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Dal set del film Lullaby to my Father [foto: Dan Bronfeld]
Dal set del film Lullaby to my Father [foto: Dan Bronfeld]

Strade | Ways. A Milano la mostra dedicata al regista Amos Gitai


AMOS GITAI
Strade | Ways
fino al 1 febbraio 2015
Palazzo Reale – MIlano

Orari
Lunedì 14:30 – 19.30
Mar, mer, ven e dom 9.30 – 19.30
giov, sab 9.30 – 22.30

BIGLIETTERIA
INTERO: € 6,00
RIDOTTO: € 4,00
RIDOTTO SPECIALE: € 3,00

Fino al 1 febbraio 2015, Palazzo Reale ospiterà “Strade | Ways”, la mostra-installazione inedita del grande regista israeliano Amos Gitai, creata appositamente per la Sala delle Cariatidi. L’iniziativa, promossa dal Comune di Milano-Cultura e prodotta da Palazzo Reale, GAmm Giunti e Centro Studi Moshe Tabibnia, raccoglie sue fotografie in grande formato, sequenze di suoi film, dispositivi sonori e visivi e indica i legami che uniscono culture, storie e persone nelle terre del medio e del lontano Oriente.

Sequenze di film, fotografie, documenti, tappeti antichi e dispositivi visivi e sonori compongono l’opera che trae ispirazione da tre differenti percorsi. Il primo,  il film Lullaby to my father, dedicato alla vita di suo padre, l’architetto del Bauhaus Munio Weinraub che, costretto a fuggire dai nazisti, si trasferirà in Palestina e svolgerà un ruolo decisivo nella nascita dell’architettura israeliana; il secondo,  la conversazione tra Gitai e il grande fotografo milanese Gabriele Basilico, sulla fotografia, l’architettura, gli scenari del film Free Zone dedicato ad un luogo/non luogo che raggiunsero insieme; il terzo, che occupa l’intera sala delle Cariatidi, ricostruisce il processo che porta alla nascita di Carpet, il nuovo film del regista, le cui riprese non sono ancora iniziate.

Il percorso espositivo prende avvio dal film Lullaby to my father che Gitai dedicò a suo padre, il famoso architetto, Munio Gitai Weinraub. Giunto a 18 anni al Bauhaus di Dessau, la straordinaria scuola diretta da Gropius, partecipa alla vita di quel luogo di studio e ricerca, dove incontra e lavora anche con Kandinsky e Mies van der Rohe, come testimoniano le corrispondenze venute alla luce durante la lavorazione del film. Nel giugno del 1933, dopo avere partecipato alla breve stagione del Bauhaus a Berlino, Munio viene condannato come Òtraditore del popolo tedesco e costretto a emigrare in Svizzera per poi trasferirsi ad Haifa dove condusse la sua attività professionale, senza mai dimenticare gli insegnamenti e il rigore della scuola che lo aveva formato. Gabriele Basilico fissa in fotografia le molte costruzioni realizzate in Israele e al suo ricordo di uomo e di architetto si rivolge la poesia del figlio che dà il titolo al film.

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