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Sebastiano Del Piombo nel ritratto del diplomatico celebra la propria abilità di destreggiarsi fra arte e pubblici doveri


Di piombo era il sigillo pontificale sugli atti emanati dalla curia che Sebastiano, facendo parte del clero minore, fu incaricato di apporre dopo il 1531. A questo aspetto, che mal si sposa con la creatività propria di un artista, si vincolano gli altrettanto numerosi dubbi inerenti la sua vita e le sue opere.

Ad avvalorare il fatto che fosse un grande pittore – sebbene mai riconosciuto appieno quale genio del Rinascimento al pari di Raffaello, Michelangelo o Tiziano – stanno numerose opere che ne dimostrano il talento eclettico e capacissimo di generare mistero. Una di queste è il ritratto del diplomatico Ferry Carondelet, in cui l’abilità del Luciani si lega al suo saper generare dramma attraverso l’azione, la storia personale, i simboli e i dettagli.

NOSCE OPORTUNITATEM è la scritta, inserita nella trabeazione, che suggerisce la sagacia nel discernere il giusto momento, destreggiandosi tra la cancelleria imperiale e la curia pontificia. Ma pure -autobiograficamente – tra l’essere artista e piombatore al tempo stesso. Indagando gli scandagli della psiche individuale, fantasie e dati reali, Sebastiano approda a verità anche morali.

Sebastiano del Piombo,  Ritratto di Ferry Carondelet, 1511

Sebastiano del Piombo,
Ritratto di Ferry Carondelet, 1511

 

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