naso, riparandosi così dal fetore proveniente dalla tomba.
Il dipinto raffigura il celebre episodio evangelico: Lazzaro di Betania, fratello di Maria – la donna che aveva cosparso di olio profumato il Signore e gli aveva poi asciugato i piedi con i propri capelli -, era morto ed era stato deposto in un sepolcro. Gesù, legato affettivamente a Lazzaro e alla sua famiglia, giunse in Betania quattro giorni dopo il decesso dell’uomo e decise di riportarlo in vita.

Nel suo quadro, l’artista lombardo si attenne al dato olfattivo, a differenza di numerosi altri pittori che nella rappresentazione del miracolo di Cristo evitarono di confrontarsi con questo aspetto estremamente sgradevole della realtà. Il passaggio del Vangelo che confluisce in Romanino è il seguente. “Gesù ordinò: ‘Togliete la pietra!’ – scrive Giovanni (11-39) – Gli rispose Marta, la sorella del morto: ‘Signore, già manda cattivo odore, poiché è di quattro giorni’”. Il dipinto mostra un Lazzaro che, liberatosi dalle bende, riceve in beata ammirazione e con infinita riconoscenza la benedizione del Signore.

Girolamo Romanino, Resurrezione di Lazzaro

Girolamo Romanino, Resurrezione di Lazzaro

La scena dell’opera passa attraverso tre figure “protagoniste” che tagliano trasversalmente il piano compositivo. Il primo personaggio che balza all’occhio, guardando la parte sinistra della tela, è proprio il nauseato osservatore – che indossa un abito scuro, in contrasto con le tinte più neutre delle tuniche degli altri componenti della folla – il quale, con un gesto molto distante dall’austerità e dal contegno che pervadono di solito le rappresentazioni sacre, porta la mano al naso.
L’evocazione dell’odore non costituisce soltanto un’intensa aderenza al racconto evangelico, ma sottolinea, attraverso la terribile enfatizzazione del piano olfattivo, la difficoltà del miracolo, compiuto su un cadavere ormai in stato di decomposizione.

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