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Salvator Spagnolo, Trittico di figure Q, 2012, composizione fotografica su poliplat, su plexiglass e legno, 60x100x0,15 cm
Salvator Spagnolo, Trittico di figure Q, 2012, composizione fotografica su poliplat, su plexiglass e legno, 60x100x0,15 cm

Salvator Spagnolo, le creazioni di un coreo-foto-grafo

Stile Arte intervista Salvator Spagnolo, secondo premio, sezione fotografia, categoria over 25 del Premio Nocivelli

 

Iniziamo con una breve scheda anagrafica. Sotto il profilo della produzione artistica può immediatamente specificare il suo orientamento stilistico ed espressivo?

Mi sono formato ed ho lavorato per molti anni come danzatore, coreografo ed attore fisico e questa mi sembra una premessa fondamentale per capire un po’ meglio chi sono: il lavoro corporeo, come esperienza formativa,mi ha posto per molto tempo nella condizione di osservare e percepire il passaggio di informazioni, immagini, emozioni attraverso il mio stesso corpo, la mia stessa immagine, il mio stesso sentire e i miei stessi sensi. Prodotto e produttore sono la stessa cosa, e questo ti pone in una posizione di potere, o di impotenza, molto particolare.
Ciò detto mi piace e mi è sempre piaciuto staccarmi da terra cercando linee sottili su cui procedere in equilibrio tra terra e cielo, realtà e sogno. Osare, quindi sperimentare mettendomi in gioco in prima persona lavorando e sporcandomi le mani, entrando nelle cose e facendo questo percorrere un percorso di pulizia personale .
Compio i miei lavori solitamente mettendo le mani su una serie di materie, di tipi di tecniche e di procedure diverse che mi piace imparare, sperimentare, usare ed osare perché la materie, passando attraverso di me, possano, nell’atto, non essere più loro stesse ma divenire altro , come altro divento io , altro dalla identità confortante in cui mi riconosco. Un opera deve muovere qualcosa dentro , e lo fa inevitabilmente se essa è parte del tuo percorso evolutivo personale e forse anche di quello della terra che abitiamo.

Nell’ambito dell’arte, della filosofia, della politica, del cinema o della
letteratura chi e quali opere hanno successivamente inciso, in modo più intenso, sulla sua produzione? Perché?

Da questo punto di vista devo dire ed ammettere di essere abbastanza ignorante, per questioni di tempo, perché vivo una vita abbastanza normale in cui lavoro, mi occupo degli altri, in primis mia figlia, ora adolescente, che amo e alla quale mi dedico assiduamente, e quindi non posso fare citazioni colte interessanti, ma sono sempre pronto ad imparare, lo sono anche per scelta, volontariamente mi dissocio dai circoli , dai bar , dalle chiacchiere, mi dissocio dagli intellettualismi e da tutti gli “ismi”. Ho scelto di vedere pochissima televisione e giornali. Preferisco essere e sapere di essere ignorante poiché credo che la convinzione di sapere sia una grossa illusione. Mi piace il sentimento di religiosità piuttosto che la religione e sono nel flusso, siamo tutti nel flusso volenti o nolenti, che ne siamo consapevoli oppure no. Con queste premesse io ci sono, sono nelle cose, osservo , parlo con la gente ed ascolto il mio dialogo interiore.Mi piace stare in silenzio alcune volte, sono alla ricerca di cose vere , di purezza;  ma quello che vediamo fuori credo sia il riflesso di ciò che vediamo dentro di noi, perciò non guardo molto fuori. E’ importante avere dei maestri, scegliere dei maestri per un momento o per una parte del proprio cammino, ma i maestri che diventano le nostre guide siamo in realtà noi stessi , solo che se ci attacchiamo alla persona o al lato puramente intellettuale ci stiamo vedendo o mettendo in gioco solo in parte. Molto spesso la storia degli esseri umani è mossa meccanismi umani molto semplici e direi “bassi”. Molto spesso i grandi maestri, sotto il profilo umano, sono un fallimento. Lo star sistema dell’arte , del cinema e di qualsiasi altra cosa sono solo il pretesto per qualcuno per arricchirsi o mantenere ricchezza. C’è troppo ego.E’ semplicistico cercare in ciò che è evidente: questo per me è irreale.
Reale è il rischio, mettersi a nudo, mettersi in gioco, perdersi, scommettere, giocare, cadere e forse per un attimo … chi è riuscito a fare tutto questo senza creare qualcosa di bello?

Può analizzare nei temi e nei contenuti l’opera da lei realizzata e presentata al Premio Nocivelli, illustrando le modalità operative che hanno portato alla realizzazione?

In questa composizione tridimensionale ho voluto triplicare l’immagine del corpo su piani differenti sul quale avevo lavorato e che avevo realizzato precedentemente con una istallazione alta circa 2,5 metri dal titolo “Figure Q”. Alla leggerezza della seconda, che era fluttuante, in questo caso, lavorando su un supporto rigido e con altri materiali, ho scelto di usare il bianco come base assoluta ed aperta da cui emergessero questi tasselli che richiamassero dei monoliti materici puri, creando un senso di movimento originante da un punto
di fuga posto sul fondo. Ho usato la trasparenza del plexiglass come supporto alle tre figure, ognuna delle quali si compone dall’allineamento di alcuni di questi tasselli in movimento ed ognuna delle quali, posta ad una profondità lievemente digradante, riproduce un senso di movimento (la velocità è facoltativa e personale) .La materia ho cercato di usarla come energia , luce e la luce, con i giochi di ombre che si disegnano attorno ad ogni elemento della composizione, gioca il suo ruolo più che cercare di dare forma compiuta alla visione interiore. Ho desiderato e cercato di fare in modo che essa trovasse una forma attraverso la quale trasferirsi.
Se dovessi sintetizzare in una battuta il senso, direi: “ ciò che siamo è essenza in movimento; per il resto, dipende dal punto di vista da cui si guarda”

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